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li sono giusti (perché i dati forniti dai diversi biografi non si ricalcano esattamen-
te) nel corso della sua carriera il principe fu ferito qualcosa come tredici volte,
abbastanza equamente distribuite nel tempo: la prima ferita risale alla campagna
d’Ungheria del 1684, quando era un colonnello di vent’anni, e la tredicesima alla
battaglia di Belgrado del 1717, che sarebbe poi risultata l’ultima della sua vita.
Ma questo approccio statistico e l’uso di un termine sanitario tutto sommato ras-
sicurante come ferita (giacché si usa fare una bella differenza, in guerra, fra il
computo dei morti e quello dei semplici feriti) non deve farci sottovalutare l’im-
patto di quest’esperienza su un corpo che per tredici volte fu traumatizzato nel
corso d’un’azione violenta. Che cosa volessero dire, almeno nei casi più gravi,
queste ferite, e quanta fatica facesse il corpo a recuperare appare con cruda evi-
denza se consideriamo più da vicino, ad esempio, la ferita di moschetto al ginoc-
chio ricevuta da Eugenio nell’agosto 1688 sotto Belgrado. Una lettera da Vienna
la riferiva così al duca di Savoia: «Il principe Eugenio il 29 del passato, verso le
Claude Du Bosc,
The battle of Chiari
, acquaforte, in
John Campbell,
The military history of the late Prince
Eugène of Savoy and of the late John Duke of Marlbo-
rough [...]
(BCT, 413 A 64, dopo p. 82).




