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vanno aggiunte quella del 10 per cento dei tributi «bonificati» alle comunità per

forniture militari diverse e quella del 20 per cento circa dei tributi già alienati

dal governo e quindi pagati dalle comunità ai privati. Quindi già dopo il 1706

le comunità continuarono a pagare oltre l’80 per cento dei tributi e delle gabel-

le, ordinari e straordinari, sia alle finanze ducali, sia agli acquirenti delle porzio-

ni di tasso alienato. La difficile situazione finanziaria del 1706 e degli anni suc-

cessivi fu superata tuttavia proprio grazie ai già ricordati aiuti finanziari di

Inghilterra e Olanda, i cui residui venivano ancora riscossi dopo la fine della

guerra

28

.

Nel 1716 e nel 1719 furono ancora pagati dall’Inghilterra 70.000 e 35.000 sterli-

ne oro che, al cambio con la lira, equivalevano alla somma di lire 1.868.685, incas-

sate dalle finanze regie. Nel complesso, secondo Einaudi, le finanze sabaude

avrebbero dovuto ancora riscuotere, dopo la guerra, circa 6 milioni di lire dagli

alleati e poco più di 8 milioni di lire sui tributi e le gabelle dovuti dal paese. Dun-

que un ammanco complessivo di 14 milioni di lire: cifra modesta se si considera

che la somma totale riscossa durante la guerra, fra tributi, sussidi e prestiti, fu di

lire 112.709.140. Dei 14 milioni ancora da esigere fu possibile recuperare solo una

piccola fetta, perché buona parte del resto fu condonata alle comunità. Una per-

dita non piccola, compensata però dalla conquista dei nuovi territori strappati

alla Lombardia spagnola e da quella del regno di Sicilia.

I territori del Monferrato e di Alessandria, con la Lomellina e alcune valli cedu-

te dalla Francia nel Delfinato furono stimati da Einaudi in un valore finanziario

di oltre 36 milioni di lire. Più difficile è stato per l’economista piemontese il cal-

colo relativo al valore del regno di Sicilia, pochi anni dopo scambiato con quel-

lo di Sardegna, certo più povero e arretrato. Sempre secondo Einaudi il valore

del regno di Sicilia, in base alle sue entrate annuali, poteva essere stimato in oltre

62 milioni di lire piemontesi, mentre quello di Sardegna fu valutato ben più

miseramente ovvero in poco più di 8 milioni di lire: una differenza davvero

notevole

29

.

Eppure la guerra aveva provocato molti altri danni: in primo luogo militari, dovu-

ti allo smantellamento di forti e fortezze, al prelievo di armi, cannoni e munizio-

ni, valutati in circa 5 milioni di lire. Altri erano stati causati dalle continue richie-

ste di viveri, foraggi, munizioni fatte ai tesorieri sabaudi dalle stesse truppe impe-

riali, cui si era dovuto provvedere fornendo talvolta anche denari contanti. Tanto

che nel 1714 si cercò di ottenere da Vienna la restituzione della bella somma di

lire 8.368.000, considerata eccessiva da Einaudi e da Prato, secondo i quali le

effettive spese pagate dai tesorieri assommavano a poco più di 2 milioni di lire.

Lo stesso Vittorio Amedeo II, la sua famiglia e l’intera Corte avevano dovuto

subire, per tutta la durata della guerra, tagli molto rilevanti sui rispettivi appan-

naggi, mentre non poche ville, castelli e palazzi ducali erano stati danneggiati e

saccheggiati, come lo stesso castello di Rivoli. La famiglia del duca che nel 1706

fu costretta a rifugiarsi a Genova, dove si fermò dal 16 giugno al 3 ottobre 1706,

dovette impegnare i gioielli di famiglia. Ma furono soprattutto i dipendenti civili

e militari della Real Casa, degli uffici pubblici e delle magistrature, persino gli

ambasciatori e i fornitori a sopportare in prima persona le durezze della guerra.

Nel 1705 vennero sospesi e rinviati agli anni seguenti i pagamenti di molti forni-

tori, come pure stipendi e pensioni. Ciò si ripetè nel 1707 e per il successivo trien-

28

Si veda quanto ricordato da G. S

YMCOX

,

Vittorio Amedeo II: l’assolutismo sabaudo 1675-1730

cit., pp. 226-227.

«I sussidi degli alleati ebbero anche una conseguenza più ovvia e drammatica: senza questo afflusso costante di

denaro Vittorio Amedeo sarebbe stato sconfitto negli anni critici che seguirono all’attacco francese dell’ottobre

del 1703 […] Senza questo appoggio finanziario l’esercito sabaudo si sarebbe disintegrato per l’impossibilità di

retribuire gli uomini».

29

L. E

INAUDI

,

La finanza sabauda all’aprirsi del secolo XVIII e durante la guerra di Successione spagnola

cit.,

pp. 415-417.