grafismo
»,
e di
«
strapaese e stracittà
».
Ritrovando
nell'indice queste vecchie conoscenze, si prova un
certo stupore annoiato e poco invitante; ma subito
dofHK andando a leggere le pagine del Ravennani,
se ne comprende pienamente la motivazione. Il ca
pitolo
«
Contenutismo e calligrafismo
» è
una difesa
a viso offerto del contributo apportato dai cosidetti
calligrafi alle lettere italiane, stanche di Carducci,
Pascoli e D'Annunzio.
« ...
soltanto oggi
—
scrive
il R.
—
dopo sedici anni di fascismo, sono visib ili
i primi lineamenti di una nuova letteratura
—
la
letteratura del Novecento
—
che in massima parte
s'identifica con la letteratura dei
calligrafi
o in
quella dei più giotani
—
Grande, Capasso. Quasi-
in
odo. Didero, Falqui, G allian, Natoli, Gatto, Greco
— i
quali delle es/terienze e delle concrete realiz
zazioni dei calligrafi giustamente si servomt
»
( ita-
line 22). Il Ravegnani, da onesto osservatore che
ricerca nel terreno fresco e ancora smosso del pre
dente le /prime e più promettenti fioriture ha di
mira una corrente che gli sembra
T
unica veramente
ricca di concrete realizzazioni, creatrice di valori
estetici nuovi e s/tecchio dei presenti valori politici
1
morali, a Se Fascismo, in sede etica, significa rin-
momento di coscienza, attivismo, proiezione del-
'oggi nel futuro, e più ancora superamento di ogni
ideologia ottocentesca, nella letteratura nuova questi
'aratteri e questo atteggiamento di vita troi ano la
oro più naturale espressione
»
(pp. 22-23). Un'af-
emozione da cui si potrebbe
—
forse
—
parzial
mentedissentire, ma bisognerebbe in ogni caso sem
precollocarsi nella stessa specola dove si è collocato
l Ravegnani, un punto di vista, cioè, da cui sia
Possibile seguire i filoni delle polemiche dot'e essi
vrrono ad immergersi
nel
più ampio
seno
della
foesia.
* stesse cose si possono ripetere per il capitolo
1
Straftaese e stracittà
»,
dove il vero
animus
del
tatenani, tutto rivolto a ricercare e ad assaporarsi
•rie buona e vera, e incurante di tortuosi dibattiti
f°rici, si scopre ancor più chiaramente. Il suo al
eggiamelo è di un distacco abbastanza netto dagli
tiracittadini
»,
ma la guida cui egli
si
affida è in
ffinitilo unicamente il suo gusto:
« ...
io intendo
Adirare sotto
/*
orribile parola di Stracittà tutto
*mto vegeta in codetto dima di sguaiato a enti-
k'o
modernismo. Cioè, la boccacce d'un cerebra-
tmo<marginale all"inteUattumlismo 4 M wkum Ot
tocento... e la nevrosi d'un neoromanticismo che
vuol rifare il mondo dall'inizio
».
Parole tutt'altro
che reticenti, dietro le quali si tradisce, con un'evi
denza incisiva, una smorfia di disgusto; il palato
sente amaro, e il critico denunzia apertamente la
sensazione sgradevole. Messe in un canto le astratte
discussioni su universalità e particolarismo letterari
,
qui interessano il sapore e il colore delle opere a
cui quelle dottrine hanno dato nutrimento.
Tutto il volume del Ravegnani è ispirato a questo
onesto, riservato, oculato atteggiamento. La preoc
cupazione dominante
— e
dichiarata d all'A .
— è
stata di.non offrire un panorama, ma tu tt'al più un
quadro; quadro che si completa nel primo volume
pubblicato nel 1930, e in quelli venturi. Se questo
volume è meno ricco del precedente, e se l'ambito
in cui si aggirano alcune sue parti è assai ristretto
come materia e come risultati, esso non può essere
valutato se non come frammento di un tutto; e bi
sogna perciò attendere che la fatica d e ll'
A.
sia
completa.
Ma intanto, di questo
non
termin ’ • '"nturazione
critica, molti buoni frutti si possono già cogliere:
un'esatta interpretazione del
«
Sant'Agostino
»
di
Papini (sebbene non ci piaccia certa sua crudezza
di aggettivi, e la sua avversione un po' eccessiva per
«
Gog
»); un ottimo capitoletto su Romperti; un
tentativo di scandagliare, nelle sue molteplici con
fluenze, la complessa personalità lirica di Francesco
Pastonchi; e poi Repaci, Bocchelli, Soffici, Baldini,
Angioletti, Pavolini, BontempeUi, Mignosi
, e
altri
vari nostri scrittori studiati in alcune loro manife
stazioni. Una raccolta, nell'insieme, di brevi saggi,
il cui pregio principale sta nell'aver saputo raggiun-
gere un ideale equilibrio. AWautore esaminato la
pagina del critico aderisce sempre con una vivacità
attenta, scorna da fervori polemici e scandita da
battute di compartecipazione spontanea; sempre si
scopre il contemporaneo con tutte le sue preferenze
gelose e le sue istintive ripugnanze
;
ma in un certo
tono sereno e distaccato, c'è una larghezza di vi
suale che conferisce al libro un interesse più che
momentaneo.
Ed è piacevole vedere sfilare cosi, i volti degli scrit
tori che sogniamo e che orniamo, già coma allon
tanati nello forma at mosfera deltopero loro, m urna
pallido luce d1 immortalità.




