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attendere a lungo la liquidazione delle loro spettanze. Così anche i più modesti
servitori o i fornitori aspettarono il saldo di quanto avevano maturato: sarti, scu-
dieri, cuochi, calzolai, sellai, giardinieri, pittori, fornitori diversi, coinvolti nei
sacrifici richiesti a tutta la popolazione, ricevettero le proprie competenze con
anni e anni di ritardo
30
.
Infine, nell’estate del 1713, la notizia della pace finalmente raggiunta con la Fran-
cia e siglata a Utrecht fu accolta a Torino e nel paese con grandi manifestazioni di
gioia e di giubilo. Per tre giorni le strade della città furono illuminate a festa. Pro-
cessioni e parate celebrarono la fine della guerra e la tanto sospirata elevazione
alla dignità regia di Vittorio Amedeo II. Il 3 agosto fu celebrato un grande
Te
Deum
, nella cattedrale, con salve di cannone e di moschetti, musica e balli nelle
piazze, e imponenti fuochi d’artificio.
L’alleanza con le potenze marittime, Inghilterra e Olanda, aveva segnato una
nuova fase della storia della diplomazia sabauda. Lo stato era ormai inserito nei
giochi di potere della diplomazia europea: rappresentanze permanenti erano state
aperte a Londra, L’Aja, Vienna e Madrid. Il titolo regio di Vittorio Amedeo II fu
un segno importante che ribadiva la nuova posizione raggiunta dallo stato, come
la nuova dimensione assunta dall’esercito che dopo Utrecht restò sul piede di
22.400 uomini, forza certamente più ridotta rispetto alle grandi monarchie euro-
pee, ma davvero unica nell’Italia del tempo.
Battaglia di Torino, incisione di Carl-Eduard Sonne e
Paolo Toschi su disegno di Pietro Ayres dal dipinto di
Jan van Huchtenburg, [1838] (ASCT,
Collezione
Simeom
, D 195).
30
G
IUSEPPE
P
RATO
,
Il costo della guerra di Successione spagnola e le spese pubbliche in Piemonte dal 1700 al 1713
,
Torino: Bocca, 1907, pp. 365-381.




