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a uiiit t itisi <1**1 J7 settembre 18.17, S. M. Re Carlo
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Alberto si recav a personalmente a Sun Salvano,
per consegnare alla Suora Visitatrice Marie Miidclcitic
Lsinglois Figlia «Iella Carità ili San Vincenzo de' Paoli,
le chiavi del Convento, rimessegli dai RR. IM*. Serviti.
Ivi ebbe, da (|ucl giorno, stabile dimora il primo
gruppo delle Suore, che sotto la guida della V isita
tin e Suor Marie Madelciua Langlois, e dcU'Assistente
Suor Marie Lafont, dal 10 maggio 18.‘13, aveva iniziato
in Torino, iu un locale preso in affitto nel palazzo
Viuaj, in Viale del He. la prima Casa Centrale delle
« Figlie della Carità in Italia.
Venivano da Parigi, dove tin dal I033 la Congre
gazione era sta ta affidata da San Vincenza» de’ Paoli
a S iu ta Luisa di Murillac, nella Parrocchia di Saint
N'icolas dii Chardonnet.
Il signor Marc’Antonio IMirando, P rete della Mis
sione, aveva sottoposto a S. M. Re Carlo Alberti» il
progetto di stabilire iu Torino una Casa Centrale ed
un Seminario, perchè le Figlie della Carità potessero
iniziare in Piemonte il loro apostolato.
Varie cause avevano suggerito al signor Marc'An-
tonio D urandola richiesta al Superiore Generale delle
Figlie della Carità di Parigi, ed il ir» ottobre 1833 si
ottenne la Lettera Patente colla quale veniva ricono
sciuto lo stabilimento di d etta Compagnia in Piemonte.
Nello stesso anno S. M. He Carlo A lberto elargiva
35.000 lire chiedendo l’opera delle
>
Figlie della Carità
per P<Ospedale Militare di Torino, dove esse assun
sero le cure degli ammalati il 3 agosto 1833, in nu
mero di cinque: Suor Cécile Sièvre, laicie liesancel,
Félicite Pradiè, Sophie Gerardi. Josephine (ìros, tu tte
provenienti ilalla Casa Madre di Parigi.
Le Suore Francesi avevano avu to dal signor Marco
Antonio Durando un preciso m andato: quello cioè
di coordinare e di condurre ad un a certa uniformità
di vita religiosa le Suore di due piccole Comunità, già
preesistenti in Piemonte.
Fin dal 1711, infatti, alcune zitelle che avevano
iniziata vita in comune, chiam ate dal Nunzio Apo
stolico Monsignor Merlini, da Cortanze d ’Asti si erano
trasferite a Montanaro Canavese; venivano chiamate
« Madri Terziarie ». e professavano la Pegola di San
Francesco. Non esigevano dalla popolazione alcun
compenso per le cure prestate agli infermi, e per
l’istruzione im partita alle ragazze del paese, e vive
vano del loro lavoro e dei frutti delle loro «loti, messe
in comune.
Verso il lis o il Cardinale Vittorio Amedeo delle
Lanze, Arcivescovo di Torino, faceva dettare alle
• Ma<lri Terziarie » di Montanaro un corso di Spirituali
Esercizi dai Preti della Missione. Da questo fatto e
solamente da questa data ebbero inizio le relazioni coi
Signori della Missione. »*tu traverso a questi che il (’ar
«liliale delle Lauze realizzò il disegno «li dare forma
stabile, fisionomia propria alla piccola Comunità di
Montanaro, tino allora in formazione ed incerta sull'io-
dirizzo. Sempre per interessamento del Cardinale*
traversi» i Preti della Missione, !«• Suore ebbero it
seguito il nome di »Figlie tli Carità e l'uniforme «|U&;
uguale a quella delle • Figlie della Carità »«li Parigi.
Nonostante le strette relazioni contratte eoi « Figi
«li San Vincenzo >. le » Figlie «li Carità » «li Montanari
conservarono la loro piena autonom ia tino al I-
vembre 1788, giorno in cui chiesero ed ottennero di
venire aggregate alla Comunità «li Parigi.
Sopraggiunti i moti della rivoluzione francese pei
le .sopravvenute ditlicoltà «li comunicazione Faggi*
gazione non potè effettuarsi in pieno, e la fusione
dei due Istituti, «li fatto, non avvenne mai.
Le " Figlie «li Carità » di Montanaro non venne»
sciolte «■ tanto meno disperse: durante il periodo più
<riti«<> della rivoluzione vissero nell'um iltà, uniti* «1
incolumi.
11
Decreto del (Soventi) Imperiale del
1S
febbrai'
IMO!* dichiarava sciolte tu tte le congregazioni <>spi-
taliere, gli S tatuti delle quali non fossero stati appro
vati, avanti al 1° gennaio 1S10.
11 Consiglio Comunale di Montanaro con oriliuato
«lei 7 aprile 1SUI), si rivolsi* al Vescovo d 'Iv rea pregan
dolo «li ottenere dall’im peratore <l'approhation «Ir
«•ette congregatimi hospitalière conformeineiit au de-
crct imperiale dii IH février e «li metterlo sotto l'alt»
protezione di S. A. Madama Madre dell'imperatore.
Nel frattem po le «Figlie di Carità» «li Montanaro
passarono sotto la dipendenza d iretta del Vescovo
d 'Iv rea, sotto la quale rimasero e si mantengono*
t ut t'oggi.
Anche durante il periodo burrascoso della Rivolu
zione francese, essendo soppressi, sebbene in forra*
meno diretta, i Preti «Iella Missione avevano conti-
nuata la loro assistenza spirituale alle Figlie di Ca-
vennen» apertam«*nt«* ripresi i con tatti fra le «tur
Comunità religiose, |M*r opera del signor Giuseppe
G iordana.
Dal IH'.".* al 1835 le relazioni si intensificarono:
da Montanari» Canavese alcuni soggetti passarono
ai
Noviziati» dell** Figlie della Carità ■ della Casa Cent
di Torino, e«l ivi rimasero, a eomp etare i voti mona*
stici e a«l iniziare l'apostolat<» «li Itene uegli osped
ma il Convento di Montanaro Canavese n«*l 18.V» ruppe!
ogni relazione di aggregazione e di scambio colle
Figli* della Carità» di Parigi, riducendosi a vita riti
rata «•modesta nel paese d'origine sotto la direzione «lei
l'arroi o del luogo, «* lavorando a sollievo degli infermi
,• pei l'educazione civile <* religiosa delle fanciulle.
Altra Comunità che ebbe «tiretti rapporti colle
Figli»* «Iella Carità di Parigi fu quella fondata a Ri
varolo Canavese da Madre Antonia W rna,delle «Suore
,li Carità «Icll'Immacolata Concezione ».
Madre Antonia Verna con otto compagne aveva
vestito l'abito «*fa tta professioni* religiosa il 10 giugno
ISI’S. in occasione della visita pastorale a Rivarolo
lanavcse di Monsignor Pochcttini, Vescovo d ’Ivrea.
Nello stesso anno cinque fra le Suore della nascente
Congregazione chiedevano al Signor Giuseppe Gior
dana. prete della Missione di prenderle sotto la sua
direzione spirituale.
S. M. il Re Carlo Felice, il 7 marzo 1S2S aveva,
data la sua approvazione con Regie Patenti alla Con
gregazione di Rivarolo Canavese.
Av vennero in seguito scambi di soggetti fra i Con
venti di Rivarolo e di Montanaro, e si iniziarono i
servizi ospedalieri.
Il
luglio ISL'8 si apriva l'ospedale iu Rivarolo
Canavese; nel 18.11 quell»» di Ivrea coll'aggiunta di
un laboratorio; nel
1S.TJgli ospedali ili San Benigno
Canavese e di Somm ariva del Roseo.
Queste quattro Case rimanevano, purtroppo, isolate
tra di loro: mancava una versi coesione ed una unità
di indirizzo, tan to che il signor Marc’Antonio Du
rando. successo al defunto signor Giuseppe G iordana
nella Direzione Spirituale delle Suore di Carità" di
Rivarolo, pensò di meglio organizzarle, e per raggiun
gere prontamente lo scopo invitò i Superiori di Parigi
«1inviare a Torino un gruppo ili »Figlie della Carità
li San Vincenzo de’ Psioli, che S. M. il He Carlo
Alberto favorevolmente accolse.
Dal IS ottobre 1813 il noviziato di Rivarolo Ca-
navese. composto di cinque novizie venne traslocato
illa Casa Centrale delle •Figlie della Carità» in Viale
lei Re, a Torino, unendosi ad siltn* sei sorelle, che già
vi si trovavano.
Cosi ebbe inizio il Seminario sotto la guida di Suor
Marie Sorilet, giunta appositam ente da Parigi, in qu a
lità di direttrice, il 10 agosto 1833.
Dal 1833 sii 1835 le «Suore di Carità » «li Rivarolo,
•«* Figlie di Csirità » di Montanara, e le « Figlie della
Carità » di Psirigi ebbero comunanza di vita, vesti
rono il medesimo abito, ed osservarono la stesasi
Regola: Montanaro. Rivstn»lo, Ivrea, San Benigno,
rità di Montanaro, e quando nel 18‘J'J, fu ripristinali Sommariva del Bosco, ricevevano gli ordini dalla Cassi
in Piemonte la Congregazione dei Preti della Missione (
entrale
di Torino, che nella fine «lei
1**3
contò
M soggetti, «* n«*l 1834 ssili a O’J.
I •'•-pedale M ilita re ts:t:i. — M isericordia d e lle Ca-
im Vltieri farri»)
1835
. — O spedale Mamjiore ih 8. Oio-
v'm H attu ta I
83
M. — R ico vero i*i M endicità |8«i. —
'Iiselii orma San C a rlo IHft.» ichiuso). — In fam ia Abban-
"•miv |k
7
I. — M isericordia San Vincenzo (Parr. S. Mw-
uni.
1
h
72
. — M isericordia
S. S.
A ngeli
1
S
74
. — Miseri-
'"Ri>u s»n Donato
188
tt. — Ospedale M aria V itto ria
isw»
rbiu»ii).
M isericordia San Gioachino I
8
W
2
. — Miseri-
"* "!v
S.tal'.iru A
1894
. — A silo G azzelli
1894
(chiuao).
Misericordia Cr«»cetta
1894
. — Ospedalino (Caaa «li Cura)
Nel 1835 tanto le » Figlie di Carità » di Montanaro
quanto le Suore di Carità » di Rivarolo tornarono ai
loro primitivi Conventi, stsicesindosi definitivamente
«lai ceppo delle Figlie della Carità» di San Vincenzo
de* Paoli, e pur conservando ardente spirito di fede,
iniziarono open* locali rinnovando, in ogni impresa
educativa o I ospedaliera, l’siccessi carità di opere
assistetizisili.
-<Morto Carlo Alberto il li'» luglio 1849 sul Oporto,
in Portogsillo. la salma, im balsam ila, per mare andò
» a Genova, di li si Torino ove giunse il Ili ottobre
« IH io. Deposto iu prima sotto un'edicola costruita
« sulla pisizza di San Salvario, fu con aecompagna-
» mento civile e militare trasportsito siila Metropo-
« litana, p arata sontuosamente si lu tto e adorna di
« belle iscrizioni ».
(Armonia
- Anno 1840, n. 123).
Fu grande il cordoglio delle • Figlie della Csirità» in
questa mesta circostanzsi. Tuttsi la Comunità vi prese
parti* pr<*gando hi psice eterna dell’anim a dell’Augusto
e munifico loro benefattore, la eui salma parve che
la Divina Provvidenza sivesse disposto che facesse
colà una brave sosta per salutsire ancora un’ultinm
volta le sue cara Suore e <|Uel luogo ove l’illustre
E stinto p«*r esse e pei poveri di Torino aveva tsinte
volte effuso il suo cuore e fatte molte insigni elargi
zioni.
Dal 1*7 settem bre 18.17 a tu tt’oggi le •<Figlie della
Carità» operarono incessantemente, svolgendo opera
di bene nei vari ospedsili cittadini.
Silenziose e serene, come (simpatie perennemente
sic»-esc dalla esilità di Cristo, esse si stggimuo nelle
corsie come si disseminano nei vari rioni della nostra
C ittà a sollievo di tu tte le miserie.
Le 3 Suore venute in Torino il IH maggio 1*13,
hanno iniziato u n ’opera di bene per la nostra città;
bene che si è venuto svolgendo via via, seguendo i
tempi e li* diverse esigenze «Ielle opere soeisili ed um a
nitarie.
L ’elenco che qui riportiamo ne è prova tangibile ( I).
La Casa C’entrale di Torino estende ancora i suoi
rami nelle varie regioni dell’Italia Settentrionale e
della Sardegna, dove fiorirono le opere in 38 Case,
tan to che l’isola viene a giusto titolo chiam ata vin-
cenziana: oggi la « provincia » comprende 335 Case,
nelle quali sono impegnate circa 3000 suore.
('onte il granello di senape del Vangelo, l’opera
solerte e beuetìca ha esteso i suoi ram i sotto la cui
ombra vengono a posarsi tu tte le miserie umane.
•ALBINA GIORDANO
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