Table of Contents Table of Contents
Previous Page  316 / 1801 Next Page
Information
Show Menu
Previous Page 316 / 1801 Next Page
Page Background

Il pragramma M ia “ l »datà W ulwn h

.1

II Pltm w t» diriga la faraa ritmica

4afti Itall u i tatti cantra l'impara d'Aaatrla, rtM fm U la «a «oMata croata

(Il

F'tchimtio

-

23

Ap.il

. 1857)

decisive fasi dell'unità d ’Italia. L ’oratore insiste ripe­

tu tam en te sull’importanza della d ata del dono, sul

dolore dei Lombardi per la loro soggezione all’Austria,

sulla loro speranza di venir liberati col soccorso del-

l’Esercito piemontese; e il ricordo dell'ammirazione

intemazionale per le arm i piemontesi, rinvia alla

Guerra di Crimea, dove appunto l’Esercito Sardo

seppe smentire la sfiducia che le sconfitte di Custoza

e di Novara, nel 1848 e nel 1849, avevano ingene­

rato a proposito della sua efficienza. Due volte il

Tecchio nomina la

bandiera italiana,

sospirata dai

milanesi, difesa con la spada sguainata dall’Alfiere

Sardo. Mentre la spada allude ai propositi bellicosi

del patriottism o concentrati sul valore piemontese,

più vivido è ancora il simbolo della bandiera. Si tra tta

dei tricolore italiano, che, caricato dello stemma sa­

baudo, Carlo Alberto aveva d ato al suo S tato e al

suo Esercito il 23 marzo 1848, all’entrar in guerra

contro l’Austria, in sostituzione della bandiera az­

zurra di Casa Savoia. Con quel

gesto,

Carlo

Alberto

aveva dichiarato di sposare la causa nazionale ita­

liana: la guerra era fatta per conto dell’Italia; non

mirava ad una conquista personale di territori. Nelle

trattative di Vignale, dopo la battaglia di Novara, il

Badectzky

aveva

poi preteso ehe

Vittorio Emanuele

abbassasse

il

tricolore e ripristinasse

la bandiera az­

zurra: era un domandargli di rinunziare alla causa

nazionale, e Vittorio Emanuele,

fioro

nella

sventura,

aveva coraggiosamente ricusato, m eritandosi'la g

titudine di chi comprese la profonda onestà del n

rifiuto.

Nè la « Nazionale concordia » costituiva ormai a

vana speranza. Cavour andava educandone e gore

nandone il sentimento, e se la prudenza gli consiglisi

d ’opporsi alle mosse prem ature, alle intemperata

agli eccessi ed ai fanatism i, egli sapeva ben sostituii

con lungim irante audacia e perseveranza, il nietod

dell’organizzazione alla politica dei colpi di testi

Una delle più felici realizzazioni di Cavour in quest

campo è l'aver imposto la necessità del programa

unitario e monarchico « Italia e V ittorio Emauuelt

a numerosi ed insigni patrioti di tendenze federalisti

autonom iste, repubblicane, regionaliste. Opera di chi

riticazione d 'in ten ti e d ’armonizzazione di forze, set

lai «piale sarebbe stato follia cercar subito la rivinci!

di Novara.

L'episodio unitario e monarchico del Mouumefii

all’Esereito Sardo s’innesta opportunam ente in qa

sagace lavoro preparatorio. Dal luglio

1856

fervevaa

tra i patrioti espulsi o profughi dal Lombardo-vend

dal Regno di Napoli o dallo S tato Pontificio, ei

gran numero ospitati a Torino, le intese per costiti!

un partito unitario e monarchico-sabaudo da ih

tolarsi

Società Xazionale.

Uno dei primi a converti

al programma nazionale cavuriano era stato Dana

Manin. La sua lettera dell’l l settembre

1855

al

Ti»

dà il segnale dell'adun ata italiana intorno a Cav#

e al suo re. Segue poi, il

5

luglio

1856,

un’altra

irapi

tan te adesione alla costituenda Società Nazioni!

quella di G aribaldi.Sottrattoall'influenzam azziniai

il movimento garibaldino s'incanala nel program

sabaudo, e, il

13

agosto

1856,

ricevuto d a Cavsi

(■aribaldi esce raggiante dal colloquio e proci»

Cavour

amico

h u o

.

F ra ttan to Salvatore La Faii

organizza e rieduca in Torino gli esuli del Regni

Napoli: la

Sirietà Nazionale

verrà ufficialmente!

stitu ita il

1°

agosto

1857,

con sede in casa del L ai

rina; a lui ne cederà la direzione generale il Mal

morendo a Parigi il mese dopo. Dalla casa tonai

di via Goito, il La F arina aiuta efficacement*

governo sabaude a stroncare nel Regno di Na)

ogni aspirazione ed agitazione

murattista

, che à i

meva voluta d a Napoleone 111 ed a cui gli e sa l

e gli sciocchi mormoravano che Cavour tea!

mano!

JJel resto, anche il pegno d’amore dei Milanesi<

pur esso un'attestazione di ravvedimento

mal

e politico, anzi una riparazione d’onore lealmd

offerta alla memoria di Cario Alberto. Il 6

agl

*1848, pochi giorni dopo la sconfitta di Custoza è

pur rifulse tanto eroismo piemontese, Carlo

Albi

era stato vilipeso e minacciato della vita

a M al

da una folla che la delusione trascinava

alla demd

La plebe milanese aveva fatto

fuoco contro il pali}

dove lo sventurato re alloggiava,

chiamandolo t4

tore; alcuni sciagurati

avevano sparato control

serrito

Sardo che mestamente

sfilava

per la

4

avviandoli al ritorno. Oggi, adunque, pentiti ■

l'oltraggio, proprio a quell’Esercito i M M ehi

M