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Lettera del Principe Vittorio Amedeo alle Madre (ISfS-té)
x\ sospetto nll<un di rfieno, ma gli storiri moderni
iti
iloiiii infere In morte dorntn n febbri perniciose.
(furxt'attirità di i Ihica in trattati e guerre, ehi abbinino
riassunta, è la
/mite più
g n u
miniente nota del
sn o
ngno: ma tutta una fasta opera di restaurazione interna
lo ri si ugual un uh benemerito dei suoi popoli. F di
tale
su a
azione, tanto pin notefoli considerando la
latrila del peritalo in fili resse lo Stato, rosi scril'r
giustamente il più dotto t
acuto
storico di Vittorio
Annitrii l, il Prof. Sai ratiirt Fon dilla nostra città:
(ìiustizin td ordini
sono
i cardini dilla sua opini
restaiinitrire; giustizia td ordine lo guidano in ogni
suo
prorredimt nto rifili, finanziario, militari, r giusto
prinripio informatori d u i rara dall'ambienti piemon
tese pii no di rigidità morale r di disriplina r impron
tarti nllii grandi tradizioni di Emanuele Filiberto ».
La ritta ili Torino di re a Vittorio Amedeo
/
numerimi
prof redimenti, rhe risponderano a quei muretti di
ordini i a criteri di decoro, degni della rapitali• di un
forti i glorioso Sialo. Sfiondo un m isi mento del IH-il,
Torino contara trentacinquemila abitanti: la pesti
lenza, in gueU'anno in forte diminuzione
f
ne tirerà
uccisi cirrn ottomila, xnprrando nelle proporzioni gufila
di Milano immortalata dal Manzoni. Vittorio Amedeo
/
ridir chi la città, do/m i flagelli del morbo e della corcatiti,
riprendesse un'esistenza di atticità e saggia disciplina.
!kensò prima di tutto a renderla più salda militar-
Lettera dal Principe Vittorio Amedeo al Padre (Il luglio I4M)
mostri, il Centauro, simbolo della ferinità, Vldro
,
del
l'ozio, il Leone, delVira
,
il Drago, del disonore. V'erano
sei cammelli con caraìratori in costume orientale. Il
Iflirti partecipò alla simbolica lotta, a capo della squa
driglia detta del Fato, preceduta da un carro con sole
fiammeggiante, una luna (l'argento, e terra con erbe e
fiori rariopinti. Sei corteo, era oggetto di curiosità e
di simpatici commenti un gentiluomo rcstitu di raso
con rirami d'argento, ancor giurane e già non meno
scaltro che garbato diplomatico, predextinato ad assai
maggior rinomanza e fortuna: il Mazzarino, ch'era stato
mediatore della pace tra il Piemonte e la Francia.
La srra dur atrri, detti del monte Olimpo e del ballo,
percorsero con una fiaccolata la città, tra liete muniche
ed immensi errira, poi ritornarono in piazza Castello:
là ri fu spettacolo di macchine ornate, di balletto
,
di
fuochi artificiidi. Ma ancor più seducente fu una festa
al Castello del Valentino; gVinritati dalle finestre fu
rono spettatori dell'arriro d'ima nare sul Po, detta
degli Argonauti, che si aranzara risplendendo di stelle,
tra un suono di fanfare e di tamburi. Momenti di
brillante letizia, ai gitali purtroppo seguirà pochi anni
dopo, con la morte di Vittorio Amedeo
1
, un triste
periodo di sanguinose lotte per la Hcggenza, e di m in o
rate minacce straniere contro Vindipendenza del puese.
Ma la ricostruzione militare, il senso forte dello Stato,
thè Vittorio Amedeo I e i suoi grandi predecessori are-
rano dato al Piemonte, alfine lo (lacerano far risorgere,
acriato a più raste italiche fortune.
L. W . BERTOLOTTI
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l'iilliin dell'Annunziata. Artistiche pure la stanza detta
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'dentino », don si raffigurò Apollo rln affida
il
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'lazzo alla protezioni tiri centauro duroni , la
»Uin:<i del » l'o », e limila
«
dei (tigli ».
Vittorio .[inulto I dimostrò amorosa prrmnra per
furti, sebbene i tempi ingnillì non gli permettessero
ili ini' guanto tirerà in animo. Volle che si stendesse
mi im i ntario per i quadri della galleria lineale, con
mini critici su ogni dipinto, e illazione sullo Stato
ili iimsireazione. Stampato nell'aprile del Hi'tì, l'in-
rnitnrio elenca S‘Jfi quadri nel Palazzo durale di Torino
lìil m i castello di H indi e IfS a M inifiori. Altri
quadri arricchirono la galleria ducale nel rimanente
firmilo di Vittorio Amedeo I, e tra essi, quello che
rimimi tra i cupola fori dell'attuale Pinacoteca, il ritratto
dei piccoli figli di Carlo
/
tVInghilterra, opera di
Vini hgck. L'arte tipografica in Torino migliorò con
riutfoiluzione di un torchio per la stampa in rame.
('mi Vittorio Amedeo I, Torino non esperimento
millanto i preparatili e i riflessi di aspre guerre, gli
orrori drll'rpuh mia, il stipitate e faticoso Ira raglio della
ristaurazione statali: giorni di splendida esultanza,
di commossa ed unanime festirità allietarono di nuora
Mlez:a e d'inconsulto tripudio la sua sereni e disci
plinata esistenza. Le festr più grandiose furon gutilc
per la nascita del primogenito ili Vittorio Amedeo I.
.1
piazza Castello si smise per il lieto creato lo spettacolo
drttn <• Il trbnfo delle allegrezze del Mondo
»:
quattro
»Hitnilriglie di caralirri si rombattrrono contro quattro
menti, roti la costruzione ili bastioni in quella parti
detla città nuora, che il padri ri tirerà fatto aggiunge
fi
La zecca di Torino si arricchì di macchine coniatrit
proreiiiriiti titilla (termania insieme con operai
quella nazione. Furono
coni
pittate li chiese del Mot
ilei Cappuccini, dilla Madonna degli Angeli, di S. F ri
cesco
da Paola: ma il più grande laroro edilizio
giù Ilo del Valentino. La Ihichcssa Maria Cristii
da! rinice ingegno, amica di festose eleganze, doti
d'un si nti mr
nto
artistico il quali era un'eredità matei
dei Malici, desiderarti un
n u o ro
fabbrirato rhe si4
tuissr il Valentino primitiro. F nel Ui-i-i ne fu
<1
ziata la costruzione, diretta dall'insigne architetto
di Castellamontr. I padiglioni del castrilo seron
progrtto
dannino essere otto, angolari, uniti da gali
ma difficolti finanziarie li fecero ridurre a qua
F. risalgono a quell'epoca la sala detta Stanza
1’
dal colore del
suo
fondo con rilicri dorati, tappez.
di corami d'Olanda a rabeschi d'oro
,
su fondo
C
con graziosi stucchi dalle cifre intrecriatr di
l
iti
Amedeo I e Maria Cristina: i pittori per questa
furono Isidoro llianrhi [con la costellazione sim
del Toro incoronato da tre
.\
infe, e Apollo ron gu
putti rhe raffigurano Ir quattro stagioni), e
.4
Casella, artista di srene mitidogirhe nel fregio e
guattro rom partimenti del soffitto. La stanza detta
U ose
era la rumerà di Maria Cristina, e prender*
nome dai mazzi di rose intrecciati nei fregi ni nodi




