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esportazione e i tributi diretti, che gravavano sulla proprietà fondiaria. Tra le

prime occorre ricordare le gabelle generali: quelle sui consumi che colpivano in

particolare il sale, quelle sulle carni e sul vino, sul tabacco e sull’acquavite e un

certo numero di gabelle minori, quali quelle sulla carta bollata, le carte da gioco,

il sapone e le candele. Il loro gettito complessivo era piuttosto elevato e nel 1700

producevano un’entrata netta di oltre 3 milioni di lire. Tra i tributi diretti, inve-

ce, quello più importante era il tasso, introdotto da Emanuele Filiberto nel 1562

ed esteso a tutte le comunità dello stato, che colpiva la proprietà fondiaria. Negli

anni di guerra inoltre venivano riscossi altri tributi diretti straordinari: il sussidio

militare, basato sulla stessa ripartizione del tasso, e il cosiddetto imposto delle

308.000 lire. Il primo, stabilito nel 1659 da Carlo Emanuele II, divenne negli anni

un tributo ordinario, proprio come il tasso, mentre il secondo era stato introdot-

to nel 1698. A causa delle forti spese di guerra infatti il governo aveva infeudato

numerosi territori, già appartenenti a molte comunità, rendendoli immuni dai tri-

buti. Così facendo, tuttavia, le stesse comunità avevano visto diminuire la parte

dei terreni su cui prima ripartivano le imposte, con grave danno per le casse

comunali. Con l’imposto delle 308.000 lire, che sarebbe stato diversamente distri-

buito tra le comunità, il governo aveva perciò provveduto a rimborsarle dei danni

provocati dalle infeudazioni, lasciando ai proprietari, in cambio delle somme ver-

sate, un rimborso di cinque lire per ogni cento pagate. Di qui deriva il nome di

tale imposta, in quanto il gettito complessivo era stato di 308.000 lire di Piemon-

te. Infine, tra gli altri tributi diretti vanno ricordati il comparto dei grani, l’unico

che si pagasse ancora in natura, in ragione del 3 per cento del grano raccolto nelle

comunità, e il fuocaggio, l’imposta più antica di tipo feudale, che risaliva al Tre-

cento, e che veniva pagata dalle comunità come atto di omaggio alla signoria dei

Savoia ed era calcolata sul numero dei fuochi o famiglie che componevano una

comunità

3

.

Nel 1702 questa era dunque la situazione del debito pubblico statale in Piemon-

te, in lire di conto

4

Debito consolidato

Capitale Interessi

Tasso

11.336.014

648.145

Fuocaggio

1.118.548

65.473

Gabelle generali

4.782.583

325.974

Imposto 308.000 lire

6.170.740

308.537

Gabellette

268.100

17.256

Segreterie

76.000

4.736

Censi città di Torino

635.000

31.775

Anticipi banchieri

1.648.795

121.470

Debiti anteriori

1.000.000

25.000

Totale

26.035.782 1.553.368

Se si considera che le entrate annuali dello stato, in quegli anni, si aggiravano sui

nove milioni di lire di Piemonte, il capitale del debito pubblico, consolidato e

fluttuante, equivaleva a circa 3 volte le entrate. Esso era stato creato, come in

quasi tutti gli stati del tempo, alienando parte delle entrate dirette e delle gabel-

le o chiedendo anticipi a breve termine ai banchieri torinesi. Questa era la ripar-

tizione dei capitali del debito pubblico, distinti per entrate alienate dello stato,

nel 1702:

3

Si veda L

UIGI

E

INAUDI

,

La finanza sabauda all’aprirsi del secolo XVIII e durante la guerra di Successione spagno-

la

, Torino: Sten, 1908, pp. 3-79.

4

Ibid.

, pp. 180-181.