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sulle montagne senza tale convoglio e senza denaro, e simile fu la sua marcia per

liberare Torino: non c’è che servirsi di lui e il problema è risolto”»

12

.

La campagna del 1704

. Guerra di manovra, dunque, quella di Eugenio, condotta

così abilmente da ottenere vantaggi strategici anche di fronte a forze superiori –

mentre a parità di forze l’esito cercato dal principe, e spesso ottenuto, era la bat-

taglia di annientamento, quella capace di cambiare da sola i rapporti di forze e

mutare il corso della guerra. Ne offre un esempio memorabile la campagna del

1704, conclusasi con la grande vittoria di Blenheim. Era la prima volta che Euge-

nio si trovava a comandare le truppe imperiali sul fronte tedesco, in una situazio-

ne scomoda che le due guerre mondiali ci hanno reso di nuovo familiare: quella di

un esercito di coalizione in cui ciascun contingente è al comando d’un proprio

generale, non c’è un comandante supremo in grado di imporre la propria volontà,

e le decisioni strategiche sono soggette a pressioni politiche contrastanti da parte

di governi alleati sì, ma diffidenti l’uno dell’altro. Gli storici hanno certamente

ragione a celebrare come un fatto più unico che raro l’intesa personale subito scat-

tata fra Eugenio e Marlborough in queste circostanze poco promettenti, la pron-

tezza con cui ognuno dei due condivise e fece proprie le intuizioni dell’altro, e la

generosità con cui entrambi riconobbero i meriti dell’alleato dopo il trionfo fina-

le. (Generosità peraltro non condivisa dai rispettivi biografi, giacché sia quelli di

Eugenio, sia quelli di Marlborough sono comunque persuasi che sia stato il loro

eroe il vero regista della campagna, e l’altro tutt’al più un bravo comprimario).

In ogni caso la campagna del 1704 è davvero magistrale, sia come concezione sia

come esecuzione. Il problema che si poneva ai generali coalizzati era, in sostanza,

questo. Le armate di Luigi XIV erano all’attacco lungo tutto il fronte, nelle Fian-

dre, nell’area fra Reno e Mosella e più a sud, sull’alto Danubio, in Baviera. Nelle

prime due aree le forze della coalizione erano a mala pena sufficienti per tener

testa alla pressione francese, ma il fronte della Baviera, il cui elettore aveva appe-

na tradito gli Asburgo alleandosi al Re Sole, era paurosamente scoperto: di lì, i

marescialli di Luigi XIV si preparavano a raggiungere Vienna, per costringere

l’imperatore Leopoldo a chiedere la pace. Quasi miracolosamente, Eugenio e

Marlborough non solo si trovarono d’accordo che occorreva trasferire il grosso

delle forze dalle Fiandre alla Baviera, a costo di scoprire gli altri fronti, ma riusci-

rono a convincerne le autorità politiche da cui dipendevano, in particolare quel-

le olandesi, comprensibilmente riluttanti; con una marcia straordinaria, condus-

sero i loro eserciti verso sud in modo tale da ingannare i francesi, che fino all’ul-

timo credettero a un concentramento sulla Mosella; e quando si ricongiunsero

davanti all’armata franco-bavarese, trincerata attorno al villaggio di Blindheim

(Blenheim nella grafia inglese), diedero una battaglia di annientamento che si tra-

dusse nella più grande catastrofe, per numero di morti e prigionieri, mai subita

da un esercito di Luigi XIV. Alla fine della campagna, la minaccia nemica su Vien-

na era svanita, la Baviera era occupata e devastata dai coalizzati, l’elettore costret-

to in esilio e la bilancia delle forze militari impegnate sul fronte tedesco alterata

per sempre a favore della coalizione.

Le campagne del 1705-1706

. Nel loro insieme, la campagna del 1697 contro i tur-

chi in Ungheria, quelle del 1701-1702 contro i franco-spagnoli in Italia e quella

del 1704 contro i francesi in Germania offrono un quadro esauriente delle capa-

cità militari del principe Eugenio, e ci permettono di riconoscere il suo stile nelle

due campagne che qui più ci interessano: quelle del 1705-1706 che si conclusero

con il trionfo di Torino. Sulla carta, la situazione era un po’ più promettente di

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Citato da N. H

ENDERSON

,

Eugenio di Savoia

cit., p. 237.

Le Duc de Marloboroug. Milord Churchill, Duc de

Marloboroug chevalier de l’Ordre de la Jarretiere, et

Generalissime des Armées d’Angleterre et de Hol-

land

, incisione in rame (ASCT,

Nuove acquisizioni

).