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Un discorso a parte riguarda la produzione cartografica manoscritta, realizzata con finalità differenti e con carat-
teristiche tali da renderla in genere segreta, o perlomeno assai scarsamente divulgata. Si tratta soprattutto di pian-
te e disegni eseguiti per fini progettuali legati al rinnovamento del tessuto urbano della città da parte di architetti
e ingegneri, tra i quali i ben noti Vitozzo Vitozzi, Carlo e Amedeo Castellamonte, Carlo Morello, Piero Arduzzi,
e concernenti la rappresentazione della città nel suo insieme, o più sovente, di parti di città.
2
G
EORG
B
RAUN
, F
RANZ
H
OGENBERG
,
Civitates orbis terrarum
, Colonia, 1572-1617, 6 voll.
3
Per un riferimento all’evoluzione dell’iconografia della città di Torino rimane sempre utile l’
excursus
per imma-
gini tracciato dalla Peyrot: A
DA
P
EYROT
, V
ITTORIO
V
IALE
,
Immagini di Torino nei secoli
, Torino: Tipografia Tori-
nese Editrice, 1969. Sul tema della città di Torino da un punto di vista geografico e storico-cartografico si veda
P
AOLA
S
ERENO
,
Torino
, in R
UGGIERO
R
OMANO
, C
ORRADO
V
IVANTI
,
Storia d’Italia
, Torino: Einaudi, 1976, VI,
Atlante
, pp. 229-236; per gli aspetti di storia urbana V
ERA
C
OMOLI
,
Torino
, Roma-Bari: Laterza, 1994, e riguardo
in specifico agli anni in oggetto E
AD
.,
L’urbanistica della città capitale e del territorio
, in
Storia di Torino
, IV, G
IU
-
SEPPE
R
ICUPERATI
(a cura di),
La città fra crisi e ripresa, 1630-1730
, Torino: Einaudi, 2002, pp. 431- 461 e pp. 939-
965.
Le rappresentazioni cartografiche
di Paola Pressenda
Le vicende dell’assedio e liberazione di Torino ebbero vastissima eco e resero ben
visibile uno stato, e la sua capitale, sino a quel momento relativamente marginali
nello scacchiere europeo. Tali avvenimenti cruciali, precocemente mitizzati, sono
ben testimoniati anche dalle rappresentazioni cartografiche, aventi più o meno
pretestuosamente per oggetto la città assediata, elaborate in numero considerevo-
le come mai era avvenuto sino ad allora per Torino.
Prima del 1706 le raffigurazioni cartografiche della città nel suo insieme sono
caratterizzate da una produzione a stampa
1
, che di norma ha una circolazione e
divulgazione ampia, ma in questo caso modesta, non solo sotto l’aspetto mera-
mente quantitativo, ma soprattutto, ciò che è più significativo, dal punto di vista
delle tipologie e dei modelli prodotti. Va ricordato infatti che tra le topografie
urbane che, a partire dalla seconda metà del Cinquecento, circolarono prima in
forma di carte sciolte e successivamente entro raccolte cartografiche e veri e pro-
pri atlanti, o ancora come documento iconografico in opere a stampa, la rappre-
sentazione di Torino non è così consueta, a cominciare dalla prima significativa
raccolta di piante urbane, il
Civitates orbis terrarum
di Georg Braun e Franz
Hogenberg
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, in cui la neo-capitale dello stato sabaudo non è inclusa.
Selezionando le rappresentazioni che, in ragione della loro ampia visibilità, con-
tribuirono alla diffusione di una certa immagine della città e del suo circondario,
le topografie di Torino che circolarono presso le corti e gli ambienti colti europei
possono essere ricondotte a quattro tipologie
3
. La prima, sorta di immagine uffi-
ciale della città diffusa attraverso la rappresentazione cartografica dagli anni set-
tanta del Cinquecento fino a metà del Seicento, è costituita dalla pianta topogra-
fica disegnata dal pittore Giovanni Caracha e incisa su legno da Giovanni Crie-
gher nel 1572. In essa la scelta tecnica della prospettiva a volo d’uccello consen-




