naie. E poiché sono parte in causa, mi limiterò a ricor
dare quanto scriveva l'egregio prof. Testa sul pregevole
studio che già ho citato:
« Due possono essere le soluzioni: o affidare la compi
lazione aH'Amministrazione del Comune più importante
della regione, intorno allaquale gravitano gli altri Comuni
come centri satelliti: o domandarla ad un organo tecnico
regionale.
« La prima soluzione appare indispensabile per quelle
regioni nelle quali esista una città assai popolosa o un
centro industriale importante la cui vita influisca in
modo preponderante su quella di tutto il territorio,
determinando speciali correnti di traffico, attivi scambi
commerciali, movimento turistico, ecc. La seconda
soluzione è da preferire in quelle località in cui non
esista un nucleo abitato che rappresenti il fulcro della
vita della regione, ciò che può verificarsi in una zona mi
neraria, in una regione litoranea, in un territorio af
follato di stazioni climatiche, ecc. ».
« Nessuna sede è più adatta di questo Congresso allo
scopo di discutere le direttive che dovranno seguirsi
nella formazione dei piani regionali, la procedura per la
costituzione degli Enti promotori, l'iniziativa degli studi
e delle opere, l'azione di tutela e di vigilanza.
«Se, come tutti vogliamo augurarci, lo Stato terrà
conto dei nostri voti, non sarà stato mutile che ai vostri
lavori, si sia unita la voce deN'Amministrazione comu
nale che mi onoro di rappresentare».
Infine il Congresso ha espresso voti per la regolamen
tazione legislativa in materia di edilizia generale tale da
informare e quindi uniformare i regolamenti edilizi
locali richiedendo anche che sia sempre più sviluppato
l'intimo rapporto fra piani regolatori e regolamenti
edilizi i quali dovranno rivolgersi, oltre che alla disci
plina edilizia dei fabbricati, a quella degli isolati o com
plessi edilizi, dovranno consentire un efficace controllo
della lottizzazione delle aree evitando dannosi frazio
namenti dei diritti, disciplinare sempre meglio l'altezza
dei fabbricati e sopratutto tendere ad un sempre maggior
incremento della fabbricazione aperta, non solo nelle
zone estensive ma anche in quelle intensive.
A tal uopo è stato richiesto di addivenire ad una
efficace riforma funzionale e qualitativa delle commis
siom edilizie da costituirsi a base sindacale e con ele
menti tecnici effettivamente competenti; di affidare al
l’istituto Nazionale di Urbanistica il compito di pro
muovere e preparare lo studio degli schemi e dei dati
necessari alla compilazione dei piani regolatori e dei
regoUmenti edilizi. Inoltre è stata segnalata la neces
sità di far sì che i dati statistici ed i grafici relativi agli
studi di piani regolatori siano omogenei e che i segni
convenzionali di rappresentazione siano conformi ed
ha rinviato all'istituto Nazionale di Urbanistica l'esame
del problema e la compilazione di norme nazionali.
Quale mamfestazion* collaterale al Congresso nel
Palazzo della Sapienza è stata ordinata la la Mostra
Nazionale dei Piani Regolatori e delle realizzazioni ur
banistiche.
Nelle diverse sale erano raccolte, accanto alle solu
zioni generali dei piani regolatori delle principali città
italiane, le documentazioni delle più originali e moderne
soluzioni adottate ultimamente in materia di urbani
stica ed i programmi di massima per l'organizzazione
urbanistica di Addis Abeba, Gondar, Dessiè.
Torino ha partecipato alla Mostra con le planimetrie
e documentazioni fotografiche riguardanti: le vie di
grande comunicazione, la sistemazione di via Roma,
Via Porta Palatina, zone verdi, nuovi impianti di illu
minazione ecc. La Mostra allestita dal Servizio Tecnico
Municipale ha riscosso il più lusinghiero dei successi.
Diamo qua alcune visioni d’assieme della sezione tori
nese.
Particolarmente vasta è stata la partecipazione alla
Mostra del Governatorato di Roma e delle amministra
zioni di Milano, che ha affiancato ai piani regolatori del
Comune le mostre dell'Amministrazione provinciale, del
R. Politecnico e del Sindacato provinciale Ingegneri, e di
Napoli presente con gli studi del piano regolatore ge
nerale, i piani rionali negli ultimi 15 anni, la sistemazione
delle nuove strade di grande comunicazione curata dalla
Provincia ed infine una documentazione dell'opera della
« Società del Risanamento » per la bonifica urbana.
L A M O S T R A S I N D A C A L E
ILLA PROMOTRICE DI BELLE ARTI
don il fiorire degli ippocastani, tornano al Pa
lazzo del Valentino statue e quadri: fioritura sta
gionale, che il luglio disperderà eon i suoi raggi
ardenti : resteranno le pareti spoglie e stinte a com
primere l'aria afosa delle sale, e gli alberi attorno
incupiranno il loro verde attendendo l'oro dell'au-
tuono. Ma, tant'è, il fascino delle cose che comin-
iauo ci fa credere ogni anno alla melanconia di
una primavera più splendente, e ad una più felice
vita dell'arte. Diremo, quest'anno, che lo scultore
Kodolfo Castellano, segretario del Sindacato, ed il
onte Alessandro Orsi, presidente della Promotrice,
hanno portato a salvamento la harca dell'arte pie
montese: che la Mostra è un completo panorama
della nostra situazione artistica, che la Giuria e gli
ordinari hanno onestamente lavorato. In Mostre
come queste, che per il loro stesso carattere sinda-
ale dehhono essere a larga hase, è molto davvero
!>e si riesce a metter su una sequenza di sale in cui
non esistano fratture violente, in cui tutte le ten
denze vengano rispettate ed egualmente provate,
senza che l'arte dehha uscirne maltrattata o dolente
troppo.
Vero è che una più accurata e severa selezione,
che escludesse dalla Mostra almeno il cinquanta per
cento delle opere oggi accettate, sarehlie da augu
rarsi: e sarehhe un Itene per l'arte, per gli artisti
e per il pubblico; ina questo non è a dire che non
si dehha, per gradi, realizzare, su un piano di
equità e di rispetto per tutti i valori che, nella
Mostra odierna, sono tuttavia facilmente indivi
duabili.
L'arte piemontese, come appare da questa ras
segna,
è
oggi tormentata da una crisi che vorremmo
fosse di sviluppo : al fiorire di un'arte borghese che
ha
fatto il contingente sucresso delle Mostre otto
centesche della Società Promotrice, ha contrastato
nel dopoguerra — parallelamente all'avvento del
Fascismo — la ondata di pittura cosiddetta d'avan
guardia, affermatasi a Torino nel 1923 con quella
memorabile sala che, fra le prime, crediamo, in
Italia, radunò il fiore dell'arte vivente, da Casorati
» De Chirico, da Carrà a Soffici. Sul piano della
cultura, è poi seguito, accanto al fluire sempre
fiorente della scuola casoratiana, il movimento dei
« Sei Pittori », che è tuttora in rigoglioso sviluppo
nonostante il disperdersi di quel grappo, e, su
piani più o meno provinciali, quello di altri p it
tori, meno chiaramente rlasuficabili cane « tea*
densa », ma tuttavia interessasti e vivi. 0 « i, o p
piamo a memoria tutti questi nomi : M t iii , Levi,
Cremona, Chessa, Spazaapan, Calaste, Tribandmo;
Valinotti, Calvi, Manzone, Rho, Deabate, Terzolo,
tutti artisti la cui posizione è ormai stabilita e lo
stile riconoscibile. Le generazioni successive, e al
ludiamo ai vari Chicco, Cravanzola, Martina, Fè,
Bionda, Bonfantini, Emprin, Chiara, Politi, Cor
setti, De Macchi, appaiono in via di formazione:
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