Table of Contents Table of Contents
Previous Page  194-195 / 1801 Next Page
Information
Show Menu
Previous Page 194-195 / 1801 Next Page
Page Background

S P O R T

C I CL I SMO

I

l ciclismo — clic il Duce si è compiaciuto «li

definire « sport (la poeti » — va tenuto in

debita considerazione non soltanto per la

larga popolarità di cui si vale, come vero sport

del popolo, ma anche e soprattutto perchè si

affianca a una fra le più fiorenti industrie italiane.

La città di Torino poi, rispetto al ciclismo, vanta

lenissime tradizioni e

|

h t

i campioni suoi famosi

e jH*r le importanti manifestazioni, alcune delle

(piali ultra ventennali che sopravvivono tuttora.

Enti, Società. ( «ruppi Aziendali e Dopolavoro

hanno sempre dato largo appoggio al movimento

ciclistico e ne fanno fede l’acquisto del Motove­

lodromo Torinese da parte del Comune ed inizia­

tive di vario genere come ad esempio l'istituzione

del « Trofeo del Direttorio », da parte del Commis­

sariato della Federazione ciclistica, da mettersi in

palio fr.i le Società jn-r la rinascita della pista ed

intine il recentissimo intervento deU'autorità che

è valso ad assicurare l’arrivo di una tappa del

diro d'Italia a Torino.

Nell’annuale riunione del Commissariato pie­

montese della Federazione ciclistica, j>er la com­

pilazione del calendario corse, sono state preven­

tivate 107 gare, 36 delle (piali si disputeranno a

Torino. Va rilevato che taluni sodalizi hanno ancora

da fissare la propria attività futura, tra essi i

Fasci Giovanili che da un paio d'anni a questa

parte svolgono la maggiore attività rispetto alle

Società dell'intera provincia. Indi(*e migliore della

futura attività dei Fasci Giovanili è dato dall'alto

numero di tesserati alla F. C. I. |K*r il Comando

Federale di Torino: 500 corridori. I^e principali e *

tradizionali gare, quelle cioè che formano il patri­

monio organizzativo ciclistico di Torino — il Giro

del Piemonte e la Milano-Torino — sono state man­

tenute in vita, ma il numero maggiore delle corse

è dato da quelle riservate ai dilettanti ciò che

dimostra il grande interessamento delle Società |M*r

(piesta categiria.

ritimumeute si sono registrate delle novità in

seno ai sodalizi. Ad esempio è scomparsa l'A. S. Leu­

mann che è passata armi e bagagli al Circolo Spor­

tivo Dora di Collegno, il (piale, forse perchè ha la’*

fortuna di possedere una pista propria, intende

dedicare gran parte della sua attività ai velocisti,

senza |M*raltro trascurare la strada. L> S. C. Itiagio

Nazzaro ha smobilitato i corridori della strada per

cui l'attività del Sodalizio sarà volta soprattutto

alla pista. È risorta dal letargo in cui era caduta

l'anziana Ucat che si ripromette un’ottima ripresa.

Il Dopolavoro Maggiani, che in meno di un anno

dalla sua fondazione ha fatto passi da giganti,

ha reclutato, oltre molti stradisti, «piasi tutti i

velocisti disponibili in favore dei (piali svolgerà

molta attività. 1 più forti raggruppamenti di cor­

ridori per l’Anno XV sono quelli del (5. S. Fiat,

d e llT . S. Ausonia e della S. C. Vigor che organiz­

zerà con la

Gazzetta <hl Popolo

il Giro del Piemonte,

prova valevole per il Trofeo deU'Ini|»ero. Di non

trascurabile importanza sono poi le squadre di

stridisti della Piemonte, dell'A . S. Paracchi, del

Pedale Chierese e del G. S. F. Venaria.

L'aj»ertura della stagione ciclistica in Francia

ha fatto intanto registrare due lenissime vittorie

di corridori torinesi, fascisti e Militi di Legioni di

Inorino: Canuisso e Martano, rispettivi vincitori

dei « Criterium » di Nizza e Cannes, davanti ai

rappresentanti di 4 Nazioni. Il ciclismo torinese,

che fra poco dominerà la scena degli sport estivi,

ha così aperto la sua stagione con due g.Miime che

vanno ad aggiungersi alla sua già ricca collana di

vittorie. Da ciò v’è da trarre i migliori auspici per

l'avvenire.

SILVIO VA*ETTO

A

risolvere se non totalmente almeno in gran

parte il problema ospedaliero della città e par­

ticolarmente quello dei servizi d’urgenza me­

dico-chirurgici hanno contribuito in passato l’Ospe-

dale

Martini e l’Astanteria. Anche ora, che funzio­

nano in pieno il nuovo Ospedale di San Giovanni

alle Molinette, e le annesse cliniche universitarie, i

due

nosocomi Martini occupano nel bilancio dell’as­

sistenza sanitaria cittadina un posto cospicuo poiché

provvedono direttamente a servire zone periferiche di

grande importanza quali quella di Borgo San Paolo

e quella della Barriera di Milano, dense di popola­

zione operaia, e che perciò, specialmente nel campo

infortunistico, dànno una rilevante percentuale di la­

voro ai servizi di pronto soccorso.

Non molti sanno in quali circostanze e quali fun­

zioni hanno svolto in un periodo in cui — come si

è

detto — il problema ospedaliero di Torino era par­

ticolarmente assillante, questi due ospedali passati

in proprietà del Municipio, il quale ne ha recente­

mente affidata la gestione per due anni all’Ammini-

strazione delTOspedak di San Giovanni.

11

nome che i due nosocomi portano è quello del

loro fondatore, il comm. prof. Enrico Martini. Il

valoroso chirurgo, allora giovanissimo, univa alla

passione per la professione che si era scelta, delle

valide qualità di organizzatore e «’ amministratore.

Con spirito audace, egli seppe prevedere quali

sviluppi avrebbe raggiunto la città che nel iqio,

quando egli era ancora assistente di chirurgia presso

l’Ospedale di San Giovanni, già delineava la sua

forte struttura industriale, quindi faceva presagire

sempre nuova affluenza di masse operaie che per

ragioni economiche e di lavoro avrebbero cercato di

accasarsi alla periferia.

Durante i servizi di guardia, nella sala dei pronti

soccorsi al San Giovanni, il prof. Martini aveva

potuto constatare come il trasporto di un ferito da

una zona lontana ne aggravasse le condizioni e

qualche volta, specialmente nei casi di emorragia,

divenisse letale. Anche questa constatazione ebbe

grande influenza sulla sua decisione. Egli progettò

di costruire dapprima un ospedale alla Barriera di

San Paolo riservandosi dopo quell’esperienza di edi­

ficarne un altro alla Barriera di Milano.

11

primo fu inaugurato il

22

novembre del

1911

:

aveva la capacità di

50

letti ed era dotato di guardia­

medica, sale d ’operazione, ambulatori, gabinetti di

esami, farmacia, cappella, ecc. Il prof. Martini aveva

posto

25

letti per malati di chirurgia a disposizione

del Municipio e di malati poveri, e

10

letti erano

stati fìssati dal Comune.

Awlalcnia sanitaria cittadina

La storia degli

Ospedali Martini

dal registri defl

servizi d’urgenza

48

49