Chi erano le dodici Veneri per celebrare le quali
l'Amorevoli avrebbe portata la mobilitazione in Par
naso.' Beatrice Langosco, Marchesa di Pianezza, amica
di Carlo Emanuele:
che se la balla
le grazie calla,
e so la }>arla
la sforz'amarla
Giovanna Craveta:
dove Cupido
tien fermo il nido
Virginia Raspa, altra amica di Carlo Emanuele. Ma
dama d ’Aglié, la Contessa di Rovigliasco, Madama La
Colatrala Craveta, Madama Mastra Cdannina, Dami
gella Lavinia Zucarella, Madama di San Giglio, Madama
Gianotta Cambiana, Madama Maria Margherita Rossa
e Madama Leonora Provana.
E con tante bellezze riunite in una sola quadriglia
si potrà ancora accusare di servilismo e di adulazione
quel Domenico Bruni, anch’egli comico Confidente, che
in un prologo indirizzato « all'Illustrissimo et eccellen
tissimo Sig. I). Emanuele di Savoja » afferma che Ve
nere « vile stimando il suo albergo tra l’ariete e i gemini,
in questo celeste Tauro la sua stanza si prende, dove
i tesori delle sue gratie et degli Amori non con liberale
ma con prodiga mano dispensa? ».
Gli anni passano e la tradizione non muta.
Un secolo più tardi un viaggiatore francese, il La
Lande, può ammirare ancora « les femmes de Turili qu:
sont tres bien faites et qui ont beaucoup de gorge »
t
rendere, in tal modo, più plastico il giudizio del Duten>
che aveva scoperto nelle donne torinesi ■<le plus l>ea>;
sang qu’il v ait en Europe ».
La nuova moda giunta d ’oltralpe con le prime aurt
rivoluzionarie permette analisi ancor più intime e valu
tazioni piìi concrete. Ma che possono temere le donnr
torinesi '<envelopécs » in vesti
•<à l’hypoetile
» se gli ab
bigliamenti rivoluzionari
«
permettent d ’entrevoir aver
une certaine sincerité des corps nerveux et ravissants? ■
Si vuole, ora, conoscere una autentica bellezza ton-
nese, una cittadina tipo, della Torino della restaura
zione? Un medico, il De Rolandis, con il suffragio delL
scienza e della competenza specifica, può appagare
questa curiosità: «capo piccolo di bella e lunga zazzen
ricco, collo disteso, j>etto di lattei globi a suftìcient
ornato, statura mediocre, pelvi larghe, membra anv
tondite, delicate e fine, colorito pallido candido, nasi
affilato, occhio ceruleo, fisionomia allegra, atteggiamento
sciolto, andatura snella •>.
Quante donne torinesi si troveranno riprodotte nelL
descrizione «li queste grazie suadenti, e si scopriranno
dotate di un
/inique dii róle
atto alla personificazione
della bellezza tipo! Ma attente alle eccessive indulgerla
e ai pericolosi entusiasmi che il rovescio della medagià
è forse meno allettante.
Un saggi«> abbandonando Torino, dopo un prolungate
soggiorno, scriveva: « Faire lelogedes dames c’est fain
preuve de bon gout; d ’ailleurs c’est annoncer qu’ot
a été bien avec elles, et ce bonheur en vaut un autre:
cela prouve encore qu’on a re^u une education eie
gant ».
Purtroppo non tutti coloro, il cui soggiorno torinesi
fu rallegrato dalla presenza di tante belle donne, godei'
tero di tale saggezza privi come furono di quello spiriti
cavalleresco che. a volte, fa bello il sa|>er tacere. M
j
anche se qualche neo comparirà a conturbare la totali
bellezza delle antiche donne torinesi ciò non potrà tut'
tavia menomare quelle doti di cortesia, di gentilezza
di eleganza che hanno reso ammirato il Venturino e i
Goudard e meravigliato il Grosley, il La Lande, il Millin
il Breton de la Martiniere che scoprirono nella societi
torinese la società più borghese ma, nello stesso tempo
la più onesta" non solo d ’Italia ma d ’Europa. E allon
chi non saprà perdonare a queste belle peccatrici ricor
dando l’insegnamento evangelico chi è senza peccati
scagli la prima pietra?
E ciò anche se l’impru«lente anonimo comasco,
una lettera alla sua bella non si trattiene dall’insin
che Torino è città dove vi « è quantità di donne
che con p«jchi denari et fatica meno avere si ponno
Esaltazione della propria continenza al fine di acci
i propti meriti e per ingelosire un poco madonna
tana?
11
male si è che, pochi anni dopo, il solito abate
(i .
F.
Rucclhli sembra confermare questa certa qual
facili generosità deH’ambiente femminile torinese, anno
tando nel prezioso
Diario
ch«‘ i suoi colleglli (le si
gnore Camerate) « non ancor satie di ballare et di go
dere di quella libertà che quasi più che franzese ivi si
esercita con baci et altri diversi giuochi allegri se ne
andarono ad alcuni festini che per la città si facevano ».
E, indubbiamente, il seguito del Signor Ambasciatore
doveva trovarsi perfettamente a suo agio se abban
donava, |>er le belle torinesi, il rappresentante di Ferdi
nando II «li Toscana in piena solitudine nelle stanze
dorate «lei Signore di Monta, a riadattare, per uso della
reggente Anna Maria d ’Austria e del giovane Luigi XIV,
il testo delle condoglianze che il granduca aveva in
viato, per la morte della madre, a Luigi X III, dece
duto nel frattempo.
Ma quasi ciò non bastasse ecco Giacomo Casanova
imputare i suoi insuccessi più spiacevoli alla vigilanza
oculata della polizia dei Savoja piuttosto che alla con
tinenza delle donne torinesi, e il Dutens meravigliarsi
che «les dames et les femmes de la premiere bourgeoisie »
abbiano ><un ami
011
un amant déclaré, cherché par la
famiIle de la femme, «pii les accompagne partout ».
Ma l’ottimo Dutens cerca di attenuare la crudezza
delle sue espressioni creando vittime «Iella moda e del
«b«>n ton» queste bello donne «assez disposées à la
galanterie » e che mettent en jeu tous les charmes
dont elles sont pourvues par l’art et la nature à fin
de >’assurer une compiete brillante ».
Ma queste « galanteries » fiorite attorno alle ampie
crinoline, alle parrucche capricciose, e sollecitate da nei
abilmente posati sul limite della scollatura, saranno tra
volte esse pure, sul finire del secolo, dall’ondata rivolu
zionaria? Il Petit-Radel, che si trattiene qualche tempo
a Torino nei primi anni del secolo XIX, risponde esau
rientemente a questa domanda: «les femmes de lurin
sont géneralement d u n e belle taille.ellessontmammeuses
et ont le teint assez aninié; elles sont fort agréables en
societé, fort gaies fort actives dans le tète-a-téte quand
on a su les mettre au diapason du sentiment qu’on
prouve pour elles ».
Vestite
a l’hypocrite,
o avvolte nel
teblier caracò
o
infagottate nelle nuove vesti, che tendono a ricoprire
le spalle e le braccia e a rigonfiarsi attorno al collo, le
donne torinesi si presentano al nuovo viaggiatore forse
ni» no «galantes » ma pur sempre «gaies et actives ».
L.! colpa? dei mariti, assicura il De Brosses. che hanno
la (KTieolosa abitudine « de faire porter à leurs femmes
un nomme différent du leur »; il che, commenta il viag-
giatore francese, rende oltretutto soggetti « à de fa-
fht iim.-s équivoques ». I mezzi per conquistare questi
cu« ri femminili? Il giuoco; purché si sia o si finga di
essere maldestri e sfortunati. « Pour ètre heureux aupres
du U'aux sexe de Turin il y a un moyen, qui est d ’étre
malheureux au jeu. Un cavalier fait s’y prendre ainsi
est déjà bien avance en amour. C’est le sublime de
l’art d ’aimer ». Ce ne è garante un falso «
Espion Chi-
nois
» in una sua corrispondenza datata da Torino sul
finire del secolo XV II1. Ma questo avventuriero fran
cese, che tenta, invano, di ripetere nei vari paesi d ’Eu
ropa le inimitabili imprese del Cavaliere di Seintgalt,
quantunque sfortunato al giuoco non dovette, in giusta
proporzione, essere fortunato in amore se fra le righe
della sua lettera si lascia sfuggire una implicita confes
sione dei suoi inutili tentativi con le donne torinesi.
« Ailleurs le soin des femmes tend à ravir les coeurs, ici
elles sont occupées à enlever des bourses ».
Il danno e per di più le beffe! Lo smacco è, indubbia
mente, assai penoso per un dongiovanni rotto a tu tte
le astuzie, un avventuriero senza scrupoli e per di più
francese.
Ma giungono gli anni migliori. Le prime voci agitanti
ideali di libertà e di indipendenza portano in seno alla
società torinese un fremito di vita nuova. Si preparano
i grandi eventi: e le donne torinesi ridivenute madri,
spose, sorelle, tremano e pregano per i figli, i mariti,
i fratelli, oggi cospiratori, domani soldati del nuovo
Piemonte.
Un sipario è calato rapido e inesorabile sul passato.
Ma le antiche belle donne torinesi non temono del
giudizio dei posteri. « Il faut toujours dire du bien des
femmes. cela porte bonheur ».
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f/ .- a
Costumi italiani dal XVI
m coIo




