complesso svariato di centri minori importanti, qualche
volta disposti assai vicini al territorio del Capoluogo.
È questo il caso, sempre per Milano, di Busto Arsizio,
Monza, Gallarate, Saronno, ecc.
« Si rifletta che ho citato centri tanto importanti che
in quasi tutti si è bandito un concorso nazionale di piano
regolatore, lo non so quali risultati abbiano dato questi
concorsi, ma è certo che il problema particolare deve
aver presentato difficoltà enormi nei punti di contatto
col piano regolatore del capoluogo e debbo supporre che
in pratica si sia dovuto addivenire ad intese particolari.
«Senza dilungarmi ad elencare altre regioni a carat
tere turistico, minerario, agricolo, ecc. sarà opportuno
fermarsi su quelle regioni che intorno al capoluogo
presentano un territorio che vorrei dire a tessitura
omogenea, senza nodi importanti. É il caso di Roma ed
è anche il caso di Torino.
«In queste regioni la città può dilatarsi enormemente,
a macchia d'olio, la fabbricazione si distende chilometri
camente senza freno e senza disciplina, e mentre i pub
blici servizi reclamano un limite e una disciplina interna,
il territorio richiede da parte sua misure che non lo
compromettano a capriccio ma che prevedano la forma
zione delle borgate satelliti. Le recenti misure adottate
provvidamente dal Governatorato di Roma sono la
prova più evidente del male e del pericolo che si corre
e nel caso di Torino basterebbe esaminare la situazione
verso Rivoli o quella verso Chieri, diversissime tra di
loro ma altamente significative per il conforto della
nostra tesi.
« É bastato infatti che, 25 anni or sono, con preponde
rante finanziamento del capoluogo, si attuasse un colle
gamento tranviario celere che portava da Torino a Rivoli
in meno di mezz’ora perchè non soltanto la popolazione
di Rivoli si raddoppiasse, ma nascesse tutta una nuo^a
città lineare lungo la strada Torino-Rivoli e si incremen
tassero enormemente tutti i piccoli centri come Col
legno e Grugliasco prossimi alla nuova direttrice.
« Per contro la città di Chieri, illustre per tradizioni
storiche, che vide il primo telaio meccanico, che potente-
mente si era affermata neH'industria tessile, separata da
Torino dalla barriera della collina torinese, trascurata
nelle opere di aggiornamento stradale, vede di anno in
anno la sua industria intristire e con fenomeno impres
sionante. diminuire la sua popolazione: cosicché una
plaga che per tradizioni storiche, per popolazione in-
dustre, per ridentissima ubicazione, aveva tutte le possi
bilità di un felice avvenire, vede frustrate le sue più
fondate aspirazioni per le deficenti comunicazioni col
capoluogo, che oggi tanto se ne preoccupa da aver
condotto a termine lo studio del traforo della collina
torinese nell’interesse della regione comune.
« Altri fatti, come questo significativi, potrebbero ci
tarsi e, per ritornare al caso di Rivoli, ricordo che nel
1932 l'accordo per le paghe dei metallurgici della città
di Torino si estese a tutte le maestranze degli stabili-
menti disposti
su
una striscia di
qualche
chilometro,
che da Torino si stendeva
fino
a Rivoli.
Ecco quindi
la
realtà del piano regionale
che
prepotentemente
si af
ferma sul terreno strettamente
economico, ecco che
il
fatto urbanistico viene presentito da organismi che
sembrerebbero assorti nel loro gioco economico e che
per la loro sola sensibilità, senza la preparazione di studi
e di indagini, avvertono il nuovo stato di cose che è
venuto maturando.
« In altro campo,in quello dei canali e corsi d'acqua per
scopi agricoli o industriale, sarebbe anche opportuna
una esemplificazione, e basterebbe citare il progressivo
allontanamento del Lambro e dell'Olona che replicata-
mente si è imposto alla città di Milano. Per la città di
Torino basterebbe dire che qualche rete di canali che
invade il territorio cittadino, ha origine ad una distanza
di oltre trenta chilometri dal concentrico, di modo che
Torino deve subire le conseguenze di una situazione che
nasce ben oltre i suoi limiti di piano regolatore, oltre
i suoi limiti di Comune, in quella più vasta zona che vor
remmo definire di piano regionale.
« Per venire al caso dei servizi più strettamente citta
dini ricorderemo due fatti. Il primo sul servizio del
l'acquedotto municipale; Torino provvede infatti anche al
rifornimento idrico di alcuni Comuni disseminati lungo
le sue reti di canalizzazione, e il fatto si ripete certamente
per altri grandi capoluoghi italiani con tutte le conse
guenze logiche che è inutile ripetere.
« Il secondo riguarda la rete delle comunicazioni tran
viarie extra-urbane. I vari servizi erano infatti così
scollegati e deficenti che il Comune di Torino ha dovuto
procedere allo acquisto Ji essi, e co. , .videnziale
opera di rimodernamento e di coordinamento col ser
vizio delle tranvie urbane è riuscito non soltanto a
favorire il pubblico della città e dei nuovi dintorni ma
a rendere attivi i magri bilanci di prima.
«Infine una breve considerazione che riguarda l'im
pianto del nuovo campo di aviazione. Non vi è certa
mente nessun Comune che abbia tale vastità di terreni
da assicurare non solo l’impianto dell'areoporto, ma
tutte le zone vincolate circostanti. Ed ecco che pe- To
rino si presenta oggi la necessità di incorporare altre
parti di territorio di altri Comuni, seguendo una via
che è la sola che ci rimane ma che evidentemente non
è la più agevole per risolvere un problema che è regio
nale. anzi che dovrebbe essere nazionale.
« Tralascio di parlare della tutela del paesaggio e della
protezione dei punti panoramici che enorme importanza
hanno per esempio in tutta la riviera ligure, nella riviera
amalfitana; nelle zone dei laghi e nelle zone delle grandi
vallate alpine, ma non è detto che la stessa Torino non
abbia avuto occasione di affrontare la questione nell’ese
cuzione ad esempio della nuova sua strada collinare
che ha
richiesto per il suo tracciamento e per la sua protezione
paesistica l’ampio acquisto di zone dei Comuni limitrofi ».
L'elenco di fatti e di necessità potrebbe continuare;
ritengo fin d'ora però dimostrata la necessità di un
piano regionale, nell'interesse del capoluogo e nell'in-
teresse della regione.
L'esame molto sommario fatto a proposito delle diverse
caratteristiche che presentano le regioni-zone di influenza
del capoluogo, può aver dimostrato come siada escludere
l'impostazione di un metodo unico per la delimitazione
del territorio oggetto del piano regionale.
Analoghe difficoltà presenta la questione dell'organiz
zazione degli Enti incaricati di preparare il piano regio-




