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Scheda: Luogo - Tipo: Edifici

Cascina La Marchesa, già La Florita

Cascina di origine seicentesca denominata prima “La Florita” e in seguito “La Marchesa”. La parte meglio conservata è stata ristrutturata negli Anni Settanta del Novecento per essere adibita a sede di biblioteca e a centro culturale.


CORSO VERCELLI 137

Costruzione: XVII Sec. (1600-1699)

Ampliamento: XIX Sec. (1800-1899)
prima metà

Restauro: XX Sec. (1900-1999)
Anni Settanta

  • Indice
  • Categorie
  • neoclassicismo
  • cascina
  • biblioteca
  • Localizzata nei pressi della strada di Agliè e Chivasso, la cascina conosciuta come la Florita, o la Marchesa, era considerata già nel Settecento una delle più belle e ricche di Torino.

    Tra il XVI e il XVII secolo gran parte dei terreni compresi tra il feudo di Villaretto e Cascinette e la regione delle Maddalene (basse di Stura) apparteneva ai marchesi Wilcardel de Fleury, antica e nobile famiglia della Piccardia stabilitasi a Torino probabilmente già alla fine del Cinquecento. Le proprietà comprendevano cascine, prati e boschi.

    Come riporta un documento del 1677, Cristina Carlotta acquista la cascina la “Floritta”, il 22 marzo dello stesso anno, dal fratello Franco Giuseppe, marchese de Fleury. La marchesa, dama d’onore di Madama Reale Cristina, aveva sposato Guido Francesco Aldobrandini Biandrate di San Giorgio, legando alla famiglia del marito il nome delle sue proprietà, che per un periodo verranno chiamate Saint Georges. Il documento in questione definisce lo stato della cascina e dei terreni pertinenti con indicazione dei mobili e delle attrezzature agricole. Si evidenzia un grosso complesso architettonico formato da scuderia, due stalle con fienile, pollaio, granaio, fasanera, tre colombari e il forno. Nella corte interna, in cui si contano diciassette colonne di mattoni, si hanno due depositi e un pozzo d’acqua viva. L’edificio civile si innalza sugli ambienti voltati delle cantine, crotte in piemontese, e presenta al piano terreno, oltre alla cucina e alla dispensa, una stanza grande a quattro finestre (due sul giardino e due sulla corte) e una serie di stanze più piccole. Da un grosso solaio si accede a una torretta su cui è posta una campana. Esistevano inoltre due giardini esterni cinti da mura, uno grande con alberi da frutto e una cappella. Il complesso contava trenta giornate circa di prati e campi coltivati a grano siciliano e un bosco vicino alla Stura.

    Una memoria del 26 agosto 1700, a firma dell’ingegner Falconetto, elenca una serie di lavori fatti eseguire dalla Marchesa che testimoniano una prima e consistente ristrutturazione del complesso.

    Cristina Carlotta de Fleury San Giorgio nel 1705 nomina suo erede universale il figlio primogenito Carlo Alberto, conte d’Ales, capitano delle guardie del corpo del Re, e vincola a “primogenitura per via mascolina” la cascina.

    Durante l’assedio di Torino del 1706 il complesso subisce gravi danni descritti in un Testimoniale di Stato: l’armata francese demolisce la fabbrica e i muri di cinta, causando un danno valutato in “non meno di 5000 lire”.

    Nel 1778 il marchese Guido Francesco Maurizio muore senza lasciare eredi, così tutto il feudo dei Biandrate di San Giorgio passa ad Anna Vittoria, che nel 1749 aveva sposato Paolo Francesco Coardi di Carpenetto (1).

    Nel 1790 l’architetto Grossi descrive “la Florita denominata anche la Marchesa, Cascina con un gran giardino di sua Eccelenza la Signora Contessa Coardi di Carpenetto Marchesa di Murialdo, situata lungo la strada di Chivasso distante un miglio da Torino; l’edifizio di detta cascina è ragguardevole, in poca distanza di cui ritrovasi la Cappella verso la strada, dove si celebra tutte le feste dell’anno”. Un anno dopo, la cascina viene rilevata dallo stesso architetto, con impianto planimetrico a corte chiusa sui quattro lati. La cappella, esterna alle corti, è localizzata lungo la strada di Chivasso, nei pressi del viale di accesso.

    Nel 1801 Paolo e Carlo Coardi vendono all’avvocato Luigi Colla la cascina “la Fleurita con li beni aggregati di giornate 140 circa tra prati, strade vicinali, colla ragione di 40 ore d’acqua in caduna settimana da prendersi dalle Bealere Nuova e Vecchia di Lusent”.

    La Mappa Napoleonica, redatta nel 1805, testimonia l’elegante disegno dei giardini adiacenti alle fabbriche, poi trasformati in orti e terreni coltivati come segnato anche nella Carta delle Regie Cacce (1816).

    Risale al primo quarto dell’Ottocento l’unica parte rimasta, cioè la manica in stile neoclassico, con loggiato, colonne in muratura, capitelli dorici e trabeazioni in pietra, originariamente adibita a stalle e fienile. La lettura del catasto Gatti permette di sapere che, nel 1830 circa, l’impianto della cascina è ancora quello cinquecentesco.

    Il 2 giugno 1831 Colla vende la proprietà all’avvocato Giulio Vitale e nel 1840 Antonio Rabbini ne rileva la struttura, riportando alcune demolizioni praticate lungo il perimetro delle fabbriche.

    Esaminando la mappa Rabbini del 1858 circa, si legge l’intervento di rifacimento del complesso, databile tra il 1831 e il 1858, voluto probabilmente da Giulio Vitale.

    Dal 1863 al 1889 inizia il primo grosso frazionamento della proprietà con vendite e permute documentate nel Registro delle mutazioni dell’Archivio Storico del Comune. Alcuni  terreni e campi vengono venduti al Demanio dello Stato per il tracciamento della Ferrovia Alta Italia.

    Nel 1920 la cascina è suddivisa tra più proprietari: i fratelli Bosio, i Segre e i fratelli Boravicchio.

    Il Comune di Torino, , quando la cascina si trovava ormai in stato di avanzato degrado, acquisisce i terreni dando inizio a una serie di lavori di recupero e restauro (atto deliberativo del 10 ottobre 1978)

    Nel 1981 l’edificio diventa sede della Biblioteca civica decentrata “Cascina Marchesa”, di un auditorium e di un centro culturale.

     

    Note

    Da Politecnico di Torino Dipartimento Casa-Città, Beni culturali ambientali nel Comune di Torino, Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino, Torino 1984:
    LA FLORITA
    Via Rondissone, Corso Vercelli 137, 139

    Cascina di pianura.
    Reliquato di edificio civile e rurale di valore documentario, raro esempio di cascina neoclassica nell'area metropolitana torinese, ora inserita nel costruito e ristrutturata per uso di servizi.
    Importante complesso già di proprietà della famiglia Fleury, è citata nel 1790 come «cascina con grande giardino», proprietà dei Coardi di Carpenetto. È descritta con grandi giardini dal Grossi e nel catasto napoleonico. Nel primo quarto dell'Ottocento viene costruita la manica contenente la stalla e sovrastante fienile, con un intervento neoclassico, l'unica porzione ancora oggi in parte conservata. È in atto un recupero a biblioteca di quartiere.

    A. GROSSI, 1790, 1. p. 68; CARTA COROGRAFICA DIMOSTRATIVA […], 1791, [Catasto RABBINI], 1866; G. LOWELL, 1920, p. 69; E. GRIBAUDI ROSSI, 1970, pp. 187-191; AA.VV., Patrimonio […], 1980, pp. 41-43.
    Tavola: 26/27

     

     

     

     

    (1) Nell’Archivio di Stato di Torino è conservato un fondo Coardi di Carpenetto nel quale è confluito per via ereditaria parte dell’archivio dei Wilcardel de Fleury e dei Biandrate di San Giorgio e dal quale è possibile ricavare molte informazioni sulle vicende della cascina.

     

    • Bibliografia
    • Sitografia
    • Fonti Archivistiche
    • Archivio di Stato di Torino, Fondo Coardi di Carpenetto, mazzo 18, mazzo 19
    • Archivio di Stato di Torino, Fondo Coardi di Carpenetto, mazzo 18, cart. 134
    • La Marchia , Carte de la Montagne de Turin avec l’etendue de la pleine dépuis le Sangon jusqu’a la Sture, 1694 – 1703, Archivio di Stato di Torino, Sezione Corte, Carte topografiche per A e B, Torino, Torino 14
    • Plan de la ville et citadelle de Turin, 1705, Archivio Storico della Città di Torino, Collezione Simeom, SIM D25
    • Francesco De Caroly , Carta topografica dimostrativa dei contorni della città di Torino e Campagne Reali dedicata a Sua Maestà la Regina di Sardegna dall’Umilissimo e Fedelissimo Suddito De Caroly in Torino 1785, Archivio di Stato di Torino, Sezione Corte, Carte topografiche segrete, Torino 16 B I Rosso
    • Amedeo Grossi, Carta Corografica dimostrativa del territorio della Città di Torino, 1791, Archivio Storico della Città di Torino, Collezione Simeom, SIM D1800
    • Plan Geomêtrique de la Commune de Turin, 1805, Archivio di Stato di Torino, Sezioni Riunite, Catasti, Catasto Francese, Allegato A, Mappe del Catasto Francese, Circondario di Torino, Mandamento di Torino, Torino
    • Andrea Gatti, Catasto Gatti, 1820-1830, Archivio Storico della Città di Torino, CAG, sez. 66
    • Andrea Gatti, Colonnario Territoriale, 1820-1830, Archivio Storico della Città di Torino, COLL TER, sez. 66, art. 2380
    • Piano dimostrativo della città e territorio di Torino, 1833, Archivio Storico della Città di Torino, TD 64.4.28
    • Antonio Rabbini, Topografia della Città e Territorio di Torino, 1840, Archivio Storico della Città di Torino, Collezione Simeom, SIM D1803
    • Antonio Rabbini, Mappa originale del Comune di Torino, 1866, Archivio di Stato di Torino, Sezioni Riunite, Catasti, Catasto Rabbini, Circondario di Torino, Mappe, distribuzione dei fogli di mappa e linea territoriale, Torino
    • Istituto Geografico Militare, Carta IGM, 1911, Archivio Storico della Città di Torino, Collezione Simeom, SIM D135
    • Servizio Tecnico Municipale del Comune di Torino, Pianta di Torino, 1935, Archivio Storico della Città di Torino, TD 64.7.8
    • Istituto Geografico Militare, Carta IGM, 1974, Archivio Storico della Città di Torino, TD 64.7.11
    • Fototeca
    • Ente Responsabile
    • Officina della Memoria