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er varie e serie ragioni la moda nostra pretende,

da questa rivista torinese, una considerazione

sempre più attenta e un trattamento sempre

più rispettoso. l)a Torino, infatti, si sono diffuse in

tutta Italia le notizie dei suoi recenti trionfi, che

proprio a Torino, naturalmente, hanno trovato la

loro sede. Chi non ricorda la cronaca di ieri, che ri­

guardava la Festa della Moda, a Falazzo Madama?

Il carnevale torinese non poteva concludere con mag­

giore solennità le sue manifestazioni, che sono state

numerose e belle; e la moda italiana non poteva tro­

vare una sede e un’occasione più adatte a una nuova

dimostrazione delle possibilità da essa raggiunte.

Meraviglie di raffinatissime eleganze, tra gli ori,

gli arazzi e le vecchie sete delle sale nobilitate a

gara dall’arte e dalla storia. Sartorie di Torino, di

Milano, di Bologna, di Roma, avevano inviato gli

ultimi frutti del loro lavoro. Gentildonne e dame

avevano prestato alla moda la loro bellezza, ricam­

biando il favore che la moda usa fare ad esse, come

a tutte le donne, da quando esiste. E, come la festa

si concluse e anche l’ultima eco delle musiche fu

dileguata, cominciò un paziente lavoro di revisione,

controllo, esame, giudizio, da parte della commis­

sione a tale scopo costituita; e la Coppa della Città

di Torino, offerta al vincitore dal Comune, fu aggiu­

dicata alla sartoria torinese Ciori, mentre, alla signora

che aveva indossato l’abito del trionfo, spettò il

dono del Podestà.

Ma ecco, dopo tanto rumore mondano, un’altra

e ancor più grande vittoria della moda italiana:

senza clangor di trombe, questa volta, nè, per ora,

segnalazioni giornalistiche, ecco concludersi presso

l’Ente della Moda una nuova sessione di marcatura,

vale a dire di presentazione dei modelli italiani alla

commissione che ne controlla l’italianità, e la con­

ferma attribuendo ai modelli eletti la marca di ga­

ranzia dell’Ente; ecco partecipare a tale sessione un

numero di modelli largamente superiore a quello

ch'era stato raggiunto dalle sessioni precedenti, e

comprovarsi così, con eloquenza indiscutibile, il pro­

gresso compiuto dall’organizzazione, la sempre più

vasta rete d’interessi da essa creata fra i tessili e i

confezionisti italiani, e l’efficacia delle provvidenze *

intese a favorire la nostra produzione originale.

Si cammina e si vince: anche per quanto riguarda

la moda. N i queste espressioni devono sembrare

sproporzionate al loro oggetto, poiché la moda, come

oramai è noto a tutti, nasconde, sotto le sue frivole

apparenze, interessi morali ed economici di portata

altissima. Si può fin d’ora cantar vittoria, dunque,

e da parte nostra, si può cominciare a far sì che a

questa moda non manchi quell’accentuazione di

omaggi e quell’acuirsi d ’attenzioni cui alludemmo

cominciando.

Che ci racconta la nuova primavera? Finalmente

è

arrivata, dopo aver dato segno di apparente pre­

senza per tutto o quasi tutto l’inverno. È arrivata e,

diligentemente, ha aperto la sua guardaroba e ne

ha rivelato i segreti. Poche novità, però, nel pano­

rama delle nuove mode. Fra tutti gli acquisti della

vita nuova c’è anche questo procedere calmi, assen­

nati, oltre i capricci, le leggerezze, le incostanze; e

la moda, figlia del tempo presente, ne subisce, com’è

logico, i vantaggi. Poche novità nell’aspetto gene­

rale delle fogge, nelle linee, nei colori; ma, per contro,

molti nuovi particolari, che possono valere a carat­

terizzare questa moda e, sopra tutto, ad accentuare

la sua singolarità.

Di nuovo, per esempio, insiste nel tentar di riac­

quistare le antiche fortune la veletta: insiste nel far

tutto il possibile per riprendere il posto che le spet­

tava nel far tutto il possibile per riprendere il posto

che le spettava al principio del secolo (la sua età

dell’oro) quando si arricchiva di ricami, rilievi, ra­

beschi, puntolini di ciniglia, e fasciava i visi, tra il

cappello e il mento, infittendosi talvolta al punto da

riuscire a mascherare ottimamente le prime indi­

screte rughe. Nulla ancora, beninteso, di tutto questo,

in quello che ora vediamo. Le nuove velette si limi­

tano tuttavia a una funzione che diremmo di com­

plemento ai cappellini, dalla cui breve tesa pendono

tutt’intomo, e sulla cui calotta.

Ma non

solo

della veletta approfitteranno tanti

cappellini primaverili, per ornarsi adeguatamente,

bensì anche dei nastri. Per questi, infatti, si an­

nunzia un ritorno in grande stiie; e sarà un bene per<

Je importanti industrie italiane specializzate

loro fabbricazione. Nastri sui cappelli, intorno

cupole, in nodo, in fiocco, talvolta a sottogola. N

alla cintura degli abiti da sera. Nastri applicati

guemiie abiti da passeggio. Nastri dovunque

sano trovar posto.

Nè occorre ripetere ciò che già più volte d:

nei confronti del valore tutt'altro che sgradevole

questi ritorni.

«. M.