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manovrare fra l’Adda e il Serio senza concludere molto, e finalmente, incomben-

do l’autunno, ripiegò sul Bresciano. Era la prima campagna fallimentare combat-

tuta da Eugenio, da quando gli era stata affidata l’intera responsabilità d’un tea-

tro di guerra, e le conseguenze non mancarono di farsi sentire: a ottobre, La

Feuillade cominciò le prime operazioni dell’assedio di Torino. L’assedio d’una

grande città, per fortuna, era una faccenda lunga, ma la campagna del 1706 sareb-

be stata l’ultima occasione: se Eugenio non fosse riuscito a far meglio, non ce ne

sarebbe stata un’altra.

E la campagna del 1706 cominciò ancor peggio: il 19 aprile, in assenza del prin-

cipe che non era ancora tornato da Vienna, Vendôme attaccò l’esercito imperiale

acquartierato nel Bresciano e lo mise in rotta a Calcinato. I francesi furono così

liberi di spingere avanti le loro posizioni fino all’Adige e cominciarono a fortifi-

carlo con una palizzata e un fossato, per impedire alle nuove forze radunate da

Eugenio di sboccare nella pianura padana. Il principe impiegò molto tempo per

ricostituire il suo esercito e si mosse tardi, ai primi giorni di luglio; ma nei due

mesi che seguirono non sbagliò più una mossa. Con una serie magistrale di finte

riuscì ad attraversare l’Adige sotto il naso dei francesi; poi, anziché marciare verso

occidente come aveva fatto nel 1701, piegò verso sud-est, dove nessuno lo cerca-

va, passò indisturbato il Po a Polesella e proseguì attraverso l’Emilia sulla riva

destra del grande fiume, avendo risolto con quel solo colpo il problema d’attra-

versare uno dopo l’altro gli affluenti del Po, che è sempre stato (e lo sarà ancora

nel Risorgimento) il gran problema delle guerre combattute nella pianura pada-

na. I francesi tentarono ancora in tutti i modi di intercettarlo, ma non lo acchiap-

parono più: il 31 agosto l’esercito di Eugenio si ricongiungeva a Villastellone con

le forze di Vittorio Amedeo II.

Rimaneva il problema d’affrontare nei suoi trinceramenti, che erano fortissimi,

l’esercito francese impegnato nell’assedio di Torino. C’era un solo punto debole

nelle linee fortificate, a ovest, fra la Dora e la Stura, in direzione della Francia, da

dove i marescialli francesi davano per scontato di non poter essere attaccati. A

dirlo oggi sembra ovvio, ma che Eugenio si sia proposto di attraversare con l’e-

sercito il Po e la Dora sotto il loro naso e attaccarli proprio lì, dove in caso di

sconfitta non avrebbe avuto possibilità di ritirata, è una concezione di un’audacia

che rasenta la temerarietà. Evidentemente era convinto di poterci riuscire e ci riu-

scì: preso alla rovescia, l’esercito francese rischiò d’essere buttato nel Po, e lo

evitò solo liquefacendosi in una marea di disertori e fuggiaschi, e abbandonando

al nemico tutti i suoi magazzini, i suoi cannoni, la cassa e più di 5000 prigionieri.

La sera stessa, i due principi cugini assistevano nel Duomo di Torino all’ennesi-

mo

Te Deum

.

FRA LA POLVERE DELLA BATTAGLIA E LO HOFKRIEGSRAT

Fin qui abbiamo compilato la statistica, piuttosto eloquente, dei risultati ottenuti

da Eugenio in battaglia campale, e cercato di dare un’idea dello stile con cui con-

cepiva e realizzava le sue campagne. Ma per capire fino in fondo come si plasmò

la personalità di Eugenio attraverso trentacinque anni di vita militare è necessa-

rio considerare anche altri punti di vista. Nel corso della sua carriera, il principe

non rimase estraneo a nessun aspetto dell’attività bellica, dalla brutale fisicità del

combattimento alla rarefazione intellettuale della pianificazione a tavolino. Euge-

nio aveva combattuto la sua prima campagna come ufficiale di cavalleria e la

seconda come comandante di un reggimento di dragoni, e per tutta la vita conti-

nuò a comandare i suoi eserciti a cavallo e con la sciabola in pugno, in mezzo ai

suoi soldati e condividendone fino in fondo la fatica e i pericoli. Se i nostri calco-

Bataille de Chiari donnée le 1 Septembre 1701

,

Batail-

le de Luzzara donnée le 15 d’Août 1702

e

Bataille de

Cassano donnée le 16 d’Août 1705

, in Jean Dumont,

Histoire militaire du prince Eugène de Savoye, du

prince et duc de Marlborough [...]

(BCT, 413 D 3, vol. I,

pp. 9, 17 e 39).