insiti i migliori fra i soci, usili il Conte Morozzo, il
( ’sivsilicr Kohillant, il dottor lionvoisin, il Conti-di
S. .Martino cd il Conte Bsilbo, sii quali si siggiunsero
in seguito altri membri: PAbate Csiluso, il d o tto r
Dana, il professor ltrugnom.
Ma non solo i nomi ci dicono in qusil conto fosse
tenuto l'argomento, imi il numero delle memorie ci
sissicursi che si toccava un tsisto che se stsiva a cuore
sii torinesi per un motivo, rivestivi! il csirsittere di un
problema universale.
Ottsintsitrè furono le memorie presentate. 11 rehit ore
del concorso mai vide ta n ta abbondsinzsi di m ano
scritti e tanti) interesse per PAccademia. Nè si tal
numero si fermarono coloro che si interessarono del
l'argomento e ne scrissero, in quanto molteplici fu
rono le opere staiupsite prillisi e dopo il concorso, sul
uso dei cittsidini studiosi.
.Ma i tempi non erano maturi. l*cr quanto i cultori
di scienze economiche e socisili si fossero prodigati, la
Hesil Accsidemisi, forse timorosa di innovazioni so-
cisili, non ne giudicò alcuna rispondente ai tini del
concorso e ne divise il premio fra il controllore Tempia
e l'avvocato Kiccardi come fra i più meritevoli.
Quali fossero i progetti sissistenzisili «lei vincitori
non ci è dsito conoscere. Nella relsizione alla sctluta non
se ne fa cenno. .Ma il relatore scriveva: « lo credo che
vi sismo nella economia politica <h*lle verità che uno
spirito giusto ed illuminato deve siccettare come d i
mostrate rigorosamente, m a qusilcuna «li queste ve
rità non hanno ancora conquistato unsi cittsMlinanza
universale; i>er conseguenzsi in una discussione di tsil
genere si è ridotti a disputare non solo sull’appiica*
zione del principio, ma si è forzsiti a bsittersi per sta
bilire i principii stessi ».
Qusinta verità in queste parole! quantsi tristezza!
L'ordine od il sentimento era, sillor.i, di non stndstrc
vers«> il popolo, e si discuteva anzi se al popolo sp et
tasse o fosse necessaria un'sissistenza socisile... m entre
la rivoluzione francese urgeva siile porte! Forse la
chiave del tardivo sorgere delle sissicurazioni sociali
stsi nelle frsisi riportate che risjiecchiano il tempo sinché
se nienti superiori già sentivano quella imperiosa ne-
cessità di cooperazione oggi totsilmente in sitt<».
Ma se nulla sappisuno «Ielle memorie prem iate, ri-
mane il libretto «li un anonimo torinese che non
concorse all'accsideinica palma, m a esam inati i mezzi
proposti dsii concorrenti e avendoli giudicati «lei pstl-
liativi e non delle proposte concrete, ritornò sull'argo
mento stampstinio una •<Memoria |
ht
servire di ri-
sposta al programma «lei sig. Barone «Iella Turbie
sopra i mezzi «li soccorrere i torcitori «li seta negli
anni che questa manca. Illu strata con note. Carm a
gnola 1788 » nella quale fra l’altro propine quello
che in seguito fu il fondamento ed il caposaldo delle
sissictirazioni socisili.
Scrive l'anonimo:
■Sul gioruali«‘ro stipendio d'ogni torcitore si levi
hi metà «li un stililo, siamo obbligati i patirò ni j*.
qusili essi hivorsino, psigsir la m età d'un altro soldi,
in ciascun giorno oltre il tlovuto salario; il soldo in
tero clic risultsi d a cistschcdun lavoratore in ciascnt
giorno, si m etta in riserva. Supponendo che siano
l.‘».(Min torcitori, i qusili impieghino neU'sinno
giorni sii lavoro si avrà in un suino hi sommi! di Im
187.àOO, ed in cinque anni lire 937.àOO. Con <(uest<j
tl«*naro ricavato senza incomodo dei torcitori, senij
molto peso dei psidroni, senzsi imporre tributo su.
pubblico o gravare le finanze, si avrà un mezzo pii
che sufficiente per formare quello stabiliment«i eh*
il governo crederà più utile, con cui occupare e sot
correre i torcitori di setsi negli siimi dissistrosi. »
Lsi concreta proposta ci fsi certi - come abbiami
accennato - che le siltre forme di sussistenza «litlerv
vano di gran lunga ed ersin probabilmente sirzigogoi
lettersiri, tornei di scrittori assetati di palme accadi
miche onorificenze che contavano moltissimo in temp
in cui all'odierno vivere pericolosamente si predi
gevsi il trsinquillo tìlosofsire. Come i torcitori «li seti
abbiano risolta la situsizione con siffatte
eliti-*
chi*
cliierone, si ignora. Soffrirono in silenzio sperando
1
una sinuata migliore o nella rivoluzione che siucb
allora ersi ristabilimento «li principii, premio sii L
vom. sicurezzsi per hi famiglia, protezione sii
prusi.
Se pensiamo ‘die già Titillisi fin dal IMI* ave*
«hito vita, ctil I)og«* (ìiibriele Adorno, ad una ver»
propria forma «li sissicurazioni marittime, è inolt
tltilorosti constatare che l'um an ità non abbia mai ai
tuato provvedimenti clic tendessero a protegga
contro i casi «li m ancanza od incsipacità sii lavon
coloro i qusili nel lavimi hanno l'unica fonte per Pai
quinto «lei necessario alla vitsi.
Quanti secoli d a quella norm a «li «liritto indiano d
si preoccupava d ’un saggio maggiore sull’interesse
il denaro m utuato in commerci svolgeutesi in regia
selvaggie o per msire; m a che dim enticava il lavon
tore, cosa e
11011
persona, oggetto e non so|
schiavo in tu tto e per tu tto dello stesso lavai
VITTORIO AMEDEO I ' E TORINO
littorio Amedeo I lìnea di Savoia dal 1630 al
1037. ebbe nel ricordo delle età saccentire una fama
Quanti secoli senzsi un soffio d'um anità prima d
'm interamente adeguata alle sue rirtù di uomo e di
giungesse un N atale del Duce e l'sissistenza d'un Pi
hrnn,,>- Successo al glorioso padre Carlo Emanuele I
tito in
uni
comprensione totalitari;, del dar.- a <
ira»™ , , la .partntma epiiemia
t*o pre i
abbisognsi, generosamente!
P**te s'erano abbattute sul Piemonte, egli concluse
,
,
_ 1631
la
MM
di Ckerasco
,
per la quale, pur col
11 psiragone ci renile pensosi, m a ci porta ad am i
.<
. ..
. r
..
..
v
^
Moroso sarrtfizut di Ptncrolo, potè ampliare tl suo
le Nazioni, o presto o tarili, dovranno guardai*
Come già un tempo, e purtroppo solo come «j
si guardava al piccolo Piemonte.
GlUSCPPf OUVfl
ran- l'o cra redentrice ddTItalia fa*i«t» .he nd w ,
trrr, , uUa drtlr„
,
religione del lavoro ha portato la «anima delTaml H
,.,„a
di Allla
,
alninf
odiargli.
e la luce ili una disciplina che trascende per raggil
*
drammatiche e intricate ricad e di quel periodo
gere quel line universale di cooperazione a cui tri
torio,
in cui il vecchio giuoco della rivalità franco spa-
*°lti ni complicala ai contraccolpi della Ouerra dei
r*t'tinni, indussero quattro anni dopo Chcrasco,
Fil-
tr,,‘
-l
medeo
/
a riarndnarsi alla Francia col trattato
i hindi
(1636);
grande era la sua dichiarata finalità:
*dip, ndenza delTItalia dagli Spagnoli.
Ma
Vegoismo
duro ed esigente del Richelieu, la fiacca od incerta
azione dei Duchi di Parma, di Modena e di Mantova
che avevano aderito alla lega contro la Spagna
,
Vinetti-
tudine boriosa del Créqui, comandante delle truppe
francesi in Piemonte
,
impedirono quel rapido e deci
sivo svolgimento delle operazioni militari, che le rirtù
guerresche di Vittorio Amedeo I, scevre di quegli osta
coli avrebbero assicurato. Il Duca tuttavia potè riaf
fermare il suo valore
,
spesso dimostrato, fin dalle guerre
di Carlo Emanuele
/
durante le quali aveva con suo
grave pericolo salvato il padre, già circondato dai nemici
francesi. Direste tra pioggia e neve le operazioni d'as
sedio contro Breme, che cadde
in
tuo potere; ricostruito
in poche ore di notte un ponte distrutto dagli Spagnoli
sul Ticino,
ne fece strage a Tomacento; ancora
li
cinse
a Mombaldone. Ma poco dopo
,
il 7
ottobre
1637,
Vittorio
Amedeo 1
si
spente per
«*4
breve malattia:




