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Con l'appello di rito fascista, sarà nel corrente
giugno, inaugurato — in S. Croce di Firenze — un
monumento alla memoria del Poeta dei Sepolcri.
Appello cotest*» die hen si addice all'Uomo e al-
l'Artista clic negli scritti e nell’azione — sempre
e ovunque — fremette di eroici spirti e in tempi
di ignavia e di soggezione allo straniero, le umane
lettere fece nobile strumento di elevazione degli
animi e ili incitamento a combattere per la indi*
pendenza.
Firenze evocherà con orgoglio questo suo gran
figlio d’adozione, le cui ceneri — come è risaputo
— nel 1871 trasportate dal piccolo e solingo cimi
tero di Turnham in Inghilterra, furono inumate
appunto in S. Croce: nel Tempio cioè che ispirò
al Genio «li Lui una fra le più alte liriche che vanti
la nostra letteratura.
Nato a Zante un'isola del Jonio, da madre greca
e da padre veneziano: venuto ancor fanciullo in
Italia, egli contemperò per le native facoltà del
l’intelletto e del cuore la perfezion greca delle
forme e l’empito della fantasia dotata in sommo
grado di virtù creatrice.
Sarebbe far torto ai lettori il ricordare qui gli
eventi della sua vita mortale: vita travagliata, vis
suta in epoca di grandi avventure, al tempo in cui
l’astro napoleonico era al suo zenith : prodotta fra
studi amori ed armi; agitata quasi sempre da una
febbre di creazione e da una sete — insaziabile
ed insaziata — d’amore: febbre e sete a cui dob
biamo il meglio della sua produzione artistica.
E del suo apostolato d’italianità.
Ed è l’amor della patria che informa e scalda
tutta l'opera di lui: e in particolare costituisce
l’intima forza che anima e muove tutto il gran
Carm e.
Il Foscolo come il «<grande artiere » di cui canta
il Carducci, gittando nella fucina ardente della sua
anima gli elementi dell’amore e del pensiero; le
memorie di Grecia antica e di Roma: fondendo e
condensando in una stupenda unità e in una sola
visione fulminea — che annulla tempi e distanze
— fatti e fantasmi così diversi e lontani; il Foscolo
— diciamo — ha pòrto agli italiani il più alto
modello di letteratura civile.
Acutamente un suo grande fratello d’anima che
darà opera nell’e'ilio inglese a pubblicare del Fo
scolo il comento dantesco; il Mazzini che ebbe col
« zantiotto » analoghi se non comuni eventi della
vita e nobili aspirazioni ed azioni « di propaganda
patriottica », il Mazzini — diciamo — scriveva
fino dal 1829 che l'Italia un giorno gli avrebbe
eretto un monumento di amore e lo avrebbe posto
fra i grandi della Nazione.
A più di un secolo da quei giorni il monumento
si inaugura: ed ha sua sede degna, sorgendo tra
L
I
A
N
A
quelli del Machiavelli, del Galileo, di Michelan
gelo: i numi tutelari del Genio d'Italia: in quelli
Firenze ove -- dopo che Venezia col trattato di
Campoforinio venne « venduta » aH’Austria, — il
Foscolo amava rifugiarsi: Firenze a cui dalle « con*
valli — popolate di case e di uliveti » — spiri
tanta serenità di aere; dove — come scriveva l’in
felice
J
a c o po
O
k t is
— « possono riposarsi tutti
quegli italiani che stanchi ed afflitti sono dalle
sventure ».
A proposito del quale, è noto come nel prola.
gollista del romanzo che primo diede la celebriti
al giovane Foscolo —
Le ultim e lettere di J . O .
—
il Poeta abbia voluto raffigurar sè stesso e la sui
pena nel veder venduta allo straniero la sua patria,
sì da indurre :i propositi di disperazione e di morte.
Il
romanzo ebbe appena pubblicato una enorme
diffusione e fu avidamente letto specialmente dai
giovani e dalle donne per quell’alone romantico
che avvolge i protagonisti, malati «Iella « malattii
del secolo » ond’erano un po' tutti dei <« suicidi...
ambulanti ». Ora se non si può scagionare il Fo*
scolo
d’aver insinuato sensi e pensieri di rassegna*
zione. peggio di non resistenza al dolore: bisogna
per ragione di giustizia riconoscere che tali senti*
menti eran per co«i dire nell’aria; e gli scritti di
G. Giacomo Kousseau avevan conferito loro un
crisma filosofico.
* * *
Se il Piemonte e Torino non furono, nella erra
bonda vita del Foscolo, mai nè tappa nè mèta,
non sono pochi tuttavia i legami spirituali che ad
esso lo legano.
Nè avrebbe potuto essere altrimenti per uno
spirito assetato di libertà e di indipendenza. È I'A l
fieri. il « fiero allohrogo » infatti che — primo
— strapperà al giovinetto zacintio gridi di libertà,
e lo indurrà a fremere ai rasi di
Oreste
e di
Saul.
Il Foscolo vedrà nella commossa fantasia l'Alfieri
« aggirarsi muto ov’Arno è più deserto » e venire
ad ispirarsi presso le « urne dei forti » in S. Croce.
Il
Eoscolo manderà all'Astigiano copia della
prima tragedia
Tieste
che gli diè fama per averne
il giudizio. Avrà poi modo di conoscere e di tener
lunga corrispondenza con Anna Stolberg — la Con*
tessa d’Alhany — la ispiratrice del grande Trageda.
La quale in una lettera all’Ahate di Caluso ebbe
opportunità di raccomandargli il Foscolo « nel rasa
che fosse passato da Torino » (il Poeta era allora
esule volontario in Isvizzera).
Della affinità spirituale e di temperamento del*
I Alfieri e del Foscolo, non è chi non si
avvedi
leggendo le opere loro : e l>ene in « sede letteraria •
col«e il Carducci questa affinità lirica là dove, nel
sonetto...
al
S iwM o riconosce si
al primo
di
averli
schiuso
come strale adamantino contro i servi e i ti
ranni:
ma. subito riferendosi al secondo, aggiunge:
L a nota lJgo pii die' dei rusignoli
sotto pii jo n ii cipressi e de V avanto
cinsel fio rito ai suoi m aterni soli.
E, per tornare al Piemonte nostro, non si deve
dimenticare la « dolce, nobile, fratellevole » ami
cizia che
stringe il Foscolo a Silvio Pellico: e spira
in
termini caldi di passione nelle lettere che i due
« sodales » si scambiarono : lettere che vanno dal
1812 al 1816.
Il Pellico — è noto — mentre si trovava a Lione
potè avere e leggere il
Carme dei Sep olcri
e fu tale
la impressione avutane che sarebbe corso ad ab
bracciare il fratello d'anima e d'arte se — dice un
biografo — « non pochi riguardi gli togliessero di
compiere quel suo desiderio ».
Sentite dolcissimi versi che il Saluzzese gli
dedica :
«
Upo conobbi e qual fra te i l'am ai
che l'a lm a avea iter me piena d'am ore:
dolcissim i al suo fianco anni
/tassai
e atl a lti sensi m i eierara il cuore
».
D’amore, amore, nel senso più umano e ad un
tempo più nobile della parola è tutta quanta per
meata la produzione letteraria del Nostro: dopo
il
Petrarca nessun poeta aveva fatto meglio vibrare
quella
corda esprimendone i più dolci e commoventi
suoni:
quasi arpa eolia su cui mani esili e dotte
scorrano a trarre armonie ineffabili quali soltanto
amore sa ispirare e dettare.
Nè la vita del Foscolo fu tanto arrisa
dall'am ore
quanto e più corsa e travagliata
dapli amori
—
vari e molteplici — in cui egli compiaceva di irre
tirsi e poi svincolarsene. Non si contano nemmeno
sulle dita di entrambe le mani le donne che acce
sero di sempre nuovi estri il suo ingegno e di strali
malizili i suoi... critici: « teologi letterati — com'ei
soleva bollarli — che non avevan altro di vene
rando che la barba e i periodi lunghi ».
Eppure bello non era: come si desume da que
sto 't-hizzo ehe lo stesso Poeta fece di sè: « Di
volto non bello, ma stravagante e d'un'aria libera :
di crini non biondi ma rossi: di naso aquilino ma
non piccolo e non grande: d'occhi mediocri ma
'■ivi; «li fronte ampia di ciglia bionde e grosse... »
t ve n'è più del necessario per comprendere che
non era un Adone...
Pur
tuttavia nessun altro Poeta — ebbe 1aria
« fatale » di lu i; e pochi furono altrettanto irresi
stibili:
il fascino derivando in lui dal balenio delle
pupille e dalla suasiva parola che nelle
scherme
d amore sapeva trovare il tono giusto.
Si : nella
tu rb a certo insolitamente numerosa di
doniit* che —
dice un critico
— *
riempie
di
colori
f di carne
il »r*n quadro degli amori del Foscolo
»,
••ergono
come da lontananze di sogno profili,
l*ml>ianze
leggiadre, fattesae d i creature che eb*
ben» grande influsso sull'anim a e la vita di lui.
tabella Teolochi Albriaxi, Isabella R ondon i, Qui-
rina Maggiotti, la Pickler Monti, Lady Dacre (per
citarne solo alcune), vivono e vivranno nel verso
perfetto come nel Pario le avesse modellate un Ca
nova ma più impetuoso e più caldo.
Si ancora; l'amore fu uno dei bisogni precoci e
imperiosi della sua natura. Come nella mente —
dice il Chiarini — i pensieri, i fantasmi poetici, i
disegni di opere si affollavano, si intrecciavano, si
inseguivano, così nel cuore gli am«»ri, — anzi di
ciamo noi — l'Amore che assumeva volta a volta la
sembianza della « donna gentile ».
Ciò non di meno ove l'amore e il dovere — e av
veniva molto di frequente — avesser tenzone in
quel suo animo tempestoso, sempre quest'ultimo
aveva il sopravvento: e lo seppero i combattimenti
di Cento, di F«»rte Urbano della Trebbia, di Novi,
di Genova dove rifulsero le sue qualità di soldato
— per aver riportato ferite — e compiuto atti di
valore.
« Nell'am«ire — scrisse di sè — io non conosco
che l'amore e in questa parola tutti i desideri più
forsennati ma (aggiunge e par di vederlo levarsi
alto su se stesso,
il fulvo Poeta) contemporanea
mente le più lunghe e dolorose privazioni ».
E
sarà lui stesso ad ammonire un suo nemiro:
« Badate che «*hi preferisce l'onore alla vita è pa
drone di tutti coloro che vogliono avvilirlo ».
Parole virili che son tutto un programma di vita
e che devono — «»ggi più che mai — suonare mò
nito ai giovani. Panile di Tale che osò «crivere una
Ode a Bonaftarte Liberatore
accompaguaouola con
questa, tra altre dichiarazioni dedicatorie: « T i
invierò un consiglio che se da Te liberamente ac
colto mostrerai che son degno di laudarti perchè
so dirti fermamente la verità ».
E
aveva allora diciannove anni!
E
sarà poi il solo che avendo militato tra le file
dei soldati di Napoleone, quando Io vide mancare
alla parola e trafficar Venezia — onde i suoi pa
renti eran derivati — dichiarerà
apertis verbis
— di non amarlo di non ammirarlo anzi di odiarlo
e abominarlo
nel cuore del cuore.
# * •
Non avrà dunque il Poeta che in questi giorni
pieni di fati si onora, una parola per i giovani da
cui tanto aspetta il nostro Paese; giovani inquadrati
militarmente nei ranghi e nelle cui vene scorre lo
stesso sangue — latin sangue gentile — che sgorgò
dalle ferite dei goliardi di Curtatone e Montanara?
« Oh Italiani, io vi esorto alle Storie... ».
Silenzio! Il Poeta — come in quel lontano
1809
nell'aula magna della Università di Pavia — r i
chiama i giovani discenti alPamore d'Italia, delle
umane lettere : del nostro idioma « il più bello del
mondo ». Sovratutto al dovere di celebrare in spi
rito coloro che per il sangue versato a difendere
la patria vivran nel ricordo
« ... infin die il sole
risplenderà sulle sciagure umane! ».
GlUSCPft SOAVI
SI




