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o due, ma prima o poi avrebbe dovuto scegliere uno dei due grandi schieramen-

ti internazionali. Come ha ricordato Geoffrey Symcox: «Qualora Vittorio Ame-

deo fosse rimasto neutrale, i suoi sudditi avrebbero nondimeno avuto gravemen-

te a soffrire a causa di una guerra combattuta sulla loro terra dalle grandi poten-

ze: il destino che toccò agli altri stati italiani che cercarono di restare neutrali lo

dimostra a sufficienza. In questo senso, pertanto, Vittorio Amedeo e i suoi suddi-

ti non ebbero scelta: anche se egli non avesse scelto di combattere, la guerra gli si

sarebbe ugualmente imposta. Egli seguì invece la tradizione che caratterizzava la

sua dinastia, cioè accettare la guerra e strapparne tutti i vantaggi possibili

17

». Non

sempre fu così: Carlo Emanuele III, trent’anni dopo, quando il regno di Sarde-

gna godeva di un prestigio internazionale maggiore e di una solidità politica ben

diversa, avrebbe sicuramente potuto giocare la carta di una neutralità armata,

vigile e sicura, e la scelta di schierarsi, allora, fu del tutto libera e, forse, valida.

Ma Vittorio Amedeo II avrebbe davvero potuto rischiare di perdere buona parte

dei suoi domini o subire l’aggressione della Francia o dell’Impero

18

?

In sintesi estrema si ricorderà che per tutta la durata del conflitto le comunità

pagarono circa 32.000.000 di lire piemontesi come tributi straordinari di guerra.

Tale somma fu riscossa grazie al quartiere d’inverno, un’imposta diretta basata sul

riparto del tasso, un tributo ordinario diretto che colpiva i beni fondiari; il dirit-

to di macina, basato sul consumo dei cereali; e il comparto dei grani, che doveva

fornire determinate quantità di fieno e cereali a uso delle truppe e delle piazzefor-

ti. Nel complesso il carico fiscale straordinario per comunità e per abitante non

fu eccessivo, anche se ai tributi straordinari riscossi in questi anni andrebbe

aggiunto il costo, altrettanto pesante, di requisizioni, saccheggi, incendi e violen-

ze, come si farà notare più avanti. Del tutto particolare in quegli anni e per tutta

la durata della guerra fu la funzione svolta dalla città di Torino.

IL RUOLO DELLA CITTÀ DI TORINO

. Durante i mesi culminanti dell’assedio, nell’a-

gosto del 1706, il generale delle finanze conte Giovanni Battista Gropello lanciò

una quasi disperata richiesta di credito, fissando una nuova erezione del Monte

di San Giovanni Battista, nella cui patente era delineata, con estrema chiarezza,

la drammatica situazione dei torinesi.

«Questi, considerate le circostanze dei tempi presenti e massime il stato in cui si

ritrova la presente città, ristretta in tutte le sue parti, senza che vi si possano intro-

durre viveri e continuamente travagliata dal bombardamento, anche con palle

infuocate, che con aver rovinato quantità di case, con uccisione di più abitanti,

hanno obbligato buona parte dei cittadini a rifugiarsi dalla città vecchia nelle abi-

tazioni della città nuova […], ritrovandosi cessato il commercio, impediti li traf-

fichi e corrispondenze, chiuse quasi tutte le botteghe e ridotta la città in un’estre-

ma desolazione […] hanno convenuto di proporre l’apertura di un nuovo Monte

sotto il titolo di San Giovanni Battista»

19

.

Era l’ultimo mese del duro assedio e le casse della città e della tesoreria generale

erano completamente vuote, mentre occorreva trovare con urgenza quel minimo

di denaro contante per pagare i soldati che difendevano le mura. Che cosa era allo-

17

G

EOFFREY

S

YMCOX

,

Vittorio Amedeo II: l’assolutismo sabaudo 1675-1730

, Torino: Sei, 1985, p. 225. Ricorderò

brevemente che il duca di Mantova, Ferdinando Carlo, schieratosi con la Francia e Filippo di Borbone, fu dichia-

rato decaduto, nella dieta di Ratisbona del 1708, e il ducato venne annesso all’Impero. Lo stesso Cosimo III, gran-

duca di Toscana, dichiaratosi neutrale, fu costretto a pagare pesanti tributi finanziari all’Impero, tra il 1707 e il

1715, per un totale di scudi toscani 1.111.000, equivalenti a quasi otto milioni di lire toscane, per il cui pagamen-

to fu necessario erigere un nuovo monte del debito pubblico.

18

Sull’argomento la miglior sintesi è quella di C

HRISTOPHER

S

TORRS

,

War, Diplomacy and the Rise of Savoy 1690-

1720

, Cambridge: Cambridge University Press, 1999.

19

L. E

INAUDI

,

La finanza sabauda all’aprirsi del secolo XVIII e durante la guerra di Successione spagnola

cit., p. 223.