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qualità di pesce nazionale, il consumo a Torino è stato pur

sempre rilevante. Come si vede, la popolazione torinese va

man mano incontro, sia pure lentamente, a questo alimento

sano e nutriente, perchè è persuasa che oggi il pesce che le

èofferto è igienicamente buono sotto ogni rapporto.

£

daaugu­

rarsi che la schiavitù economica che ancora purtroppo ci

tiene legati all estero (si tenga Presente che qualche anno

fa uscivano dal paese nostro oltre 200 milioni per l'acquisto

di pesce) presto non sia che un brutto ricordo.

L ultimo Congresso Nazionale della pesca tenutosi in

Torino nel giugno del 1931 sotto la presidenza di S. A. R. il

Duca di Genova, dimostrava come nella coscienza nazionale

grande fosse il senso della preoccupazione circa l'incremento

della pescosità razionalmente sfruttata, sia delle acque in­

teme che marittime.

Oggi più non è

così.

La lotta antisanzionistica, condotta

a file serrate da tutti gli organi corporativi agli ordini del

Governo, centro coadiuatore e regolatore della vita nazio­

nale, ha accelerato il ritmo edhafatto

sì

che quello che doveva

essere un graduale sviluppo diventasse una marcia celerissima

verso l'autonomia economica, in cui la Nazione ha dovuto

riconoscere la condizione indispensabile della sua indipen­

denza politica. E siccome il problema che ha ricevuto forse

più di ogni altro un rapido avviamento verso la soluzione

totalitaria è stato quello della maggior produzione di pesce

nostro, al fine di soddisfare al fabbisogno del Paese, oggi dob­

biamo rilevare con vivo compiacimento che i mercati abbon­

dano, più che non in passato, di pesce, anche s:nza ricorrere

all'estero. Purtroppo costa ancora molto: è caro, si osserva,

e non a torto. Ma è sperabile che questo ostacolo, che impe­

disce una larga diffusione del pesce nelle nostre cucine, sia

presto rimosso, per modo che le più modeste borse siano acces­

sibili a questo prezioso alimento.

G. GAMBAROTTA