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ti strategici, tattici e logistici della campagna»
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– e anche se in quel caso, per man-
canza di mezzi, si finì per non farne niente, è chiaro che per i generali si trattava
di un eccellente esercizio.
Da presidente dell’Hofkriegsrat, Eugenio dovette abituarsi a padroneggiare tutti
gli aspetti della guerra, compresi quelli politici e finanziari. Così, nell’inverno che
precedette la campagna del 1706 lo vediamo girare all’esercito in Italia 200.000
fiorini da riscuotere su un credito inglese aperto a Venezia, poi altri 100.000 duca-
ti da riscuotere sempre a Venezia, e preannunciare al comandante sul posto una
nuova cambiale per altri 100.000 ducati, insieme con istruzioni su quale percen-
tuale della somma dovesse venire impiegata per l’acquisto di vettovaglie e quale
tenuta in serbo in attesa di ulteriori istruzioni
23
. Qualche anno dopo, in prepara-
zione della campagna del 1716 contro i turchi, lo vediamo prendere contatti per-
sonalmente con il banchiere Oppenheimer, il più grande appaltatore austriaco di
forniture militari, e concludere un contratto dettagliato, che prevedeva la fornitu-
ra quotidiana «di 101.000 razioni di pane da un chilo l’una e 44.000 razioni di
biada», specificando tempi e luoghi di consegna per la durata dell’intera campa-
gna
24
. Tutta un’attività finanziaria e logistica, insomma, grazie alla quale il princi-
pe possedeva il quadro completo delle risorse disponibili per l’esercito che avreb-
be comandato personalmente di lì a pochi mesi.
Non meno significativa è la visione complessiva, europea se non mondiale, che
Eugenio in quanto presidente dell’Hofkriegsrat si trovò ad avere delle operazio-
ni militari. Così, fra l’autunno 1705 e la tarda primavera del 1706, prima di par-
tire da Vienna per riprendere il comando in Italia, la sua corrispondenza lo rive-
la in fitta discussione con l’imperatore, con il duca di Marlborough e con il pre-
tendente al trono di Spagna, Carlo d’Asburgo, circa l’opportunità di proseguire
le operazioni dell’esercito coalizzato in Spagna fino a prendere Barcellona, far
entrare una flotta anglo-olandese nel Mediterraneo per soccorrere il duca di
Savoia con uno sbarco dal mare, intimidire la repubblica di Genova e il grandu-
cato di Toscana costringendoli a pagare un contributo finanziario, e addirittura
montare un’invasione anfibia del regno di Napoli: una trama vertiginosa di cui
poi non si realizzò quasi nulla, ma che ci dà l’idea del quadro complesso in cui si
inseriva un’operazione di apparente semplicità come quella che nell’estate succes-
siva portò poi al trionfo di Torino
25
.
CONCLUSIONE
Ci sono, naturalmente, molti altri aspetti della vita del principe Eugenio su cui si
potrebbe riflettere. Come ogni generazione, anche la sua visse a cavallo fra due
epoche, ed è sorprendente quanto di tardomedievale ci fosse ancora nel mondo
d’un giovane principe che si presentò all’imperatore Leopoldo chiedendo di
poter entrare al suo servizio con un’elegante supplica in latino, ricevette in rega-
lo dal duca di Lorena un paio di speroni d’oro alla conclusione della sua prima
campagna, e si mantenne per diversi anni grazie alle rendite di due abbazie di cui
era stato nominato abate commendatario dal papa. Allo stesso mondo premoder-
no appartengono le relazioni cavalleresche che si usava allora mantenere, anche
durante le campagne, con i generali nemici: all’assedio di Tolone, nella calura del-
l’estate provenzale, il comandante della guarnigione francese spediva ogni giorno
22
C. P
AOLETTI
,
Il principe Eugenio di Savoia
cit., p. 138.
23
Ibid
., p. 280 e sgg.
24
Ibid
., p. 476.
25
N. H
ENDERSON
,
Eugenio di Savoia
cit., pp. 170-171; C. P
AOLETTI
,
Il principe Eugenio di Savoia
cit., pp. 294-295.




