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n questa zona si ha l'impressione di quel che

siano i margini, la periferia della ritta. Entrano

in ijitn-o i lunghi percorsi ehe danno un nuora

axpitto agli ambienti, con le rie ehe si ri retano con

impreristi connotati, con certe piazze solitarie e

scarne in cui un ritaglio di rerde, quando appare, è

come l'annunzio del colore e dell'odore dei prossimi

campi.

La città c>n il suo nucleo denso, jorte, nutrito

s'è lasciata alle spalle. E qui le propaggini hanno

atntrassegni che la memoria non riesce a far ndli

-

mare con quella rita risibilmente alacre ed intensa,

direnata ad un tratto remota e lontana. Siamo di

fronte ad uno spettacolo più calmo e riposato, si

arrertono le sfumature e le prospettire delle distanze,

rie e n itra zion i inaugurano una fisonomia che sid-

tanto con il pio di un ricordi) si riesce a riallacciare

al carattere del centro.

È che in questa zona l'industria in certe sue

espressioni non si mostra più con i suoi impianti,

timida e riluttante. Ha preso d'assedio gli spazi

risolutamente, ha gremito il cielo con le sue cim i­

niere, ha eierato i suoi giganteschi cubi di cemento

e di ferro. Ed oltre alla cinta delle mura, al di là

dei rasti schermi delle retrate arrampicate fino alla

(‘apertura dei tetti, questo mondo di echi e di rim-

Innubi, di nutrimenti e di fragori ci riene incontro

con la sua roce metallica e sonora.

Procedendo per ria Lauro Rossi, a per ria ( ' igna,

ad una certa altezza di corso Vercelli ci inreste in

pieno quest'aria di attirità e di serenità industriale.

Con palesi influssi e ripercussioni sugli aspetti dei

luoghi e della rita limitrofa. Lunghi collari di mura

stinte, facciate retate da una tinta opaca, piazze

sottolineate da un contorno di bordi fumosi, o sor-

regliatc da antenne di fumaioli, negozi e tmtieghe

che esibiscono le mostre delle cose necessarie ed essen­

ziali. E poi, proseguendo, i prim i segni disordinali

della campagna, uno satmpiglio di terreni gonfi t

frastagliati che paiono aggrapparti alla città.