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piccole, ovvero basate sul consumo del grano macinato in città e sulla carne suina

e ovina. Costretti ad accettare tale situazione, sindaci e massari si erano impegna-

ti ad anticipare la somma di 500.000 lire al governo tramite banchieri e sottoscrit-

tori diversi pur di restare in possesso del gettito delle gabelle maggiori e di quel-

le piccole. Queste ultime vennero ufficialmente riassegnate alla città per un perio-

do di 12 anni, in cambio appunto della somma di lire 500.000.

Le finanze cittadine, tuttavia, nonostante i duri anni di guerra, continuarono a

mantenersi floride tanto che all’inizio del Settecento il comune lanciò due sotto-

scrizioni pubbliche, garantite dalle proprie entrate, per lire 1.500.000 che anda-

rono a favore delle finanze ducali. Passati gli anni più difficili già nel 1709 i sin-

daci furono in grado di acquistare 20.000 sacchi di grano per la città, mentre si

procedeva alla conversione dei precedenti prestiti, contratti a tassi annui del 5 e

6 per cento, a un tasso di interesse del 4. E ciò fu possibile proprio grazie al cre-

dito di cui godeva Torino, per cui le emissioni di nuovi monti erano coperte facil-

mente da nuove offerte di capitali. Così, non senza soddisfazione, i sindaci anno-

tavano negli Ordinati del 1710: «ché nell’anno scorso e cadente si è alleggerita la

città di debiti per l’ammontare di lire 500.000 e più col denaro somministrato

dalle casse di città; cioè si sono estinti tutti li debiti della città fatti dall’anno 1700

in qua […] Inoltre essersi anche estinta quasi intieramente la porzione per l’anno

cadente de capitali delle 500.000 lire quali la città è tenuta a riscattare sulle gabel-

le dette piccole»

25

.

Eppure la provincia di Torino era stata quella più colpita dalla guerra, tra il 1703

e il 1713. Nel celebre rendiconto inviato dall’ufficio generale delle finanze trami-

te gli ambasciatori sabaudi a Utrecht, considerando solo i danni di guerra patiti

dalle comunità e dai popoli, escludendo quelli propriamente militari, i danni della

provincia di Torino erano stati stimati in lire 9.679.259. Essi erano suddivisi nelle

seguenti categorie

26

:

Importo Percentuale

Incendi

1.157.000

11,93

Bestiame

430.000

4,43

Mobili e viveri

6.300.000

64,97

Alberi da frutto

1.340.000

13,82

Tasse ai nemici

470.000

4,85

Totale

9.697.000

Come si potrà notare i danni più gravi furono dovuti ai classici saccheggi di guer-

ra: mobili, quadri, argenterie, tappeti e viveri che le truppe francesi, durante mesi

e mesi di occupazione del territorio, avevano raccolto e trasportato altrove.

I COSTI DELLA GUERRA DI SUCCESSIONE SPAGNOLA

. Sempre nello stesso documen-

to, già analizzato a suo tempo da Einaudi e da Prato, venivano riportati i danni

subiti dalle altre province del Piemonte. Le più colpite, dopo Torino, erano state

Vercelli, Asti, Ivrea, Pinerolo e Susa, ovvero proprio quelle poste lungo la fron-

tiera francese o in direzione del ducato di Milano e quindi attraversate più volte

dai due eserciti contrapposti. I danni di guerra infatti non erano dovuti solo all’e-

sercito nemico, ma anche alle stesse truppe sabaude e all’esercito imperiale del

Bataille de Turin

, incisione in rame a bulino e acqua-

forte, 1750 circa (ASCT,

Nuove acquisizioni, particolare

).

25

ASCT,

Ordinati

, vol. 240, c. 293, verbale della seduta 31 dicembre 1710. La vicenda fu anche narrata da Einau-

di e ricordata in E

NRICO

S

TUMPO

,

Economia urbana e gruppi sociali

, in

Storia di Torino

, IV, G

IUSEPPE

R

ICUPERATI

(a cura di),

La città fra crisi e ripresa (1630-1730)

, Torino: Einaudi, 1998, pp. 247-271; p. 258 e sgg.

26

L. E

INAUDI

,

La finanza sabauda all’aprirsi del secolo XVIII e durante la guerra di Successione spagnola

cit.,

pp. 372-373.