la ganta imparava a nuotare _
atti rapidi a Inalim i circo«patti —
e
che gli interjtellati. avendo pregato un amico che
li chiamasse al telefono all'ora tale curando di scan
dire bene nomi e titoli onorifici e professionali, sta
vano da tem/Ht in attesa sbirciando l'orologio di
sotto l'ascella o fra le dita messe sugli occhi. Ca
pila una volta su mille, al più, che l'invito all'àp-
ftarecchio raggiunga una jtersona mentre è in acqua
a nuotare o sta sdraiata sulla boa. Se al tempo dei
nonni ci fossero stati telefoni e vasche natatorie
[Httremmo avere qualche notizia di casi tanto rari,
nelle sere d'inverno, davanti al focolare, ma pur
troppo manca ogni documento anche orale d'avve
nimenti del genere. I più attenti osservatori del fe
nomeno sanno bene che il piacere procurato dal
l'innocente macchinazione vale la s/tesa del biglietto
della piscina e che molti si sottopongono a brucia
ture di grado elevato, scheggine di selce sotto le
unghie dei piedi e jtelli d'oca violette pur di godere
almeno una volta nella vita dell'ingegnoso servizio
/possibile grazie alla tenacia ed all'ingegno di scien
ziati ed inventori. Chi sta al Itanco dove c'è l'appa
recchio può assicurare che le frasi pronunciate al
cornetto dalla
/tersona seminuda sono in genere:
«
Sì, sono in piscina...
». «
...ci vediamo
»,
o più
semplicemente:
«
Capito
». «
Sta bene
» e «
by
»,
e
che molti hanno sostituito la frase
«
andare in pi
scina
»
con questa:
«
andare a farsi telefonare ad
(tra fissa ron titoli e predicati delti all'amplificatore
della voce
». \on
saremo noi a stigmatizzare questo
ca/triccio: anzi, non esitiamo a dichiarare la nostra
simpatia
/ter la diffusione di tutti quei benefici che
qualche tempo fa si jtolevano credere appannaggio
di /pochissimi privilegiati come i direttori delle
aziende americane ed i comandanti delle corazzate.
Il piacere più diffuso oggigiorno è quello che si
significa con le locuzioni
c
poter fruire
», «
chiun
que può fruire
»,
ecc., ecc., e, difatto, ci si trova
imbarazzati quando raramente s'incontra un tale
che invece, chissà yter quali ragioni, non può
«
fruire
»
di questo o quell'altro beneficili. Va
così
nascendo una nuova minoranza o
«
aristocrazia
»
di
gente che
«
non può fruire
»
d'una infinità di cose
che sono alla portata della maggioranza e già ftens
«
d'organizzarsi, di stringersi sotto una meilesima in
segna e il loro capo sarà colui che non fHttè fruire
mai di nulla.
Vent'anni fa, ad esempio, c'era a Torino una
sola vasca natatoria in corso Massimo d'Azeglio;
la dirigeva un barbuto e manesco maestro di gin
nastica e la frequentavano i più svegli ragazzi della
città. C'era un bagnino con la maglia a righe ce
lesti. c'erano i salvagente con la dicitura sopra e
le cabine erano delle più bucate che mai si siane
vedute. La gente imparava a nuotare a un tante
/ter lezione, sospesa ad una gomena e legata co»
delle corregge; invocazioni di:
«
Bagnino!... ba>
gnino!...
»
laceravano di frequente l'aria e il giuoct
più consueto era l'aggressione in dieci contro chi
non sajteva nuotare per buttarlo dove Vacqua eit
più profonda. Sot ente si vedetano persone tutti
insanguinate in faccia e nei ginocchi per essersi tuf
fate malamente o dove l'acqua era troppo bassa
10 spettacolo del ferito nelle mani del bagnino
usata generosamente bende e cotone era freq
e gradito. La cassetta per le medicazioni faceva
mostra di sè vicino alle gassose ed ai panini
liti; nell'aria c'era odore di salame e di
le crepe del cemento, l'insidia dei chiodi r
11viscido ch'era dovunque giovatano alla freq
di piccoli e sanguinosi incidenti e quando dal f
della vasca qualche nuotatore subacqueo portava
luce un fondo di bottiglia, un fremito correva
pelle degli astanti. Ebbene, quei bagni, si sari
compreso, avevano una clientela limitata: la




