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K Idi ’« Appello dell'Arcivescovo di Torino al suo ama­

tissimo Clero », in data 18 ottobre 1876 si legge:

Carissimi Confratelli,

« Il Signore, negli imperscrutabili decreti della Sua

Sapienza, ha permesso che una perdita gravissima venisse

:d accrescere le afflizioni che ci contristano in questi

giorni di lotta terribile collo spinto del male. Il di 28 set­

tembre ultimo, il Sacerdote

Federico Albert, modello

Jci Parochi,Missionario in-

titic.ibile, repentinamente

c ideva vittima del Suo zelo

per la Casa di Dio e la sa­

lute eterna dei giovanetti;

e cessato sull'istante ogni

uso dei sensi esterni, il

d 30 compariva innanzi al

suo Divin Salvatore, a cui

oai primi anni aveva con­

f a t o tutto se stesso, a

r cevere. siamo certi, il

: -emio delle sue rare virtù.

« Egli lasciò un vuoto,

c.e sara difficile assai il

r 'mpire perfettamente,

: 'perocché non solo la Pa-

' :hia di Lanzo ha perduto

Pastore, in cui non si

rebbe quale pregio più

ammirare se la pietà, la

M e , l'umiltà, la pazienza,

riortrfìcazione dello spi-

r to e del corpo, l'abne-

e .zione. e il sacrifizio

jotidiano, l’o p ero sità,

teiIigenza. la prudenza,

dottrina, e sovratutto la

c. nta.giacchè tutte queste

tu splendevano in grado meraviglioso in quel Mi­

tro di Dio; non solo

tu.ta

l'Archidiocesi ha perduto

Operaio, che sempre ilare, sempre disposto a lavori

ossali, accorreva prontissimo in aiuto dei Parochi

Dredicare esercizi!, missioni, novene, ottavari, a fati­

le le due. le tre. le quattro settimane, letteralmente

t-tto il di e tutta la notte, dimentico affatto delle sue

che necessita; non solo tutto il Clero ha perduto

u- tipo di virtù sacerdotali, in cui tenevano fisso lo

scardo con dolce compiacenza, quasi gloriandosi di

a -re nel loro seno una perla si brillante, una gemma

sì preziosa; ma le vane opere di carità che esso nel

suo fervore per la gloria di Dio e la santificazione delle

anime instituiva nella Parochia di Lanzo hanno perduto

il Fondatore, il quale colle sempre nuove industrie

dettategli dalla sua mente e dal suo cuore di Padre,

le teneva in essere e le faceva prosperare ».

Con questo nobilissimo appello Monsignor Lo­

renzo Gastaldi annunciava la tragica morte del Teo­

logo Federico Albert.

A soli 56 anni egli mo­

riva, poiché era nato a

Torino il 16 ottobre 1820

dii cav. Luigi, savoiardo, e

da Lucia Riccio, di Giaveno.

Il padre, distinto uffi­

ciale di Stato Maggiore,

desiderava avviarlo alla

carriera delle armi; ma la

vocazione del ragazzo per

il sacerdozio si manifesto

assai chiara, ed egli vesti

l'abito chiericale nel 1836.

Nel 1838 venne nominato

chierico della Reale Cap­

pella e. seguito con zelo

il corso degli studi teo­

logici nella R. Università di

Torino, ivi brillantemente

si laureo con la lode il

20 giugno 1842.

La pietà e l'amore agli

studi lo distinsero fra i

compagni; nel 1843 fu or­

dinato sacerdote e nel 1847

venne da Re Carlo Alberto

. - ... ___.... ...

.

nominato Cappellano di

L U C R I • n M C M fl Ol rM vrtC O A lS tr i

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Corte.

Le Regine sabaude Maria Teresa e Maria Adelaide lo

ebbero confessore; Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II

lo stimarono e tennero preziosi i suoi insegnamenti.

E quando nel 1852 l'autorità ecdes;astica nominò Fe­

derico Aloert Parroco alla Vicaria di Lanzo, il Re,

congedando il suo Cappellano, gli disse;

« Ella almeno mi ha detto la verità senza rispetti

umani; ha sempre fatto il suo dovere. Preghi per me! ».

Da Lanzo il Vicario Albert continuò per parecchi

anni ad essere il confessore delle piissime Regine che

divennero le prime benefattrici della sua Parrocchia.

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