R A S S E G N A
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P O L I T I C A E S T E R A
E U R O P A E F A S C I S M O
L'articolo del
Popolo d'Italia
, il cui titolo è ripor
tato in testa a questa rassegna, fa seguito ai discorsi
di Berlino. Ai democratici di Francia e d'Inghil
terra è piaciuto poco sentir profetare che l'Europa
di domani sarà fascista, ed affermare che vere de
mocrazie sono soltanto l'italiana e la tedesca. Come
già i sommi sacerdoti di hihlica memoria si sono
stracciati i vestimenti dicendo: « Costui ha bestem
miato! ». L'articolo è dedicato a questi scandalizzati.
* * *
Durante il viaggio di Mussolini in Germania le due
grandi Potenze cacciatrici di pirati mediterranei
si sono arrese a più miti consigli verso l'Italia.
Gli accordi di Nyon, coll'affidare alla Francia e
all'Inghilterra un compito quasi esclusivo di po
lizia mediterranea e col riservare all'Italia una po
sizione di second'ordine, se apparentemente non
volevano esser uno sfregio per il nostro Paese, erano
tali da permettere che come uno sfregio potessero
vantarli i rappresentanti delle correnti politiche
ostili all'Italia che tanto spesso si mettono a far
chiasso nei suddetti Paesi. L'impressione che, non
dimeno, tutto questo ha fatto sul popolo italiano
sorpassa di poco la nozione che in Svizzera esiste
una località che si chiama Nyon, ciò che forse molti
Italiani ignoravano.
La diplomazia di Londra e di Parigi ha tuttavia
voluto in seguito cancellare ogni possibilità di sfa
vorevole interpretazione da parte dell'Italia, invi
tandoci a discutere, sotto l'aspetto tecnico, le pos
sibilità di un controllo a tre in condizioni soddi
sfacenti per la nostra esigenza di assoluta parità
con qualunque altra grande Potenza nel Mediter
raneo. Le discussioni svoltesi a Parigi fra esperti
dei tre Paesi hanno condotto rapidamente ad un
nuovo accordo concluso il 29 settembre.
Ora, le due potenze occidentali vorrebbero discu
tere con Tltalia per una comune linea di condotta
circa il non-intervento in Spagna. La loro fissa
zione è il ritiro dei volontari. Ci sono molte altre
cose da discutere contemporaneamente al ritiro dei
volontari, e figurano bellamente in note, memo
riali. ordini del giorno, risoluzioni, ecc. che ingom
brano l'archivio del Comitato di Londra per il non
intervento; ma, chi sa perchè (veramente il perchè
lo si sa), il rumore maggiore si fa intorno alla que
stione dei volontari. Lo si fa così alto, che si
finisce per far credere alle persone distratte che a
proposito della Spagna altre questioni non ri siano
che quella. E, badate bene, soltanto dei volontari
stranieri schierati dalla parte di FnÉe^onrtbè di
quelli schierati dalla parte di Valencia nettuno piò
fa motto, come se fossero spariti tutti. Evidente
mente fin che le trattative si svolgono in una ma<
niera così reticente non si arriverà a nulla. L'Italia
non dimentica certamente gli argomenti che alle
altre parti fa comodo di lasciare ncH'ombra.
* * *
In Palestina la situazione si complica. L'esasperarsi
delle agitazioni dei nazionalisti arabi, di fronte al
sempre più fermo progetto inglese di divisione
della Palestina iu uno Stato arabo e in uno Stato
ebraico, è giunto all'estremo coll'aggressione di un
gruppo di funzionari inglesi in seguito alla quale
è rimasto ucciso il commissario del Distretto di
Galilea, Andrews, a Nazareth.
La reazione inglese non si è fatta aspettare molto.
Arresto e deportazione dei capi nazionalisti, man*
dato di cattura contro lo stesso Gran Muftì, fermi
e perquisizioni, spiegamento di forze militari tale
da reprimere qualunque movimento insurrezionale.
Si parla di una crescente ostilità del mondo arabo,
o, per meglio dire, degli Stati arabi contro l'In*
ghilterra, per solidarietà coi mussulmani di Pale*
stina. Ci sarà qualcosa di vero in queste dicerie,
ma non bisogna credere che la solidarietà fra gli
Stati arabi sia molto superiore a quella che esiste,
per esempio, fra gli Stati europei. Trattandosi di
Stati, ognuno bada prima ai fatti suoi e poi a quelli
altrui: la comunità di razza passa in seconda linea.
* * *
Coi progressi militari giapponesi in Cina si ac*
centuano le ostilità inglesi e americane contro il
Giappone, che in principio dei conflitto erano ap*
pena accennate. Le proteste diplomatiche a Tokio
si fanno sempre più arcigne, la diplomazia nippo*
nica risponde sempre con amabilità, ma l'esercito,
la marina e l'aviazione giapponesi premono coi
violenza crescente. I protettori degli abissini, i pa
cifisti infuriati, i pastori e le loro pecore arrab*
biate si vanno'dimenando contro il nuovo
aggres
sore.
bombardatore di città indifese, massacratore
delle popolazioni civili, ecc., ecc. Si sta montando
quell' insieipe indefinibile, chiamato « opinion#
pubblica inglese » dei cui giudizi tutto il mondo
dovrebbe temere la severità.
I diplomatici inglesi quando prendono posizioni
contro qualche Paese sembrano dire : « Noi vi la*
sceremmo volentieri tranquilli, ma... c'è l'opinione
pubblica ». Questione die questa volta hanno da
fare con i Giapponesi. Qualcuno non li ha forsel
chiamati gl'inglesi del Pacifico?
antMAROO 610
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0 I N T E R P R E T A Z I O N E
D E L T E M P O M O D E R N O
Se la fama del Kòrmendi è attualmente superiore
a quella di altri ungheresi suoi contemporanei e
uomini di pur notevole valore, questo è da ricer
carsi nel fatto che i libri di lui aderiscono al nostro
tempo e potranno anche servire a una storia di
esso, come una delle più sincere e acute analisi
del cuore umano nel caos del dopoguerra.
Prima ancora che la sintesi sia completa, egli
istruisce già l'analisi: dalle ragioni si possono già
trarre le conseguenze, e quello che vediamo quo
tidianamente in atto, non è se non la naturale de
rivazione di quei passi e di quegli atteggiamenti,
di quei ripiegamenti e di quell'ondeggiare, che
pare molto spesso una dote peculiare dei tempi
moderni.
L'Avi'entura
ne è forse il quadro più immediato e
completo, se pure con qualche dispersione di tanto
in tanto; ma in questo romanzo è già possibile
trovare in ampio abbozzo quello che sarà poi il
leitmotiv
delle opere seguenti. Basta ricordare la
scena di Antonio Kàdàr in una camera d'albergo
insieme col giovane amico suicida per disperazione
dopo la scoperta di una malattia venerea; e poi an
cora assistere al suo trionfale frugare nello stipo
delle lettere dove è documentata la sua ascesa: ve
dere cioè il passaggio dallo smarrimento dell'imme
diato dopoguerra alla sicurez** serena di una co
moda situazione finanziaria e sentimentale, per
considerare nell'uomo della guerra la possibilità di
un risorgere, di riprendere la via chiara e diritta
dopo il grande turbamento: il desiderio di ritor
nare alle occupazioni pratiche di una vita conce
pita un po', come si dice, all'americana, dove le
nubi e gli smarrimenti si allontanano in modo tal*
volta forte un po' troppo facile, ma dall'autore
intuito e sentito e anticipato come umana neeestità
di veder risorgere l'alba dopo la notte.
Gli uomini abituati alla conquista d'una trincea,
trasportano la stessa mentalità nella vita di ogni
giorno, e la medesima gioia segue all'assalto.
Ma dove incominciamo a vedere una tristezza non
facilmente rimediabile è nella
Generazione felice.
In quest'opera si sono moltiplicate le pagine di
poesia, di cui alcune veramente belle e grandi. Ma
il clima generale dell'opera è tenuto su tonalità
molto più stanche, colori meno vivi, slanci meno
frequenti. A tratti vi sentiamo già l'effetto di
musiche attuali, dove una stanchezza si strugge
in note dilungate e strane che paiono stonate,
mentre non sono che tentativi spesso realizzati di
esprimere sentimenti troppo nostri e troppo nuovi
per essere inquadrati in un'espressione tradi
zionale.
Questo non deve far pensare che la
Generazione
sia un romanzo, poniamo, alla Dos Passos o alla
Doblin, dove ci sia un tentativo anche formale
di distacco dalla tradizione. Ànsi, quello die è
più notevole ed impressionante è che l’espres
sione di quello che ho detto prima avviene per
forma tradizionale e corretta, di una quasi clanica
compostezza. Ma le liberazioni liriche abbastanza
frequenti in questo ottimo romanzo sarebbero da
vedersi a parte, pure essendo strettamente aderenti
al complesso. Se lo spazio mi fosse sufficiente vorrei
ricordare, ad esempio, la morte della madre del
protagonista Paolo Hegedns; il suo ritrovamento e
smarrimento di se stesso nel frutteto della nonna;
il lungo diario dal sanatorio svizzero (che fa pen
sare alla
Montagna incantata
di Mann, in una
forma più rapida e più aderente al nootro modo
di vedere e di pensare, sia detto senza intaccare
il valore della
il soffiomn a Berlino;
e forte anche le ahimè pagine.
Quantunque, di fronte a queste, non ti potrebbe
anche chiedere: Ma non era già finite il rnmtnin




