Table of Contents Table of Contents
Previous Page  657 / 1801 Next Page
Information
Show Menu
Previous Page 657 / 1801 Next Page
Page Background

i A

S T

ì{

A D A

sD3 ì . £ ' I « f A « 2 1 A

C'era nel paese della mia infanzia un angolo

distratto dove le lucertole, nei giorni dell'estate.

davano convegno per godersi il sole; e. as­

sieme, le cantate delle cicale.

Adesso quelle giornate dimenticate, rifiori­

r o n o nell'antiche memorie, sim ili alle ombre

mpalpabili che sono sugli argini dei fium i, p iù

aste di vespro che di mattina. (Le campane

hanno sempre avuto gli stessi suoni; solo la sera

sono più solenni.)

Ma lassù non giungeva la polvere delle strade.

I

m

fantasia si aggrappava sulle viuzze ederacee

tulle crepe dei muri sostava come impau rita

io non si sa che segreto.

I

iwndo in pu rità di solitudine, gli uom ini

non mi spaventavano.

H iccoglievo pietru zze. Le mettevo in grembo a

nio nonna: era una vecchia tutta bianca; si

egliuva all'ora dell'Angelus in modo largo e

ilenzioso. Tutto il giorno correvo senza mai

iteri timore della vita; davo calci all'aria e ai

bruttali abbandonati sui viottoli spersi. Poi

indoro incontro a m ia madre e l'abbracciavo e

e raccontavo quello che avevo veduto o imparato;

e facevo vedere le pietre colorate che avero rac-

°h"

(certune nel cavo della mano, parevano

Bilie di sangue).

L anima di m ia madre era tutta nei suoi

Kchi che brillavano d i luce chiarissima

—

in

uito mi accadde sovente di rivedere gli occhi

di mia madre; fu in certe chiare albe quando il

sole non era ancora spavaldo ed io mi ritrovavo

improvvisamente felice riscoprendomi bambino.

Ma il volo d'una farfalla, smovendomi l'at­

tenzione. mi faceva balenare nel cuore i sogni

arditi di cui non conoscevo ancora il significato

cattivo; già allora però, benché ignaro d'ogni

mistero, mi andavo modellando la m ia statua

di oggi

—

credendo falsamente ch'essa sarebbe

stata eterna.

La notte

—

ma di questo p iù sbiadito è il

ricordo

—

m i rigiravo inquieto fino a quando i

miei paesaggi diventavano senz'alberi e l'aria

diveniva come vuota, sicché l'an im a, morendo

a poco a poco, non era più capace di dialogare

colle cose. Allora disparendo le frescure dei

prati su cui amavo sostare, e le nuvole non cre­

scendo p iù dalla cavità delle montagne, io d i­

menticavo che ogni cosa è insondabile e oscura,

che ogni uomo è buio come i destini che ognuno

di noi osa appena fingersi fantasticando.

Però nell'ombra del mio cuore, c'è ancora una

striscia di bianco: la strada dell'infanzia.

Ma il cavallo che scalpitava sbrigliato

—

odo

ancora i n itriti di gioia (e p er fa rlo camm inare

non c'era bisogno di frusta)

—

ormai s'è per­

duto; se nella solitudine tendo l'orecchio, risento

la fioca domanda d'allora:

«

Mamma, perchè

c'è il sole?

«.

OSCAR SACCHETTI

S»