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Per avviare la ricostruzione l’amministrazione cittadina fu costretta a realizzare i
suoi crediti: incominciò vendendo i luoghi di Monte che le regie finanze le aveva-
no dato in cambio degli anticipi per acquisti di viveri per le truppe. Con il rica-
vato potè saldare i debiti con i fornitori e provvedere alle urgenze. Nel mese di
ottobre chiese all’amministrazione statale di restituirle quanto anticipato per
acquisti di legna, fieno e altre derrate nei mesi dell’assedio
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e sollecitò il paga-
mento delle gabelle su varie merci, congelate nelle settimane più drammatiche
con l’intesa che sarebbero state versate a guerra conclusa.
Ai primi di dicembre si ripresentò il problema del pane, il cui prezzo rischiava di
subire un forte incremento in seguito alla crescita del costo del grano. Nelle ulti-
me settimane infatti il maltempo e le pessime condizioni delle strade avevano
Ignace-Jacques Parrocel,
Veduta dell’assedio di Torino
del 1706
, olio su tela (Torino, Palazzo Reale).
recenti inondazioni e del fatto che è possibile macinare solo a due ruote nel mulino della Rocca sul Po. In attesa
delle riparazioni si possono usare i 25 mulini a mano presso i magazzini siti nel recinto nuovo della città facendo-
li azionare dai soldati; per evitare che pubblico, venditori e panettieri rimangano senza farina si consente l’intro-
duzione di farine e pane forestieri per il fabbisogno di un mese senza pagamento del diritto della moltura.
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Sono molti i documenti in tal senso. In particolare
ibid
., c. 359, Congregazione del 21 ottobre 1706 per la legna.




