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nio, per un totale di lire 1.807.000. Nel 1711, dopo una prima liquidazione dei
creditori, restava ancora da pagare l’ingente somma di oltre 3.500.000 lire, di cui
almeno 540.000 lire erano dovute a crediti precedenti la guerra e quindi anterio-
ri al 1701.
Finché, nel 1715, lo stesso Vittorio Amedeo II nominò un’apposita commissione,
i cui rendiconti furono studiati a suo tempo dal Prato. Per quanto riguarda i debi-
ti ancora risalenti alla guerra del 1690-1696, ben 135.000 lire erano ancora dovu-
te per stipendi ai tanti funzionari della corte e dello stato: furono liquidati per
circa il 65 per cento del totale. Per il solo riscatto dei gioielli della dinastia, impe-
gnati a Genova nel 1706, vennero utilizzate ben 990.000 lire, a dimostrazione
della difficilissima situazione in cui si era trovato il sovrano sabaudo. D’altro
canto a tutti i membri della famiglia erano stati ridotti appannaggi e pensioni,
compresa la stessa Madama Reale e il principe di Carignano. Diversi ambasciato-
ri non riscossero lo stipendio per otto o nove anni, come accadde al residente a
Roma o al presidente Marcello de Gubernatis. Del resto gli eredi del conte Fran-
cesco Provana di Druent aspettavano ancora, nel 1711, il saldo della somma di
lire 87.646, che il loro avo aveva anticipato in occasione di un’ambasceria svolta
a Parigi, nell’ormai lontano 1637. E con loro tanti altri illustri personaggi, come
lo stesso generale delle Finanze, conte Gropello, il marchese di San Tommaso, il
segretario alla Guerra, conte Della Torre, persino il confessore del duca, padre
Sebastiano Valfrè, o la governante dei principi, marchesa di Gattinara, dovettero
Auguste De Lavallée,
Plan des sousterrains de la citta-
delle de Turin
, disegno acquerellato, [1706] (ASCT,
Collezione Simeom
, D 554).




