vano uu monumento, e, nell'accettarne il dono
come
tiniboln d'onore nazionale,
il Municipio di Torino dava
atto «lei trionfo della giusta causa sugli intrighi,
sulle gelosie, sulle incomprensioni, sulle facilonerie e
sulle stoltezze ond’era stato guastato, da parte di
tanti immaturi Italiani, l'inizio «lell'uniticazione na-
rionale.
Intantoehè così delibera il Consiglio Comunale, in
•ittà
corre
di mano in mano la
Gazzetta del Popolo
,
he reca, listato a lu tto il comunicato dell'ingresso di
Miceneo
Giuseppe a Milano,
e,
nella stessa pagina,
notizia «Iella sottoscrizione milanese per i cento
annoili e del dono del monumento.
*
*
*
L’Austria non può a meno «li raccogliere la provoca
rne. Già q u attro anni prima, il ministro plenipo-
nziario austriaco ò stato richiamato da Torino e
tituito con un semplice incaricato d'affari a cui
avour continua a far inghiottir troppi rospi. In te r
ine uu acerbo scambio di corrispondenza, che trova
avour irremovibile: l'A ustria è pregata di non m etter
beoc«> nei monum enti che sorgono a Torino; Cavour
buon gioco nel polverizzare su un semplice terreno
roeedurale le ingerenze dell'Austria; ma dietro la
uestione procedurale ne lascia risplendere un 'altra
iù vasta: questione d'onore politico e militare. L ’In-
"terra ne è spaventata, la Francia consiglia pon-
erazione, ma Cavour tiene duro. Il 29 marzo 1857
dibattito internazionale per l'affare del Monumento
risolve con una completa ro ttu ra delle relazioni di-
omatiche fra l'im p ero Austriaco ed il Regno Sardo:
vour può g ettarne tu tta la colpa sull'Austria e
iare che contro di essa si appunti sempre più
’vacemente la terribile arm a del ridicolo.
Grazie al propagandismo degli uomini della
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XazionaU
, egli sente di padroneggiare, giorno
giorno, una sempre più vasta zona d’opinione
tica italiana. Non lo spaventano in Piemonte le
tenze dei reazionari d’estrema Destra; le osti-
dei clericali; i dissensi ideologici d’alcuni gruppi
rali; i visionari ed i pazzi che, glorificando Age-
Milano, intonano l’apologia del regicidio a base
vieto giacobinismo e d’un mazzinianismo di
lega; le elezioni in vista per il novembre ’57.
politica di Cavour non possiede una
dimen$ione
contese]
possiede ormai, chiara ed imperiosa, una
tensione italiana.
Qualunque crisi si frapponga momentaneamente tra
volere ed il fare, restano i fatti compiuti: il Monu
ento all’esercito Sardo ha provocato la rottura di-
omatica con l’Austria, e questa irrevocabile battuta
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(I Furkaao • 19 Apnl* ISSO)
della partita preannuncia l’epilogo, ossia la guerra.
Ma tutto sta nel non farla scoppiar troppo presto.
Non bisogna esagerare gli effetti e precipitare le conse
guenze. L’alleanza francese non è ancora stipulata;
il complesso dei mezzi necessari alla guerra non è
ancora pronto; poi, dopo Plombières, non è facile
istigar l’Austria sino a faria cadere nel trabocchetto
dell’«ttmaf«M. Due anni di lavoro, di destrezze, di
pericoli, d’alternative. Il Monumento all’Esercito
Sardo, donato dai Milanesi alla città di Torino il
15 gennaio 1857, viene inaugurato soltanto il 10 aprile
1859, mentre l’Esercito di Vittorio Emanuele e quello
di Napoleone n i a’appreitano, uniti, a varcare il
Ticino.
Il Maresciallo Giulay, rumoreggiante sull’altra spon
da, prometteva intanto alle truppe austriache che
«fra poco tempo, sfilando a parata nella Piazza Ca
stello di Torino occupata, avrebbero fatto festa per
la distruzione del monumento provocatore ». Palestre
e Magenta glie ne fecero passare la voglia.
FAUSTO H. ■OWCIOAHW




