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ra il Monte di San Giovanni Battista? I monti, nella prima età moderna, venivano

istituti da una città o da uno stato proprio per acquistare nuovi capitali privati da

utilizzare sia in caso di urgenti necessità militari, sia per reperire le risorse neces-

sarie in caso di calamità naturali o per la costruzione di opere pubbliche. Ogni

monte era garantito da entrate annuali che provenivano da imposte e tributi, anche

comunali. Tali entrate costituivano la «dote» del monte che serviva appunto al

pagamento degli interessi annuali. Ogni monte poteva avere una o più «erezioni»,

per una somma fissa: 100.000 scudi, ad esempio, equivalente alle emissioni degli

attuali buoni del Tesoro. Ciascuna erezione era costituita da un numero fisso di

«luoghi», del valore di 100 scudi, equivalenti alle attuali obbligazioni, che poteva-

no essere «fissi», senza alcuna scadenza, o «vacabili», che si estinguevano con la

morte del proprietario e fruttavano un reddito più elevato. Per ogni emissione

veniva stabilito un tasso fisso di interesse annuo, in genere il 5 o il 6 per cento, a

seconda dell’andamento della domanda da parte degli acquirenti.

Einaudi aveva ricordato in maniera esemplare tutti gli espedienti usati in quei

mesi: l’erezione di nuovi monti, garantiti dalla stessa città di Torino; le alienazio-

ni di altre quote del tasso; la vendita di alcuni feudi; il ritiro e la consegna degli

argenti offerti dai privati perché si continuasse a battere moneta. Dall’11 maggio

al 3 settembre 1706 aristocratici, avvocati, funzionari, conventi e monasteri, mer-

canti, banchieri, commercianti ebrei portarono in Zecca ben 7639 marchi d’ar-

gento, per un valore complessivo di 291.155 lire di Piemonte. I loro nomi sono

già stati riportati da Einaudi, insieme a quei pochi che, nel mese di agosto, nella

città stremata avevano sottoscritto 68 luoghi del Monte di San Giovanni Battista.

Questi ultimi sono qui ricordati, proprio come aveva fatto il grande economista

piemontese, «a titolo di onore»

20

:

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Per l’elenco dei donatori degli argenti si veda

ibid

., pp. 265-270; a p. 224 è riportato l’elenco degli acquirenti i

luoghi di monte, nell’agosto 1706.

Domenico Olivero, [Mercato presso la torre dell’orolo-

gio], olio su tela (MCAA).

Beltramo Antonio Re,

Torre della Città di Torino

, in

[Gian Giacomo Craveri],

Guida de’ forestieri per la

Real Città di Torino

, 1753 (ASCT,

Collezione Simeom

,

G 1, p. 121).