oppure ondeppiano tra residui
ini|>r«‘>p>i<»iiistici, improvvisazioni
ingiustificate, e identificabili imi
(azioni : nè è dato ancora vedere
chi di quoti prenderà il poste
dei piovani che ormai si avvici
nano alla quarantina, età felici
della maturità artistica. Come ac
cennammo. in questa Mostra sono
ancora in prati numero le cose
mediocri, i troppi quadretti che
per non avere neppure il sale del
pusto attuale, sono definitiva
mente da condannare: è con fa
tica che, tra le sale dedicate alla
pittura invecchiata — e invec
cliiata per debolezza costituzio
naie, non pia per età di pittori
molti dei quali sono più piovani
allo stato civile, di un Tosi o de
nostro bravissimo Rho — si rie
scono a rintracciare due ottimi!
paesi del compianto Alberto Ros
si, una natura morta di Palchetti
un ritrattone di Grosso dipinto
cinquantanni fa: e i quadri di
Grande, di Durante, di Mappi, di
Montezemolo. di Stampini, di Re*
viplione, una natura morta di
Lupo.
lln posto a parte vopliono
paesi di Cuniolo, specie una pie
cola veduta di pusto bruephe
liano: le pitture di Levrero, So
lavappione. Gamero, e i paesaggi
di Cafassi.
Tra le donne pittrici — nume
rose anche quest'anno — dob
hiamo notare un singolare debut
to: quello della signora Perrod
madre di Gigi Chessa; queste sue
pitture ei hanno commosso, e per
la grazia della loro pittura, così
fresca e gentile, e perchè ei hanno
ricordato l'indimenticabile pit
tore, che quest'anno è, per la
prima volta, assente dalle sale del
Valentino. Molto bene, e con un
quadro d'impegno, si presenta
Paola Levi Montalcini: e con lei
Nella Marchesini, Daphne Ca
sorati Maugham, Ida Donati, la
ligure Delfino, Jessie Boswell.
Fausta Rivera, l'acquafortista
Bellotto (di cui poco amiamo il
verismo pittorico), la Di Monile
la Gamero.
La lesione dedicata al bianco*
neto, e
ordinala
con
amorosa
cara da Marcello Baglione, alli
nea,
c m
le acquafòrti «li qietti,
ottimi, disegni di Casorati. di
Daphne, di Calvi, Mennyey, Boz-
zet'i, Manzone, Carletti. Borset
ti. Politi, Gamero, De Macchi, le
caricature di Vellan, Aviglione,
Moreno, Chiara, Musso, Fè, ecc.
Nella sezione della pratica pub
blicitaria, accanto alle opere di
Grò», di Pozzo, di Savelli, di
Spazzapan. troviamo i « collapes »
di D'Errico, informati ad un pu
sto smaliziato ed attualissimo, e
di una impeccabile esecuzione.
Una saletta è dedicata alle im
pressioni africane, che ci hanno
portato di lagpiù i legionari Sic*
baldi e Monti: paesappi più in
terpretati e fantastici quelli del
primo, che ci rivela doti d'illu
stratore non comuni; più reali
stici e, diremmo, cronistici quelli
del secondo: in complesso, una
piccola Mostra piacevole e di in
teresse non .soltanto politico, che
ci ripromettiamo di documentare
prossimamente su questa rivista.
La scultura non è, quest'anno,
numerosa : i recenti concorsi han
no forse distolto l'attenzione dei
nostri mappiori scultori dalla Sin
dacale: e opere di non grande
impegno, o pià note, espongono
altri : ritrov iamo così la ragazza
di Giorgis, il bimbo col maggio
lino e un buon ritratto di Zuc
coni che conoscevamo dalla scorsa
Biennale di Venezia, e che sono
oggi tra le cose migliori della
Mostra.
Terracini ripiega la sua abilità
attenta e diligente su forme ar
caicizzanti che non ci paiono del
lutto giustificate; Castellana ri
cerca l'espressione attraverso ad
una plastica talvolta anche trop
po semplificata, ma che si sta via
via liberando dallo stilismo che
nuoceva alle sue opere prece-
denti. Tra i giovani, ecco Saglietti e Alloatd, che
dell'ultima covata accademica ci paiono i migliori,
Mastroianni, Moscatelli, e le maschere di Ram-
baudi, la cui modernità, benché ancor formale ed
esterna, è tuttavia da segnalarti, non fave die
come atteggiamento polemico, neirambienle della
scultura piemontese attuale.
Abbiamo coai rapidamente parlato di quelle opere
che ci soa pane pià iatergssaati: • perché M a ac
cennare.
già die riama «al discorso, atta decrepità-
dine dei locali che le ospitano? Nella alalo A ab*
bandoao ia cui è bacialo orami il p a l- a llo del
Valentino, l’arte a Torino è aeaaa fissa daaera: è
davvero desiderabile aaa aohanaae radicale, che
veags a datare la nostra città, a ffi mm pià ia
grado di accogliere aa
taate, di aa aoderao ed
I arte* e cha (Malva ia pan tam^a d prchlaaw dal




