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Mustafà II e il suo Gran Visir, l’obiettivo era di difendere l’Ungheria e arrivare
imbattuti a una pace favorevole, mentre per il duca d’Orléans e i suoi marescial-
li, nove anni dopo, si tratterà di mantenere le posizioni intorno a Torino fino alla
conclusione vittoriosa dell’assedio. Nella campagna d’Ungheria, esattamente
come avrebbe poi fatto a Torino, Eugenio manovrò in modo tale da sorprendere
l’esercito nemico in una posizione critica e attaccarlo dal suo lato più debole,
schiacciandolo contro un ostacolo geografico insuperabile, in questo caso il fiume
Tibisco. Il risultato immediato fu la distruzione dell’esercito turco, e la morte del
Gran Visir; quello a medio termine la pace di Karlowitz con cui la Porta fu
costretta a cedere all’Asburgo l’intera Ungheria e la Transilvania.
La campagna del 1701-1702
. Altrettanto istruttivo, per comprendere il modo in
cui Eugenio pianificò le campagne del 1705-1706, è il confronto con la sua pre-
cedente campagna italiana, quella combattuta quasi senza interruzione lungo il
1701 e il 1702, senza neppure la consueta sosta di riposo invernale. Era la prima
volta che Eugenio si trovava a operare in Italia senza l’ingombrante tutela del
cugino Vittorio Amedeo, che nel frattempo era passato dall’altra parte, e dunque
con le mani interamente libere (a parte gli innumerevoli disgusti causati dall’in-
decisione del governo di Vienna, dall’insufficienza delle risorse disponibili e dal-
l’inefficienza dell’amministrazione che le gestiva). Benché non si sia conclusa con
una vittoria decisiva, questa è una delle campagne in cui emerge più nettamente
Levée du siege de Coni ville de Piemont
, in Jean
Dumont,
Histoire militaire du prince Eugène de
Savoye, du prince et duc de Marlborough [...]
(BCT 413
D 3, vol. II, dopo p. XXVI).




