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nelle cronache. Al Gonin è stato attribuito anche un altro dipinto, di dimensioni
identiche al precedente, che raffigura un episodio fino a questo momento trascu-
rato dagli artisti e dagli illustratori, ma ampiamente commentato dalle fonti già a
partire dalla cronaca di Tarizzo. Si tratta del trionfale ingresso in città di Vittorio
Amedeo II e del principe Eugenio, accolti sulla scalinata del duomo dai rappre-
sentanti della municipalità e dal vescovo Vibò, prima della solenne intonazione
del
Te Deum
. La dimensione corale dell’evento è accresciuta dalle ali di folla
assiepata sul primo piano, dal profilo della piazza con i casamenti parati a festa su
cui svettano la facciata della cattedrale e il campanile, qui incongruamente prov-
visto della cella campanaria progettata da Juvarra nel 1722
71
. Per la prima volta il
significato simbolico della battaglia di Torino sembra piegare decisamente verso
una lettura in chiave patriottica e risorgimentale, seguendo in questo il destino
della fortuna storica e letteraria del principe Eugenio
72
. Emergono intanto i desti-
ni dei nuovi protagonisti del popolo, e in particolare «Uno d’Andorno per nome
Pietro Mica, il quale avvedutosi dal crolar de la terra, che i francesi erano in atto
di rompere, e di far qualche progresso, data di piglio ad una micchia accesa, diede
fuoco alla Mina, e con il volontario sacrificio della sua vita, fece vedere quel, che
possa nel cuor d’uno, benché ignobile di nascita, il desio dell’onore, e l’affetto alla
patria, e al suo Principe»
73
.
Con queste parole il volumetto di Tarizzo consegnava alla storia il gesto eroico
compiuto da Pietro Micca nella notte tra il 29 e il 30 agosto del 1706. Può darsi
che, come già suggeriva Antonio Manno nel 1878, il sacerdote Tarizzo, che lavo-
rava su commissione del Comune, avesse voluto esaltare il contributo di Micca
in omaggio a quello, largamente anomimo, dato dagli abitanti di Torino e dai
suoi organi di governo; la controversa vicenda della menzione registrata nell’e-
dizione torinese del
Journal
di Solaro della Margarita mostra comunque come
nel corso dell’Ottocento la costruzione del mito vada di pari passo a un proces-
so di non banale revisione e interpretazione delle fonti storiche
74
. Per gli anni in
cui lo scultore Giuseppe Bogliani andava compiendo il grande monumento in
bronzo dell’arsenale, commissionato da Carlo Alberto nel 1834, fanno testo il
racconto di Louise Lemercier, edito nel 1830, e forse anche le infuocate pagine
della
Storia d’Italia
di Carlo Botta, di poco successive: «Al romore la città tutta
destossi e si scosse; accorsero le guardie, lo scompigliato muro con più soldati
assicurarono. Torino fu salvo quel giorno; perché se non era del generoso Biel-
lese, nissun Eugenio, né nissun Vittorio Amedeo il salvavano e l’opera loro veni-
va indarno. Da lui la corona ducale fu conservata e la regia posta in capo ai prin-
cipi di Savoia»
75
. Un punto di vista che emerge, con diversa angolatura, dai vasti
programmi di restauro e riarredo promossi da Carlo Alberto. Nel 1842 entra a
Palazzo Reale una tela del fiorentino Giulio Piatti con
Pietro Micca nell’atto di
71
Le due opere sono attualmente in una collezione privata torinese. Se si esclude l’uso a illustrazione di pubblica-
zioni di storia locale sono inedite, ed è in corso la trattativa per l’acquisto da parte della Città di Torino per le colle-
zioni della GAM. Traggo le notizie dalla scheda scientifica compilata da A
LBERTO
C
OTTINO
,
Scheda di studio di due
dipinti di Francesco Gonin (Torino, 1808-Giaveno, 1889)
. Le tele hanno le stesse dimensioni (185x270 cm); la prima,
firmata, datata e ricordata nel diario manoscritto del pittore che si conserva alla GAM di Torino, fu esposta nel 1852
(
Catalogo degli oggetti ammessi alla pubblica esposizione procurata dalla Società Promotrice delle Belle Arti in Torino
l’anno 1852
, p. 20, n. 228) e menzionata in alcuni studi successivi (si veda la scheda biografica di Maria Cristina Goz-
zoli in E. C
ASTELNUOVO
, M. R
OSCI
(a cura di),
Cultura figurativa e architettonica negli Stati del Re di Sardegna
cit.,
III, p. 1449 e F
RANCA
D
ALMASSO
, R
OSANNA
M
AGGIO
S
ERRA
,
Francesco Gonin 1808-1889
, Torino: Musei Civici, 1991,
catalogo della mostra, pp. 153-154); della seconda, di qualità meno alta, non si hanno citazioni.
72
Si veda in proposito la premessa di Giuseppe Ricuperati a D
EREK
M
C
K
AY
,
Eugenio di Savoia: ritratto di un con-
dottiero
, Torino: Sei, 2003.
73
F.A. T
ARIZZO
,
Ragguaglio istorico dell’assedio, difesa e liberazione della Città di Torino
cit., p. 59.
74
A. M
ANNO
,
Relazione e documenti sull’assedio di Torino nel 1706
cit., pp. 539-547 e I
D
.,
Sull’assedio di Torino
del 1706. Ricerche storiche
,
ibid
., XIX (1880), pp. 527-595.
75
L
OUISE
L
EMERCIER
,
Pietro Micca ou le siège de Turin sous le règne de Victor-Amédée II
, Torino: Chiara, 1830,
dove l’edizione torinese modifica significativamente il titolo della contemporanea edizione parigina,
Victor-
Amédée ou le siège de Turin
; C
ARLO
B
OTTA
,
Storia d’Italia continuata da quella del Guicciardini sino al 1789
, Capo-
lago: Tipografia e libreria elvetica, 1835, p. 895.




