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A rrivandovi ti appare stranamente colmo di silenzio,

' ' un'aria di provincia posa fiacca alle vie, quinte di

verde sfondano alle soglie ultime, campaniletti svettano

con loro profili acuti, raramente depongono delicati

rintocchi sui tetti sottostanti.

Gli acciottolati permettono a esili rivi intermittenti

di

svolgersi comodi, allora i gatti passano con una stu­

diosa cautela posando le zampe sulle vette asciutte delle

pietre; poi riprendono il posto ancor caldo sul gradino

della bottega, accoccolati e pacifici osservano chi passa,

sogguardando. Questi grossi mici sono innumerabili.

ogni bottegaia ha il suo. bellamente disposto presso le

insalate o le lane, lo accarezza tutto il giorno, quando

pensa e quando chiacchiera coi clienti. Sono essi di una

più fortunata schiera, che non i miserabili randagi delle

corti, che vedi sfuggire furtivi al buio, guatandoti con

accesi occhi, le piccole spelacchiate orecchie tese in

ascolto. Hanno espressioni dubitose ed oblique da ladri,

ad ogni momento sei certo che ora ruberanno il cattivo

lardo dimenticato.

Le case tutte sono dense e usate, anche quelle nuove;

poiché troppo bianche stonerebbero, questa gente pare

abbia una certa fretta di imbrattarle. Porte e finestre

tutte spalancate non hanno pudore di rivelare inesi­

stenti segreti intimi; lenzuola e materasse passano intere

giornate appoggiate alle ringhiere; ad ora ad ora si

d

'fondono commisti odori di minestre e di fritti, o di

caffè acquoso.

Fani assommati a piani, egualmente con una triste

rronotonia, strabocchevoli di alloggi, alloggetti, stanze

sole, accomunate da balconi lunghissimi che dànno su

corti un poco nascoste e rimote, vi spira un’aria di can­

tine. Salgono i gridi piagnucolosi e le rissa di marmoc-

chiotti agitati: ma talvolta essi siedono sulla fredda mas-

s tciata. e immoti lunghe ore, con una scarpa in mano,

forse sognano presepi e cennamelle. Solo per il tempo

d1 cena, quando vanisce l’ultimo chiarore, si levano

cempennando. Mentre i fratelli tornano un poco neri

ir

volto dalle fabbriche, appoggiano la bicicletta al muro,

gettano il mozzicone, e corrono a lavarsi festosi.

Le dome possono anche uscire scamiciate ai balconi,

rivelando le forme fiacche e abbandonate e spoglie.

Ma se chiamano poi seco lamica, che rosicchiava gris­

sini aspettando la cottura delle zuppe, quella si fa d'un

tratto dubbiosa, un certo ritegno la confonde mentre

varca dopo molti inviti la soglia. Eppure non ce niente

da nascondere, ognuno conosce a memoria le proprie e

le altrui vuote stanze. Alle bianche pareti corrono, presso

il soffitto, bordi azzurricci, sopra raramente s’inghir­

landano rosucce a macchia.

E se scende finalmente la sera, alloia dai colli cala a ,<.6-

gere folate il profumo delle vigne e dei campi, una respi­

rabile purezza penetra le larghe vie e dolcemente s’af­

fretta per le aperte case, i prati sanno finalmente d'erba,

i ragazzi e le ragazze vi si adagiano con gradita mollezza,

parlano di sodi amori, fischiettano e pensano cose buone.

Le madri e gli uomini placidamente si avviano ciabat­

tando ai marciapiedi, scacciano i gatti con imitati mia­

golii cupi, ridono o tacciono o si confidano tutti i segreti

e i rapporti.

Intanto il cielo s'è slargato potente ad accogliere il

pacato brus o che ascende molle, ampie s’abbandonano

le nubi ad un notturno riposo, repentine s'infiammano

le stelle irrequiete attorno ad una luna facile e grassa,

le case si picchiettano di lumi, crescono in altezza, biz­

zarramente restringendosi a mano a mano che si fa più

buio, un senso di fraternità povera sale e serpe, e chi

può si ripara e s’accosta all amico stanco e noioso, di­

mentico di bisticci, pur di non esser solo questa notte.

Ed ella viene, sempre un poco arcana, non ostante i

rauchi commenti della radio al caffè, le luci dei lampioni

sono sempre un poco dubitose e tristi, i comignoli neri

e sottili sempre un poco ritrosi e lontani, i viottoli

sempre un poco segreti. Soli i colli distendono sereni

il nitido fianco, alla notte ben più chiari ed aperti, ampi

respirano diffondendo la necessaria calma per sopportare

l'incipiente senso di paura solitaria delle ultime luci,

già si spengono dietro le ultime persiane, fino alla de­

serta veglia accorata dei lumi assenti e disadorni delle

vuote vie. Allora uscirà dal buio il malinconico canto

della notte, una canzonaccia infinita selvaggia e roca,

piene d ’un dolce dolore le rare risposte saltellanti della

chitarra, e sarà facile al lavoratore, che gravato da

massiccio sonno, volge pesante il ben robusto fianco nel

letto già sconvolto, crederle singhiozzi.

■ZIO «AMI

M