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ALLA

SAGBA

ii

MICHELE

erra d'avventura fu il Piemonte per quella lieta brigata

di artisti, letterati e studiosi che cinquantanni or

•no vagavano per la regione e scoprivano intelligente-

ente vestigia, monumenti e tesori dei secoli medio-

ali. Castelli affrescati e turriti ritrovavano, degni sce-

*ri di vicende alla Walter Scott; chiese romaniche e

>tiche, da farci cantar dentro il coro dei Lombardi alla

ima crociata; fortilizi e caseforti ferrigne, stemmi di

etra, cofani trecenteschi e codici miniati, suggestioni

tte atte a favorire l'incremento dei romanzati studi

orici sulle Case di Savoja. di Challant. di Saluzzo e di

inferrato; spunti splendidi per poemi eroici, liriche

•ere guerriere, quadri di genere e drammi in versi.

La simpatica brigata scoprì dunque i castelli valdostani

quelli del Canadese, Verrès e Pavone, Oglianico e

Ussel, il Priorato di Sant’orso e la Sacra di S. Michele,

e sognò per tutti questi monumenti un restauro perfetto,

che abolisse ogni traccia di vecchiaia, ogni segno di in-

temperia. di trascuranza, di rovina e d'abbandono: sognò

di comprimere a soffietto sei o sette secoli e di risusci­

tare un Medioevo fresco d'intonaci e odoroso di vernici.

Fu così che Vittorio Avondo acquistò il castello d’Is-

sogne, lo restaurò lavorando di persona a ricolorire gli

stinti affreschi, mentre il D'Andrade gli era consigliere

sapiente e Giuseppe Gìacosa lo aiutava... portandogli

il

secchiolino dei pennelli. Finita

la nobile fatica, donò il

castello allo Stato. Quel

che

l’

Avondo aveva fatto per la

parte pittorica. D’Andradp

volle fare nel campo archi-

tettonico:

e

così acquistò

e

donò

allo Stato

il castello

di Fénis, dopo di averlo restaurato a dovizia. Era la