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La profonda ammirazione che la Famiglia Reale con­

servò per il Vicario Albert si manifestò ancora dopo

molti anni dalla sua assenza dalla Corte, quando, nel

settembre 1873, accordò il suo caldo consenso per la

nomina a Vescovo di Pinerolo, Episcopio ambitissimo,

dove Monsignor Rey e Monsignor Charvaz. precettore

dei figli di Carlo Alberto, avevano lavorato e sofferto

per combattere l'eresia valdese.

L'umiltà del Vicario Albert fu tanta, che egli espose

al S. Padre le ragioni per cui supplicava di «essere eso­

nerato dal grave peso del Vescovado»; i Lanzesi, con­

cordi, per non essere privati del loro Pastore, fecero

pratiche varie e si opposero all'unanimità per impedire

che lo zelante Parroco si allontanasse per sempre dal

suo gregge; Pio IX acconsentì, nel revocare la nomina,

ed il 12 novembre 1873 il Vicario Albert riceveva lettera

dal Santo Padre che lo assicurava del suo affetto, pur

« restando egli nel modesto suo uffizio pastorale».

* * *

Per quali ragioni la popolazione di Lanzo Torinese si

oppose aH'allontanamento del suo Vicario?

Fin dagli inizi del suo ministero l'operosità intelli­

gente, il fervore religioso, lo zelo apostolico, l’effica­

cissima predicazione avevano destato un senso di uni­

versale commossa ammirazione in tutto il paese; la chiara

fama che aveva preceduta la nomina del giovane Parroco,

passato dagli agi della capitale del Regno e della Corte,

alla Vicarìa di un piccolo Comune, andò di giorno in

giorno aumentando; e l'esempio di un diuturno faticoso

apostolato, compiuto con serena dolcezza e fermo cuore,

aveva avvinti e convinti i più increduli, destando fede

nelle menti ottenebrate, e vincendo gli stessi eretici.

Federico Albert che fin dal 1847, all'inizio della sua

missione sacerdotale, aveva offerto la sua collaborazione

a Don Bosco, allora oscuro e senza appoggi; il Cappellano

Palatino, che cercava di accostarsi amorosamente al po­

polo per dettare i SS. Spirituali Esercizi alla maniera del

Beato Cafasso, aveva il dono di una parola facile, calda,

persuasiva, che colpiva Principesse e Re, come scendeva

al cuore dei più reietti ed umili abitanti dei villaggi.

Nel 1850 a Torino Federico Albert era stato incari­

cato, Delegato Arcivescovile, con due altri sacerdoti, ad

amministrare la Chiesa parrocchiale di S. Carlo; la sua

forte tempra si rivelò, mentre attese ai più disparati

lavori con zelo infaticabile.

Torino, che viveva gli anni della passione del Risorgi­

mento, non veniva meno alla grande missione di capitale

del Regno, soprattutto per l'istruzione superiore dei

suo Clero. La compagine forte e serrata degli educatori

lasalliam. maestri egregi di tutta la cittadinanza; l’al­

truismo e le iniziative intelligenti di Don Giovanni

Cocchi, iniziatore infaticabile di istituzioni gemali, ora­

tori, artigianato, riformatori; la Colonia agricola di

Cavoretto prima e di Moncucco Torinese poi, con t

contadini istruiti e guidati per un lavoro proficuo nella

campagna; la carità incessante del Cottolengo come il

paziente e faticoso inizio dell’opera Salesiana, formano

un complesso di organizzazioni e di istituzioni assai

degne di nota.

Ma chi pensa che Federico Albert, in breve volger di

anni, volle che nella stretta cerchia della sua Parrocchia

tutte queste opere sorgessero e si animassero di un sacro

fuoco, può facilmente rendersi ragione deH'ammirazione

grandissima da lui destata nei suoi contemporanei.

Desideroso di provvedere anzitutto al decoro della

Chiesa, e destinata all’inizio dei lavori un'oblazione

ricevuta da Vittorio Emanuele II come grazioso riconosci­

mento dei servigi resi in qualità di Cappellano di Corte,

il Vicario Albert ricorse alla Canta dei suoi Parrocchiani,

proponendo loro una genialissima forma di aiuto. I

materiali di costruzione che all'altitudine a cui sorge

la Parrocchia sarebbero venuti a costare carissimi, ve­

nivano trasportati nei giorni festivi processionalmente

(il Vicario in testa) dal torrente Stura alla piazza ora

«A lb e rt» . La singolare e faticosa processione si ripetè

molte volte e la abbondante provvista di pietra d'ogm

dimensione, così ammassata, servì, in seguito, alla costru­

zione del lungo, candido caseggiato, al centro del quale

si trova la Cappella, e che è la sede principale dell'isti­

tuto Albert. Ivi il Vicario di Lanzo iniziava nel 1858

"Asilo infantile, nel 1859 l'Ospizio per le Orfane, nel

1866 una Casa di educazione per giovinette di civil condi­

zione. e nel 1875 una colonia agricola per i figli abbando­

nati della campagna.

Anche l’Asilo di Balangero (oggi Palberti) fu - me­

diante sussidio del Comune - fondato da! Vicario Albert.

* * *

La predicazione - vero insegnamento popolare -

fu una delle più fervide attività del Vicario Albert;

andava spesso a predicare nel Collegio S. Filippo Neri,

quarta casa fondata da Don Bosco « con molta soddisfa­

zione degli alunni che l'ascoitavano con piacere pel

modo faceto, chiaro e persuasivo, tutto suo proprio che

10 faceva desiderare dovunque ».

L'avvocato G. A. Bolla, vice-pretore di Lanzo, che in

morte del Vicario Albert (30 settembre 1876) e per

l’inaugurazione del monumento che gli venne eretto

1 30 ottobre 1877, disse nobili parole, osserva che dalla

sua predicazione non traspariva che fiamma di carità:

« Noi lo udimmo dal pulpito bandire la luce del Vangelo,

e se i tempi corsero tristi per la Sacra Milizia, non lo

udimmo giammai imprecare contro il progresso della

libertà, nè scatenarsi iroso contro i civili ordinamenti.

La politica non fece mai sentire le sue ire, anzi l'obbe­

dienza ai reggitori della cosa pubblica fu sempre inculcata

come legge di q«el Cristo che volle si desse a Cesare

ciò che è di Cesare, a Dio ciò che è di Dio. No. la croce

nelle venerande sue mani non fu convertita giammai in

vessillo di civile discordia!».

La Direzione della Pia Unione di S. Massimo di cui

era attivissimo membro, accoglieva le domande per le

missioni; sempre era richiesta l'opera del Vicario Albert.

Predicò ad Ivrea nel 1865; a Mondovì e nel Santuario

di Piova nel 1866; a Saluzzo nel 1867; ad Asti nel 1868;

a Biella. Possano e Susa nel 1869; ad Alba nel 1870;*

ad Altessano, Ciriè, Busca, S. Francesco, Balangero,

Leynì, Volvera. Buttighera Alta, Germagnano, Calosso,

Coassolo, Volpiano. Barge. Baldissero di Chieri, Busano,

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