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Hi

no

tettato ip e«o di esplorare,

ifantili,

ma non sono riuscito a rintracciare,

della

letizia, fatta di cielo

e d i prati fioriti, di canti e di sogni : un vago M M di M M É P w i t a , nella quale mi è parso rive­

dere il

mio piccola cuore dondolare come in

un'amaca di

fili immateriali, nel tiepido respiro d'un

giardino magico.

L» antiche primavere si popolano di volti infantili, di voci garrule, di estasi colorate al cospetto

del gigantesco mistero del sentire e del comprendere.

Appena legato alla vita dalla timida consapevolezza dei segni grafici, balzando dalle pagine di un

grosso libro illustrato, la c Primavera » mi sorrise, dolcissima.

Era un % quadro » che mi parve miracoloso: una donna bellissima, avvolta da veli \aporosi, che

sfumavano con lieve carezza il suo corpo roseo e perfetto.

La figura si staccava da un fondo luminoso, percorso dalle spume bizzarre di un misterioso ruscello.

Contemplai a lungo la soave apparizione.

Forse vidi finanche muovere, quella donna, e venirmi incontro, con sorriso fraterno. Certo, la fissai

intensamente negli occhi, con una sgomenta voluttà, con un desiderio indistinto di prolungare all’in­

finito lo strano improvviso colloquio.

Mi allontanai da lei, dal libro, col cuore turbato: avevo la sensazione d ’essermi scontrato con ve­

rità troppo grandi e troppo profonde.

La primavera spalanca le finestre del mondo sul sereno: fugata l'ombra uggiosa ddl'inverno, sorge

imperiosa, rincuorando i tristi e i pessimisti con i milioni del suo ottimismo.

Essa dice, con voce profumata e tiepida, che vale vivere: lo ripete a gola gonfia, all'animo e ai sensi.

Sfasciato ogni bararcaiiento invernale con un colpo d'ala, scuote la terra, che reagisce con ondate di

verdeazzurro, con presagi di fecondità, con fremiti di antica nuovissima esultanza, e commette a tutte

le cose l'ordine divino del rinnovarsi.

La città si ridesta dal sonno invernale scuotendo dal suo corpo le ultime ■rocce di grigio.

Ogni

strada

è un’immensa bocca assetata d azzurro. Anche i rumori si trasformano, per diventare più

distinti, più sinceri.

Gli angoli bui ricevono la promessa della luce I giardini occhieggiano, con im­

mediate affermazioni

di verde, con ansiose anticipazioni di profumi. Le >oglie dei cIiìum cancelli am­

mantano

il

loro

mistero con fìtte cortine erbose.

Nel suono rinnovato

che

sale

al cielo è la somma di tutte le armonie della \ ita trionfante.

La campagna, che cinge con possente abbraccio la citta, è come una di'te*a di sogni colorati dalla fan­

tasia, resi materia per un gioco inverosimile.

Torino primaverile è un « quadro u meraviglioso.

Esiste, di primavera, un cielo più puro di questo nostro? Da quale terra e»ala. di primavera, un

effluvio più dolce di questo che sorge dalla nostra terra, nello splendore dei monti che sembrano guar­

darci con aria di vecchi fidati amici?

La primavera ritorna ogni anno con volto arridente. Correrle incontro è un moto dell'animo che *a

di gratitudine e di speranza.

E.'sa reca, nei suoi occhi chiari, la luce di nuove, inesauribili promesse.

GIANCARLO

SO