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IH POLITICA ESTERA

S E M I N A T O R I DI TEHTCH

E R E Q C A Z I O N E S A L A R I A L E

C O S T I DI P R O D U Z I O N E

ì

Trovandosi

in condizioni nelle quali non hanno più

nulla da perdere, i sovversivi >|»a*in(ili sperano in

una guerra europea per migliorare le loro sorti: e

se dipendesse «oliatilo da loro a quest (tra I avrei»-

l»ero gii« provocala.

Non emendo riun iti a mettere ili moto la Lega delle

Nazioni contro l'Italia e la Germania, non hanno

editato a passare all a/ione diretta facendo homhar-

dare dai lori* aeroplani le navi italiane e tedesche

in servizio di controllo sulle coste spagnole. IV r ef­

fetto del bombardamento sulla nostra nave « Bar­

letta » sei ulìiciali

miiio

rimanti uccisi e «i sono avuti

numerosi feriti, e siili incrociatore tedesco « Deut-

sdiland » le vittime sono state anche più numerose.

IV r rappresaglia le nav i tedesche hanno bombardato

Mmeria: e in conseguenza dell attacco rosso I Italia

e la Germania 'i sono allontanate dal Comitato per

il noli iutervento. decise a restarne fuori fino a clic

il Comitato stesso, uscendo daH'amhiguità in cui si

è avvolto in frcipienti occasioni, prenda una posi­

zione precisa di fronte al governo di \ alencia. e

stabilisca garanzie per la protezione delle navi in

servizio di controllo. L Italia e la Germania hanno

eomumpie fatto intendere clic all occorrenza «i di­

fenderanno da «ole. e questo netto atteggiamento

ha messo molto in imbarazzo irli amatori delle pro­

cedure lunghe cil inconcludenti. Probabilmente li

indurrà a desistere dal loro non intervento dosato,

e dai loro incoraggiamenti sotterranei alla petu­

lanza dei valeneiani.

Nella recente assemblea straordinaria della Lega,

convocata per l'ammissione dell Fritto, lafari non

si è più fatto rappresentare. Non è una rinunzia

ma un ultimo espediente dilatorio, che è piaciuto

a tutti coloro che ritengono ancora utile opporre

a ll'Ita lia vittoriosa

il

fantasma giuridico d’ uno

Stato etiopico. Ancora una volta le dichiarazioni

del ministro diano alla (.amera sulla nostra poli­

tica e«tera

sono

«tate per costoro un ammonimento

a non

farsi

illusioni. i/Italia non si disturberà ad

andarli a cercare per co»i poco. Con tutto questo

ci è stato simpatico il ge«to della Polonia, il cui

rappresentante a Ginevra, scompigliando tutte le

precauzioni degli interessati, ha dichiarato che per

conto del suo Pae«e la questione etiopica è defini­

tivamente risolta.

Com’era da asfaltarsi. le dichiarazioni di Musso­

lini suH'opportuuità di accordi per una futura li­

mitazione de«:li armamenti sono state interpretate

dalla maldicenza straniera come un ravvedimento

dell'Italia (e anche della Germania, si capisce).

ravvedimento interessato, come

se

I Italia avesse!

sperato di siiperarmarsi sola iu mezzo ad un mondo

inerme e

si sia

di-incannata in vista del risveglio

bellico delle altre nazioni. In parole povere sarchi*

la

paura

del

riarmo inglese

quella che ci

farebbe!

pensare ad una limitazione degli armamenti. l.a-l

sciamoli dire. I chiarimenti venuti su un articoli!

del u Popolo d'Italia » qualche giorno dopo la non

esatta pubblicazione dcH’intervista del Duce coli

giornalista Simiiis. rispondono anche, e iu manieri

schiaffeggiatile, a queste stupide dicerie.

Dicerie da mettersi in compagnia con tante altrrl

dello

stesso

genere clic sovrabbondano nella stani|ii|

dei paesi « democratici ». Come quella, per esem­

pio. secondo cui l'Italia aiuterebbe la Spaglia na­

zionalista perchè mira ad asservirsela con lo scopol

di «labilir-i nelle Baleari

e

nel Marocco. ininarj

ciare le comunicazioni della Francia col suo impervi

africano, e. per mezzo dei possedimenti spagnuolil

sull'Atlantico, minacciare l'impero inglese sulla vili

del Capo come già lo minaccia nel Mediterraneo!

sulla via di Suez. Tutto questo perchè I Italia lui

conquistato l'Ktiopia senza domandare permesso il

nessuno,

e

iu base a diritti stabiliti da trattat

(forse ce li riconobbero nella convinzione che

iiod|

li avremmo mai fatti valere).

Con mezzi della stessa forza si cerca di corrodei

l'asse

Koma-Berlino. Oggi si attribuiscono all'lti

Iia

mire

e

disegni atti, nella niente dei vociferatori.1

a far sorgere diffidenze in Germania; domani si fil

la ste««a cosa per la Germania onde creare dii

(lenze in Italia. Per l'Italia, soprattutto, si cerca

dimostrare che il suo destino è di fare una pari

secondaria. Vecchia convinzione gallica dura a mi

rire. ma che non ci fa più nessun effetto. Ci pei

siamo noi alla parte che dobbiamo fare.

Si è persiti giunti a dire che la Germania coni

poco siti valore dell esercito italiano. La diceria H

stata anche raccolta dal giornale monarchico « \<

tion Kratnjai-e ». di

solito

obbiettivo ne! parlare

noi. provocando una vibrata risposta del « Pop»

d’Italia ■>. con un documentato articolo.

Combinazione, (piando agli occhi stranieri senili

che l"a**e Koma-Berliiio mostri qualche screpol

tura, sopravvengono fatti che ne provano I inali

rata

solidità. Cosi

le vi-ite a Koma del mini!

degli e«teri

Voli

Neurath e del capo delle foi

armate, maresciallo Non Blomberg: rosi I az’i

parallela di Koma e di Berlino nel Comitato

non intervento (lupo la provocazione Hi \ alenrù

BERNARDO CIOVCI

II.a recente deliberazione del Comitato corporativo

•entrale su l'adeguamento salariale voluto dal Duce

per ristabilire l'equilibrio fra i salari e i prezzi

filli/ione oggi demandata alle Corporazioni che

•empre più si dimostrano gli organi disciplinatori

regolatori deH'eeoiiomia nazionale

deve essere

roiisiderata non solo sotto il punto di vista ccono-

iiicn.

ma soprattutto sotto quello /

Htlilico

. Oggi in­

fatti non esistono più problemi nazionali economici

ivul'i dall interesse e dal fine politico. In (pianto

la politica corporativa realizza e deve realizzare mi

line determinato nazionale, è chiaro che questo

fine

lieve essere di natura squisitamente politico diretto

•tahilire determinate posizioni di equilibrio e di

>iMÌ(lisfazioue massima nazionale. Il significato ino-

perno del vocabolo « politico » è ben diverso dal

-ignificato limitato ristretto che i teorici gli attri­

buivano ueM'àmhito della scienza pura. Non può

immaginarsi in Regime Fascista una soluzione nel

ampo economico che non abbia anche fini politici:

mzi iu (pianto l'economia è asservita alla politica,

la distinzione può ingenerare inutili equivoci, l/e-

'unnmia diventa sempre più tema di interesse pub­

blico collettivo: non può quindi ammettersi che

lebba e possa prevalere l'interesse privato, come

u h i

può prevalere l'interesse privato nei problemi

ifferenti al pagamento delle spese per servizi pub­

blici (imposte-tasse), alla difesa nazionale, all’or-

:ani//.azione amministrativa dello Stalo, ecc. Oggi

pi» clic mai neU'economia subentra l'interesse pub-

filico C come tale essa realizza e deve realizzare

ini nazionali squisitamente politici. Kd è squisita-

nenie politica ogni azione collettiva che adeguando

salari alle condizioni generali nuove dell'equi-

ilirio sociale evita dispersione di forze e accorcia

f distanze sociali. La più alta giustizia sociale che

I Duce persegue e che lo Stato corporativo rea-

izzerà sempre più e sempre meglio è tema di im­

portanza politica eccezionale che non ha bisogno

li commenti.

u

detto

che i nuovi aumenti salariali non mirano.

t

ora. a far ottenere un premio al lavoro supe-

’iore aH'aumento dei prezzi, in quanto, se ciò ac-

rade».»», i prezzi aumenterebbero per la migliorata

■apacità d'acquisto dei lavoratori — esclusa I in-

luen/j deH'eveiituale quota di risparmio ritirata

lalla circolazione — e in breve il più lauto gua-

lagno verrebbe assorbito ed annullato dall'incre­

mento dei prezzi. Ci pare però che in regime cor-

'•ralixo intervengano altre forze che possono

inibire o sollecitare l’andamento sopradescritto; ma

I tema è troppo vasto per essere considerato inci-

Ifntalmente. È certo, tuttavia, che l’attuale adatta-

‘nto «alariale vuole realizzare un equilibrio econo-

lico die jn questi ultimi tempi era venuto meno.

Infatti al momento dcH'allineamento monetario ve­

rificatosi precisamente, come ha osservato l'on. Lati-

tini, iu un momento di incremento generale dei

prezzi mondiali, erano stati deliberati vari prov­

vedimenti diretti a impedire un'inconsulta o co­

munque più che proporzionata ascesa dei prezzi.

Ogni riduzione del contenuto aureo della moneta

tende a minorare i redditi delle classi medie e par­

ticolarmente di coloro i quali sono percettori di

proventi fissi, 'l utti i possessori di titoli a reddito

fisso, obbligazioni, depositi a risparmio, pensioni,

vitalizi, creditori in genere di somme fisse, salariati

e stipendiati, ecc., vengono generalmente a soffrire

da un aumento di prezzi susseguente ad una corre­

zione del sistema aureo nel scuso di una riduzione

del valore della moneta. L'inflazione aggrava sem­

pre il fenomeno suesposto. La riforma monetaria

italiana del 5 ottobre 1936-XIV, mentre riportò la

parità monetaria della lira alla situazione esistente

all'epoca della riforma del 1927, ossia ai rapporti

di cambio di L. 19 con il dollaro e L. 92.46 con la

sterlina, riducendo il contenuto aureo della lira

(moneta di conto)da grammi 0,07919 di fino (1927)

a grammi 0,01677 ovverossia del 40.9°^. ha stabi­

lito una serie di norme .lirctte ad

evit.ui

incoili-

poste ascese dei prezzi e a rendere il costo della

vita relativamente più basso nei confronti della ri­

duzione della lira in termine di cambio. I cui van­

taggi si realizzarono non solo in termine di mag­

giorate esportazioni, ma anche attraverso un incre­

mento di esportazioni così dette invisibili, risultanti

da un più ingente movimento di forestieri e da una

più lunga permanenza di questi in Italia. Il blocco

applicato ad una serie di prezzi di merci e servizi

mirava precisamente a realizzare il fine politico di

cui già abbiamo detto per il quale vengono tutelati

i rapporti d equilibrio tra le classi sociali e i red­

diti delle classi medie che hanno carattere di sta­

bilità o lenta mobilità. A questi provvedimenti si

aggiunga la limitazione neU’aumento della circola­

zione causa prima di ogni aumento generale nei

prezzi, e si avrà una spiegazione della necessaria

compressione dei prezzi. Ma v'ha di più: l'eroga­

zione del reddito in beni di consumo in seguito a

più lauti ricavi di alcuni prezzi verificatisi per

cause diverse in questi ultimi tempi, può risolversi,

anzi facilmente si risolve, in aumento di prezzi.

Il Kegime si è preoccupato anche di questo limi­

tando in quanto possibile questa erogazione attra­

verso imposizioni fiscali e limitazioni del dividendo

nazionale in un primo tempo e prelievi fiscali pro­

gressivi sui dividendi in seguito. I provvedimenti

doganali contemporanei, come l'abrogazione del

dazio

ad valorem

del 15% e del 10% deliberato

nel settembre 1935, dopo la caduta della sterlina