Come certi eruditissimi naturalisti da una vertebra di
sauriano sanno ricostruire l'intero scheletro del mostro
preistorico, così egli sapeva fare per gli organismi di
pietra e di mattoni. E se talvolta dava un po'troppo libero
il volo alla fantasia, e lo scheletro amava rimpolparlo, e
colorirlo, e farlo come vivente, ciò non toglie che la
base del suo operare fosse acutamente e sagacemente
fondata.
É così che i restauri attualmente in corso alla Sacra
di S. Michele si giovano tuttora dei progetti dandra-
deschi. Nuovi Sovrintendenti han dato i loro pareri,
nuovi ingegneri han preparato i loro studi, nuovi mi
nistri han favorito il finanziamento: ma il substrato su
cui poggiano i ripristini e i restauri conservativi si svol
gono è ancora nelle sue linee generali quello che precisò
il versatile amico del Giacosa, del Pastons e dell'Avondo.
A te. amico lettore, se in questa primavera ti recherai
lassù, m automobile per la strada nuova, o a piedi per
la millenaria mulattiera, che a pacate
risvolte sale tra i lentischi, le acacie
in fiore ed i castagni verdeggianti,
poco interessa forse il sapere qui
sia stato il restauro, e come sia av
venuto.
Ti basterà meravigliarti dell'impo
nenza grandiosa del monumento, eh*
isolato come, a corona del monte,
fa volentieri pensare ad origini ma
giche, favolose.
Il
maestoso, scosceso e sinuo
scalone dei Morti è al tempo stesse
impressionante come una gradinata
che discenda all'Èrebo o una aere
scala di Giacobbe. Qua e là affiora la
nuda roccia: la Sacra si abbraccia a
monte in una stretta commovente,
e la pietra squadrata dalla mano del
l’uomo si sposa senza mistero
rude macigno.
Mill'anm ha la vecchia Sacra:
questo ultimo restauro definitivo ne
è un poco la vestizione con i pann<
del giubilato, è un poco la sua tra
sformazione in museo.
Ma un giorno fu attiva e libera
e nelle celle numerose ospitò decine
e decine di monaci: I anello abbaziale
equivaleva all’investitura feudale d
numerose terre e castella, convent
e vilie, borghi e chiese e priorati;
non solo in Piemonte, ma
anche.iraltri Stati d'Italia, e in Francia e
nella Spagna.
E come tutti gli altri feudatari,
anche gli Abati di San Michele sanno
levar uomini in armi per salvaguar
dare i loro diritti, e sanno ricevert
gli omaggi dai signori minori, anche
se non vassalli. E così ogni Abafc
novello sa che i Signori di Tr
devon tenergli la staffa ed il mora
del Corsiero, ed aiutarlo in ogni guerra che non
contro i Savoja; e sa che il monastero di Saviglia
deve pagare un annuo tributo, e che la Casa di Savoja
ed altre famiglie patrizie hanno l’obbligo morale di m*
dare certi lor cadetti a compiere gli studi nel converto
dusino, pagando una retta vistosamente liberale.
Di questi privilegi si giovano, gli Abati, se ne avvant
giano; « taluno ne approfitta, e taluno ne abusa. Tal
che, nella seconda metà del Trecento, il Conte Vef*
induce la Santa Sede a sopprimere il seggio abbaziafc
e ad accordare alla Casa sabauda il jus patronati, la
conseguenza immediata è il diritto di nominare <kj
abati secolari, o Commendatari.
Un lauto beneficio che andrà a favore di più o
degni favoriti della corte di Savoja. laici od ecclesia
che siano; ma la Sacra, privata di queste risorse, ar
ogni incremento, decade, va in miseria e rovina. Tl
che i Padri Rosminiani, che nel 1836 l'ebbero
da
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