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Progetto per l’erezione di un nuovo Monte di San Gio-

vanni Battista, 1706 (ASCT,

Ordinati

, vol. 236, c. non

numerata

ante

237).

Tale politica continuò anche nel periodo successivo: nella prima metà del Sette-

cento, secondo Rosalba Davico, i Savoia ottennero nel complesso circa 81 milio-

ni di lire piemontesi dai diversi alleati nelle varie guerre di successione, «il che

equivale a un debito di qualcosa come cinque anni di entrate del commercio della

seta»

14

. Nella sola guerra di successione austriaca Carlo Emanuele III aveva rice-

vuto dall’Inghilterra un sussidio mensile di 200.000 sterline in oro, pari in totale

a 32.000.000 di lire, su un costo complessivo della guerra di 110.000.000 di lire

piemontesi, che coprì circa il 34,3 per cento delle spese militari

15

. Non a caso sia

Rosalba Davico sia Giuseppe Felloni hanno posto sullo stesso piano l’esportazio-

ne della seta e gli aiuti finanziari in moneta forte come i principali «fattori pro-

pulsivi della circolazione metallica» nel Piemonte del tempo, tanto da definire i

«bilanci dei pagamenti di seta e guerra […] due miniere della colonia dei ban-

chieri piemontesi all’estero»

16

. Gli aiuti finanziari riscossi dai Savoia fra Sei e Set-

tecento in alcune guerre possono essere così sintetizzati:

Anni di guerra Aiuti in lire

Percentuale

sulle spese militari

1616-1617

6.700.000

34,9

1690-1696

15.773.480

22,2

1700-1714

43.276.939

49,3

1742-1748

32.000.000

34,3

Le somme riscosse regolarmente in moneta forte, in oro o in argento, permette-

vano ai Savoia di negoziare prestiti a breve termine dai banchieri torinesi o sulle

maggiori piazze finanziarie con cui provvedere all’arruolamento delle truppe, agli

acquisti di armi e forniture militari, ai costi dei trasporti, gravando in misura deci-

samente più contenuta sulle risorse del paese. Un paese, del resto, dove si svolge-

vano in buona parte le operazioni militari, come durante la guerra di successione

spagnola, e quindi già gravato dal peso degli alloggiamenti delle truppe amiche o

nemiche, dalle requisizioni di viveri e bestiame, dal pagamento dei tributi milita-

ri ordinari e straordinari, imposti talvolta anche dalle truppe occupanti. Tutto ciò

fu pagato duramente dal popolo e dalle comunità, in una parola dai contribuen-

ti, ed è difficile anche oggi calcolare esattamente i costi sostenuti dalla popolazio-

ne piemontese in quella che fu una delle guerre più dure affrontate dai Savoia. E

ciò non tanto per gli esborsi finanziari effettivi, quanto perché buona parte delle

operazioni militari, a differenza di altre guerre, venne condotta nei territori

sabaudi con battaglie, scaramucce, assedi, tra cui quello di Torino del 1706 fu

solo uno degli avvenimenti più noti e conosciuti. Gli studi davvero esemplari di

Einaudi e di Prato hanno ricostruito magistralmente sia la situazione delle finan-

ze dello stato, sia i costi e i ricavi che la guerra comportò «per il principe e per i

popoli».

Un aspetto andrebbe tuttavia ribadito con forza e cioè che la guerra non poteva

essere evitata: la situazione geografica dei domini sabaudi, posti a cavaliere delle

Alpi, tra la Francia e lo stato di Milano retto dalla Spagna non poteva consentire

a Vittorio Amedeo II di restare neutrale. Avrebbe potuto farlo forse per un anno

14

R

OSALBA

D

AVICO

,

Oro, argento e rame: moneta dei ricchi, moneta dei poveri

, in

Storia d’Italia

,

Annali

, VI, R

UG

-

GERO

R

OMANO

, U

GO

T

UCCI

(a cura di),

Economia naturale, economia monetaria

, Torino: Einaudi, 1982, pp. 471-

522 e 510-512.

15

C

HRISTOFER

S

TORRS

,

Ormea as Foreign Minister 1732-45: the Savoyard State between England and Spain

, in

A

NDREA

M

ERLOTTI

(a cura di),

Nobiltà e stato in Piemonte. I Ferrero d’Ormea

, Torino: Zamorani, 2003, pp. 231-

248 e 246.

16

R. D

AVICO

,

Oro, argento e rame: moneta dei ricchi, moneta dei poveri

cit., p. 511. Secondo Giuseppe Felloni gli

aiuti finanziari diedero luogo a movimenti di capitale tali da compensare lo squilibrio della bilancia commerciale

originato dalla caduta delle esportazioni seriche, causato dalle guerre. Si veda G

IUSEPPE

F

ELLONI

,

Il mercato mone-

tario in Piemonte nel sec. XVIII

, Milano: Giuffré, 1968, p. 164 e sgg.