debbono risolvere i problemi delle abitazioni operaie,
che con previdente visione il Regime vuole indirizzare
verso la concezione semirurale; quindi borgate satelliti
e regioni ancora da evadere dal territorio della Città
capoluogo. E poi la questione delle riserve agricole, delle
fascie verdi, della protezione del paesaggio e dei punti
panoramici, il disciplinamento delle acque, canali navi
gabili ed irrigui, l'impianto degli aeroporti, le zone di
protezione per la captazione delle acque potabili o
l'impianto di campi lontani di spandimento per acque
di rifiuto, lo smaltimento delle immondizie, il problema
dei trasporti extraurbani, ecc.
« Ecco dunque un lungo elenco di questioni che
esorbitano dal piano regolatore, che debbono essere
affrontate e risolte sopratutto dal capoluogo, che hanno
bisogno della creazione di nuovi organi e di nuovi me
todi di collegamento, che hanno bisogno sopratutto di
una mentalità più sciolta, più larga, più adeguata alle
opere di sintesi e alla risoluzione di più vasti problemi.
« Le necessità alle quali abbiamo accennato non sono
di oggi, e da qualche decennio sono state avvertite dai
più grandi Comuni. Ed è appunto a aueste necessità
che bisogna risalire per spiegare il movimento che si
ebbe anche in Italia qualche anno or sono, e che tendeva
alla incorporazione nella Città capoluogo dei piccoli
Comuni vicini. Si ebbero così la " grande Milano ,, con
l'incorporazirne di II comuni, la "grande Genova,,
con l’incorporazione di 19 comuni e si ventilò anche
la " grande Torino ,,.
« Possiamo dire oggi che la soluzione non presentò
tutti i vantaggi che si attendevano, anzi che gli inconve
nienti che ne sorsero furono tanto gravi da far desistere
qualche grande Città dal mettersi per quella via e far
rammaricare qualche altra che su quella via si era messa
coraggiosamente. Il risultato che si cercava era, in poche
parole, di estendere le direttive di un organo unico a
tutta una costellazione di centri minori che queste diret
tive non potevano attuare, anche se condivise, per
defìcenza di mezzi, o potevano rifiutare di condividere.
« Ma in definitiva si arrivò ad appesantire un orga
nismo che. in verità, è già mastodontico e non ha dav
vero bisogno di appesantirsi. Si arrivò a gravare econo
micamente popolazioni che generalmente non avevano
possibilità di grandi mezzi, e ad aumentare enormemente
i servizi pubblici con aggravio insopportabile alle vec
chie ed alle nuove popolazioni del capoluogo.
« L'esperienza, sia pure negativa ha posto in chiaro
questo principio: non trattarsi cioè di estendere un ter
ritorio ma di estendere un concetto, non è necessario,
anzi è antieconomico, estendere le insegne del Comune
su di un territorio sconfinato, ma è necessario estendere
la previsione delle sue necessità, lo studio della sua
vita, la mentalità dei suoi organi direttivi.
« Con questo non si
vuol
dire che aggregazioni limi
tate di territori limitrofi siano da escludere quando se
ne vede evidente la necessità per rettifiche di confini
rese indispensabili dagli sviluppi periferici del capoluogo,
e ciò in conformità a quanto dispone l’art. 31 della
stessa legge comunale e provinciale, ma sarebbe illu
sorio considerare risolvibile il problema del piano regio
nale mediante l'aggregazione dei Comuni viciniori.
essendo ben più ampia la zona di influenza del capoluogo
e quindi la sua regione urbanistica, che sorpassa spesso
gli stessi limiti della Provincia.
« Allo stato attuale della legislazione italiana su che
si può contare per la disciplina giuridica del piano re
gionale?
« Ben poco. Riferendomi ad un magistrale studio del
prof. Virgilio Testa comparso nel N. 3 della Rivista
Urbanistica dell’anno 1933, parrebbe che:
sia da escludere la legge 25 giugno 1865 perchè non
fornisce alle amministrazioni municipali i poteri necessari:
non si possono considerare applicabili le norme vi
genti in materia di Consorzi, perchè gli art. IO e 12 del
R. D. Legge 30 dicembre 1923 n. 2839, portante modifi
cazioni alla legge comunale e provinciale, chiaramente
dispongono che la costituzione di Consorzi fra Comuni
deve avere per oggetto spese o servizi di carattere obbli
gatorio, quando i Comuni stessi non siano in grado di prov
vedervi isolatamente.
Le disposizioni successive riportate nei successivi testi
unici furono emanate per provvedere all'ampliamento
territoriale dei grandi Comuni e diedero motivo a quel
movimento che abbiamo già esaminato, sboccato nella
« grande Milano » nella « grande Genova» nella «grande
Napoli » ecc.
« Allo stato attuale vi è dunque tutta una vastissima
opera legislativa che si attende e che non dovrebbe
tardare.
« D'altra parte invocare semplicemente che tutti i Co
muni. anche quelli esclusi dalla legge del 1865, siano
autorizzati a studiare, presentare e farsi approvare dei
piani regolatori, potrebbe riuscire pericoloso e compro
mettere irrimediabilmente il piano regolatore del capo
luogo: si pensi alla rete delle grandi comunicazioni,
alle riserve agricole, alle borgate satelliti industriali o
rurali. A parer mio sembrerebbe più logico passare
prima per la fase di un piano regionale per procedere
poi. seguendo le direttive generali così impostate, allo
studio dei piani regolatori dei Comuni minori.
«O ra quali concetti seguire per definire la zona di
influenza regionale di un capoluogo? La disamina non è
facile ed è stata tentata da altri, ma io ritengo che non
possa seguirsi sempre un metodo unico e che convenga
piuttosto esaminare caso per caso.
« Abbiamo infatti in Italia il caso particolare dei grandi
capoluoghi marittimi. In questo caso, e caratteristia è
la disposizione del territorio di Genova, la regione che
interessa il capoluogo si dispone a forma lineare, con
nodi qualche volta cospicui rappresentanti i centri più
importanti, anche se non godono di una completa auto
nomia. Nella stessa riviera ligure si possono osservare
gruppi più limitati ma tanto strettamente connessi da
assumere una fisionomia unica-ad esempio i complessi
Savona-Vado, Imperia-Porto Maurir'o, ecc.
« In altri casi di capoluoghi marittimi, come Venezia o
Trieste, la regione, che non è costretta da ragioni geo
grafiche dominanti, può allontanarsi dalla disposizione
lineare, ma è facile riscontrare un infittimento di centri
vitali lungo la costa.
«Altre regioni specialmenteacarattere industriale come
quella di Milano, assieme al capoluogo presentano un
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