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Musica da camera al Conservatorio

D artecipe, come sempre, ad ogni manifestazione

*■

della vita intellettuale ed artistica cittadina ed

alle iniziative che, favorite o sorte dal potente alito

vivificatore del Regime, vengono moltiplicandosi nella

città Sabauda, la nostra Rivista è lieta di dedicare

qualche pagina ai concerti che dal novembre scorso,

con ritmo costante, si susseguono al Conservatorio,

sorretti da una simpatia che è indice di un rinnovato

amore e di un alto grado di sensibilità e di cultura.

Fenomeno tanto più significativo, nel caso di cui

discorriamo, in quanto si tratta di un’ attività che

non offre particolari attrattive: non facili appigli

visivi, non messe in scena abbaglianti, od un cano­

vaccio drammatico che, almeno, sia di pretesto all'in­

tervento del suono; nè conta sulle grandi compagini

strumentali, celanti, tuttavia, talora, una vana e fit­

tizia costruzione, soltanto.

No. La musica da camera ci riconduce alla quiete

raccolta, alla intimità famigliare, diremmo, ed in­

sieme, a quelle fonti stesse donde ebbero origine colla

sonata la sinfonia, e, colla cantata, l'oratorio e l'opera;

e, riferendone i moventi primi, canta con spirituale

linguaggio la gioia di essere e di divenire.

Un mondo di superiore bellezza, reggentesi unica­

mente sulle proprie facoltà: un clima trascendente

che Beethoven, consueto ai sublimi colloqui colla

natura e colla divinità, reputava rivelazione più alta,

ancora, della filosofia e della religione stessa.

Testimoni di quest’amore sono le due Società

esistenti da anni: la « Pro Cultura Femminile » ed il

« Gum » che dall'elemento universitario trae alimento

e giovanile entusiasmo.

Ad esse si è venuta, quest'anno, aggiungendo

«Gli Amici della Musica », figliazione sorta in seno

«gli « Amici dell'Arte ». Ed ecco, attorno a pittori,

scultori ed architetti — raccolti sotto l’egida del

Presidente, on. Andrea Gastaldi, assiduo e solerte

animatore del nuovo Ente — un numero cospicuo di

aderenti, nessuno dei quali sottratto alle Consorelle,

ma spontaneamente entrato ex-novo nel Sodalizio.

Illustriamo per sommi capi i programmi, sia nella

parte realizzata, sia in quella che ci vien prospettata

ed è in via di sviluppo. Non sarà difficile, da uno

sguardo panoramico, giungere alla consolante con­

clusione che Torino, anche in questo campo, non è

a nessun'altra città italiana seconda.

Premessa ideale, naturalmente, nella composizione

dei programmi, è quella di concedere larga ospitalità

alla musica noatra ed ai nostri artisti. E si è lasciato

ob

posto rilevante cosi ai compositori « arrivati • e

che l'estero stesso ci contende, quanto ai giovani che

stentano a farsi innanzi e che dalla tutela e dalle nuove

provvidenze, che il Governo giustamente ha adottate,

possono giungere a contatto del pubblico ed avere,

così, un indirizzo e misurare il grado di risonanza delle

loro creazioni.

Un buon addestramento, questo, anche per gli

ascoltatori; i quali, coi tempi dinamici e veloci che

corrono, non debbono, nè possono restar ciecamente

attaccati agU antichi modelli e circoscrivere la loro

intelligenza a modi di dire sorpassati.

Ciò in fatto di tempo. In quanto allo spazio, nessun

esclusivismo preconcetto. Favorire sì, l’arte nazionale

in ciò che ha di vivo e di immediato coll'anima nostra,

ma non escludere quelle opere d’oltre confine che pur

dicono una parola nuova, veramente significativa.

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ciclo venne inaugurato dalla « Pro Cultura Fem

minile » coll’eminente pianista Carlo Zecchi: Bach,

Schumann e Debussy; musiche nostre dei settecen­

tisti Vivaldi e Scarlatti e la novissima « toccata »

del Ticciati, graziosa e brillante.

Col Trio Casella-Poltronieri-Bonucci, ecco inter­

preti e pagine interamente italiane. Una « sonata a

tre » di Giambattista Sanmartini, il « padre della sin­

fonia », nell’amorevole trascrizione del Casella. Poi

il « concerto per trio » di Franco Alfano. Opera che,

riudita, riaffermava la fluente e canora musicalità. Il

Casella colla « siciliana e burlesca » ed Ildebrando

Pizzetti col suo nobile « trio » in la maggiore esauri­

vano la seduta, accolta, sia all’indirizzo degli esecu*

tori eccellenti, sia della musica, con vivi ed unanimi

consensi.

Walter Gieseking: tecnico formidabile ed artista

nel senso più eletto. Deliquescente in Debussy, limpi­

dissimo nella polifonia bachiana, potentissimo negli

eroici atteggiamenti di Franz liszt: una prodigiosa

varietà di eloquio.

Altrettanto versatile apparve il baritono polacco

Gronen-Kubicki. Non sempre persuasivo in quanto a

mezzi vocali, egli riusci tuttavia ad attrarre a poco a

poco gli ascoltativi nell’orbita della sua squisita sen­

sibilità. Si susseguirono, nelle lingue originali, canti

* polacchi, tedeschi, inglesi, russi, italiani e perfino

veneziani. Ma più di tutti piacquero sinceramente gli

« Spiritual Soogs », densi di un lirismo che diremmo

«qnintessenziale» e ehe il Gronen-Kubicki rivelò uella

loro ingenui e pur avvincente semplicità. Collabo*

nitore accorto e intelligente il maestro G. F. Ghedini.

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