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RASSEGNA DI POLITICA ESTERA

IL P A T T O DI B E L G R A D O

don {di accordi italo-jugoslavi del 25 Marzo si ras­

serena una situazione rimasta durante molti anni

confusa e fastidiosa tanto per l'Ita lia come per la

Jugoslavia. Il tracciamento dei confini terrestri e

marittimi coi nostri vicini del levante fu tale da

non lasciare pienamente soddisfatte le rispettive

pretese di ciascuna parte. L'impreciso e comunque

frastagliatissimo confine etnografico non poteva evi­

dentemente coincidere con il confine politico; e que­

st'ultimo non poteva sorgere se non con un'equa

ripartizione di sacrifizi, duri da sopportare dopo

una guerra vittoriosa. L'intervento di W ilson, come

tutti sanno, non ebbe altro effetto che di complicare

il problema ed inasprire gli animi.

Per stabilire rapporti di buon vicinato era neces­

saria molta buona volontà da entrambe le parti.

Di tale buona volontà diedero prova Mussolini e

Fasic nel 1924, ma gli accordi di quell'epoca non

ebbero seguito per ragioni che non è ora il caso

di mettersi a commentare. È tuttavia sintomatico

il fatto che le intese di allora siano state esplicita­

mente ricordate dai ministri Ciano e Stojadinovic

nelle loro dichiarazioni, e nelle stesse dichiarazioni

le intese odierne siano considerate quasi come un

ritorno alle intese di allora.

I due Stati s'impegnano a rispettare i loro attuali

confini, a non tollerare sul proprio territorio mo­

vimenti tendenti a sovvertire gli ordinamenti dello

Stato vicino, e si propongono di non ricorrere alla

guerra come mezzo per risolvere controversie che

tra loro potessero sorgere. In caso di aggressione

non provocata ad una delie parti, l'altra parte si

impegna ad astenersi da ogni azione che possa fa­

vorire l'aggressore.

Queste stipulazioni dimostrano che tutti i motivi

di diffidenza e di sospetto esistenti fra i due paesi

sono stati discussi con la massima franchezza e

in modo esauriente. La dichiarazione di non voler

ricorrere alla guerra significa che entrambe le parti

ritengono definitiva la loro rispettiva situazione

territoriale (giacche una vera ragione di guer­

ra tra le due parti non potreblie nascere che da

divergenze in questo campo): divergenze che non

traggono origine da tale situazione sono sempre r i­

solubili in modo amichevole. Tanto più che Italia

e Jugoslavia hanno entrambe interesse

a

vivere d'ac­

cordo. Non soltanto perchè le loro economie sono

complementari, cioè ciascuna produce merci di cui

l'altra

ha

bisogno, e la vicinanza facilita gli scambi;

ma

anche perchè ne resta rafforzata la loro polenta

politica.

Per Tltalia se ancora esisteva una questione adria-

tira, questa non aveva più per eesa l'importanza

che aveva ai tempi della monarchia austro-ungarica,

anche perchè il popolo italiano ormai non guar*

dava più soltanto all'Ad riatico ma anche agii altri

mari e agli oceani, (vii accordi recenti recano sul­

l'Adriatico la pare, dove finora non si aveva che

una calma insidiosa. La sicurezza sull'Adriatico raf-

forza l'Ita lia nel Mediterraneo; e non è soltanU

sicurezza italiana ma anche jugoslava. U n 'in tern t

zione dei traffici marittimi italiani avrebbe per eoa*

seguenza anche l'interruzione dei traffici marittini

jugoslavi. L'inim icizia italo-jugoslava serviva alla

Francia. U n 'Italia impegnata in litigi con la Juga-

slavia avrebbe dato meno ombra ai nostri viriai

d'oltralpe.

In Spagna un'offensiva dei nazionali proveniente

dal nord-est di Madrid e in direzione di Guadala*

jara, si è fermata dopo alcuni giorni di vittoriosa

avanzata, e con qualche ripiegamento dalle estremi

posizioni raggiunte, meno difendibili dai contrat­

tacchi rossi. È bastato questo a dare motivo alla

stampa francese e inglese di fare gran rumore sa

una presunta sconfitta italiana, in base alla sup-

posizione che fossero italiane le truppe impiegale

nell'offensiva. Tutti gli argomenti che hanno ser>

vito alle campagne giornalistiche contro l'Ita lia ia

questi ultim i due anni sono stati di nuovo clama*

rosamente agitati, a sfogo di rabbia impotente. La

stampa italiana non ha sprecato molta fatica a ri­

battere questo mucchio di sciocche malignità. I »

pegnarsi in polemiche con certa gentaglia significa

menomarsi. Poche parole del Duce nel discorso dd

X V III anniversario della fondazione dei Fasci soia

state la sola efficace risposta alla « tempesta di carH

stampata » infunante contro l'Ita lia . «

A lla mal*

fede altru i opjtoniamo la nostra indiscutibile lealtà,

al castello delle menzogne altru i il soffio im/ietuat^

e travolgente della nostra verità, alPodio cieco altrm

il nostro consapevole disprezzo

».

Per un momento il ministro degli esteri fran ca i

Delbtfs ha voluto far credere che la tempesta car

tacea potesse diventare qualcosa di più tem ibil

dopo «he il nostro ambasciatore

a

Londra,

coni

Gcandi, ebbe rifiutato di accogliere la proposta fral

co-britannico-sovietica di immediata discussione

à

problema del ritiro dei volontari in

Spagna. Se

volontari italiani si fanno sconfiggere con Unta I

cilità che bisogno c'è di fa rli ritirare? Il

mancai

appoggio inglese

ha fatto

sbollire la

furia

del d

nistro francese.

Ma

c'è

qualche suo concinna

che

sogna un

incarico alla

Francia

e

all'Inghilteci

da parte della Società delle Nazioni di

contralkj

il non intervento in Spagna. Nientemeno.