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I L C A S O T O Z Z I

Q

ualche anno fa l'autore di questo libro, Eurialo

De Micheli*

(Saggio mi Tozzi. Dal frammento al

romanzo.

La Nuova Italia, Firenze, A. XV ), ni fece

notare per un romanzo,

Adamo

, edito dal Iacchia di

Vicenza il quale sollevò un certo rumore nel campo

letterario ed anzi s’ebbe un premio. Ora, trascorsi

alcuni anni il I)e Michelis, dopo essere stato uno «l«»gli

alfieri della polemica tra contenutisti e formalisti la

quale imperversò or non è molto sulle gazzette let­

terarie del nostro paese con un accanimento che ri­

cordava le vecchie diatribe dei puristi, è passato alla

critica con quest'elaborato saggio su Federico Tozzi,

il romanziere di

Con gli Occhi Chiusi

e di

Tre Croci

il quale sboccato ari una improvvisa celebrità per

opera specialmente del Borgese subito dopo la guerra,

continua pur dopo la morte avvenuta nel 1920 a

destare l'interesse della critica e degli artisti perché

pare sia stato uno dei pochi a costruire un mondo,

collaborando con altri pochissimi nomi a smantellare

quel frammentismo che fu la caratteristica della

nostra letteratura narrativa in questo primo scorcio

di secolo.

Il Borgese ai suoi tempi nel volume

Tempo di edificare

gli dedicò un saggio che fu quello che lo rivelò, quasi

apologetico, in cui

l'habemus pontificem

affiorava attra­

verso ad una valutazione netta ed impegnativa. Si

cominciò a parlare di Verga e di Tozzi nel senso che

proprio il Tozzi sarebbe stato lo scrittore che pur par­

tendo come gusto e formazione dal D'Annunzio in

breve avrebbe superato l'astrazione estetistica di gran

parte del romanzo dannunziano per giungere alla co­

struzione di un tono psicologico lirico concreto.

Però, quando airimprovviso la critica esaltò il Tozzi

ad emulo del Dostojewski eri ererie riel Verga, il Russo,

il quale di tanto in tanto solleva il capo dai secoli

passati e si prova nella critica militante con un di­

stacco che forse gli altri critici non riescono a posse­

dere in eguale misura, smorzò di molto l’ardore elo­

giativo ponendo delle riserve che andarono oltre i

limiti d'una comprensione concreta dell'opera.

La rivista « Soiaria » gli dedicò poi, nel 1930, un

numero unico in cui i nostri giovani critici più acuti

dal Piovene al Teeehi al Franchi ricostruivano nei

diversi aspetti con un'analisi pungente e sottile la

storia spirituale del nostro. E vi fu chi pose il centro

del mondo tozziano nel libro Ricordi di un impiegato

e vi furono altri invece i quali dissero in Tre Croci

doversi ricercare la compiuta realizzazione del nostro

in quanto proprio in quest 'opera egli si era liberato

da tutti i residui rii posizioni letterarie, s’era venuto

formando un gusto attento e scaltrito e quindi quel

suo mondo così tormentato eri angoscioso

si deli­

neava in una prosa lessicalmente

ricca,

sfumata

che

arrivava a

piani

sintetici

presupponendo quell'in-

timo lavor

o analitico

che qualche volta

è

troppo

palese nei grandi romanzi dell'ottocento. Seguì poi

in questi ultimi tempi lo studio «Iella Silvi sulla

«Nuova Italia» in cui si rovesciavano le estreme

posizioni della storia critica del Tozzi per cui il ro­

manzo

Tre Croci

sarebbe stato il punto d'arrivo del­

l'evoluzione artistica «lei nostro: la Silvi invece pose

Tre Croci

all'inizio anziché alla fine riel processo arti­

stico «lei Tozzi, valutandolo come uno stadio di invo­

luzione e di disfacimento riel mondo spirituale toz­

ziano, cri il suo saggio fra i più notevoli dopo quello

«lei Marzot che siano apparsi nella «lirezione forte­

mente limitativa primamente s«>gnata «lai Russo, è

una singolare testimonianza della insoddisfazione che

non si saprebbe «lire illegittima «lei più giovani lettori

«lei Tozzi di fronte ai troppi idoleggiamenti che di

lui e rii

Tre Croci

soprattutto compì per lunghi anni

la critica al seguito «1«*1 primo, piuttosto che critico,

annunziatore «lei Tozzi, il Borgese.

Ora il De Michelis tenuto conto «Iella feconda biblio­

grafìa precedente, scrive quasi trecento pagine in cui

rielabora la storia di questa mente artistica, cercando

«li collocarla a quel giusto post«> che le compete nel

«{uariro «Iella storia letteraria del nostro secolo.

Meto«lologicamente il De Michelis è assai bene im­

postato: chè l'analisi psicologica che egli va con«lu-

eemlo non si penle mai in considerazioni astratte ma

bada sempre a ricostruire fin «love è possibile il c<»n-

creto tono psicologico-lirùo: anzi ari un «lato momento

egli polemizza contro il Piovene il quale nell'esame

e nella valutazione rii

Bestie

e «lei

Podere

sarebbe rica­

duto nel vecchio errore «lei teorici della cosùletta

evocatività postulando la possibile esistenza di un

tono non risolvibile in situazione psicologica. Così

quamlo il Borgese pare rimproverare al Tozzi la

mancanza rii quei piani analitici nella costruzione

«lei personaggi che caratterizzò la narrativa di un

Tolstoi o di un Ralzac, il De Michelis a sua volta

chiarisce la gratuità rii una simile critica aprioristica

eri esterna rifacentesi a dei modelli: sistema empirico

aggiungiamo noi che se talvolta può essere rii qualche

giovamento spesso invece porta alla svalutazione rii

un'opera rii cui il critico non ha ancora avvertito la

anticipazione rii un nuovo mondo e quindi di un nuovo

stile.

In un breve capitolo introduttivo il nostro critico

cerca di inquadrare il suo autore in quella direzione

del romanzo moderno ad una immediatezza lirica in

cui la psicologia è sì elaborata con gusto sottile e

penetrante ma è altresì sintetizzata in una direzione

«li scorciature e di trapassi per cui (tossiamo parlare

di quella ten«lenza «lei romanzo di atmosfere alla

Mansfield.

Quando poi il problema verte su quella particolare

sensualità che secondo alcuni avrebbe dominato mor­

bosamente parecchie creature del mondo tozziano

impedendo loro di costruirsi, il De Michelis ribatte

riportando l'interesse dì questo mondo ad un senso