84
Importo
Percentuale
Tasso
11.300.000
43,43
Tassa 308.000
6.170.000
23,71
Gabelle
4.782.000
18,38
Fuocaggio
1.118.000
4,30
Dazi e censi
1.000.000
3,84
Banchieri
1.648.000
6,33
Totale
26.018.000
Da un semplice raffronto con la situazione degli altri stati italiani del tempo si
potrà notare lo scarso peso del debito pubblico in Piemonte, in quegli anni
5
.
Debito pubblico
Anno Capitale del debito Entrate annuali
Capitale/
ed entrate annuali
entrate
Repubblica di Venezia 1710 Ducati 65.845.000
Ducati 5.807.000 13,0
Granducato di Toscana 1690 Scudi 9.000.000
Scudi 1.200.000
7,5
Stato di Milano
1712 Lire 36.782.000
Lire 4.800.000 7,5
Stato della Chiesa
1678 Scudi 39.500.000
Scudi 2.300.000 17,0
Come si può notare il debito pubblico negli stati sabaudi del primo Settecento era
considerevolmente ridotto rispetto alla situazione degli altri stati italiani sia in ter-
mini assoluti, in quanto la lira di Piemonte aveva un valore minore dello scudo o
del ducato, sia in rapporto alla proporzione fra capitale del debito ed entrate
annuali dello stato. E ciò fu dovuto essenzialmente a due cause principali: i Savoia
preferirono imporre e riscuotere forti imposte dirette, in occasione delle guerre
del Sei e Settecento, piuttosto che ricorrere al debito pubblico, e furono sempre
in grado di ottenere, in occasione di questa o quella guerra, gli aiuti finanziari
delle potenze alleate coinvolte.
Così, mentre il prelievo fiscale, diretto e indiretto, veniva utilizzato negli altri stati
italiani in buona parte proprio per il pagamento degli interessi del debito pubbli-
co, tale meccanismo fu molto meno influente in Piemonte, in quanto il costo degli
interessi del debito fu piuttosto ridotto e le comunità piemontesi pagavano diret-
tamente allo stato le imposte ordinarie e straordinarie. Eppure, nonostante il peso
di tali imposte, la cui riscossione nel paese arrivava a superare il 95 per cento delle
quote stabilite e ripartite per comunità, nei primi anni del Settecento il debito
delle comunità piemontesi si aggirava sui cinque milioni di lire, una cifra invero
non molto elevata, ripartita su poco più di 600 comunità, il che comportava un
debito medio per comunità di 7800 lire circa
6
.
Tali comunità avevano scarse entrate proprie: lo dimostra il caso di Pancalieri,
studiato a suo tempo da Giacomina Caligaris. La comunità, tra il 1660 e il 1710,
riscuoteva circa 18.000 lire per i tributi statali e tra le 2000 e le 5000 lire per la
propria amministrazione. Tra il 1680 e il 1719, pur con i pesanti carichi fiscali
delle guerre affrontate, diminuì il proprio debito che tra il 1677 e il 1689 era stato
pari a 16 volte le entrate locali, mentre tra il 1714 e il 1719 era sceso a 4,78 volte
7
.
5
La tabella è stata costruita sui dati di alcune recenti pubblicazioni: L
UCIANO
P
EZZOLO
,
Il fisco dei veneziani.
Finanza pubblica ed economia tra XV e XVII secolo
, Verona: Cierre, 2003, p. 213; J
EAN
-C
LAUDE
W
AQUET
,
Le
Grand-Duché de Toscane sous les derniers Médicis,
Rome: Ecole Française, 1990, p. 218 e sgg.; R
OBERTA
M
ASINI
,
Il debito pubblico pontificio a fine Seicento. I monti camerali
, Città di Castello: Edimond, 2005, p. 128; S
TEFANO
A
GNOLETTO
,
Lo Stato di Milano al principio del Settecento. Finanza pubblica, sistema fiscale e interessi locali
, Mila-
no: Angeli, 2000, pp. 45-46; p. 174 e sgg.
6
L. E
INAUDI
,
La finanza sabauda all’aprirsi del secolo XVIII e durante la guerra di Successione spagnola
cit., p. 435.
7
G
IACOMINA
C
ALIGARIS
,
Vita e lavoro in una comunità rurale piemontese: Pancalieri nei secc. XVII-XVIII
, estratto
da «Bollettino della Società per gli studi storici, archeologici ed artistici della provincia di Cuneo», XCI (1984),
suppl. al fasc. 2, p. 139.




