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rifiuto, la settimana dopo andò a chiedere un brevetto da ufficiale al re: «il prin-
cipe di Conti l’ha presentato al Re a cui il detto principe Eugenio ha chiamato
impiego», scrive ancora il La Marmora nel suo pittoresco italo-piemontese, «ma
non si è sentita risposta alcuna»
8
. Luigi XIV, di cui è nota l’ingratitudine nei con-
fronti delle amanti dismesse, non sapeva che farsene dell’abatino dal fisico sgra-
ziato e dalle abitudini chiacchierate; e del resto, non si capisce perché avrebbe
dovuto fare uno sgarbo alla contessa vedova di Soissons sostenendo nel suo colpo
di testa quel nipotino ingrato. Col senno di poi, innumerevoli storici gli hanno
rimproverato questo rifiuto, riconoscendovi uno degli errori di valutazione più
catastrofici del suo regno.
UNA VITA DA SOLDATO
Cinque mesi dopo l’insuccesso della richiesta presentata al re, alla fine di luglio
1683, il principe Eugenio partiva in abito femminile insieme al principe di Conti
per andare ad arruolarsi nell’esercito imperiale che difendeva Vienna assediata
dai turchi. Al di là dell’esecuzione romantica, il piano era certamente premedita-
to e almeno da parte di Eugenio non era privo di un qualche fondamento: uno
dei suoi fratelli maggiori, Luigi Giulio, era già al servizio austriaco e l’imperatore
Leopoldo gli aveva dato un reggimento. Ma poco prima che i due ragazzi partis-
sero, anzi secondo qualcuno il giorno stesso
9
, giunse a Parigi la notizia che Luigi
Giulio era stato ucciso in battaglia sotto le mura di Vienna. È difficile dire, giac-
ché sappiamo così poco di Eugenio, se questa morte abbia fatto scorrere un bri-
vido lungo la sua schiena, o piuttosto non gli abbia fatto concludere freddamen-
te che a questo punto le sue
chances
di essere bene accolto dall’imperatore si
erano ancora accresciute, sicché era proprio il momento di afferrare l’occasione.
Con la fuga da Parigi e l’arruolamento come ufficiale nella cavalleria austriaca, in
quell’estate del 1683 così gravida di grandi avvenimenti, il destino del principe
non ancora ventenne cambiò drasticamente. Il nome che portava, unito al talen-
to e alla passione che subito dimostrò per il mestiere delle armi, gli garantì come
d’uso una fulminea carriera: alla fine della campagna del 1683, in mezzo all’entu-
8
C. P
AOLETTI
,
Il principe Eugenio di Savoia
cit., p. 21.
9
Così il La Marmora, per cui «il lunedì scorso (26 luglio) arrivò qui la nuova della morte del Sig. Cav. di Savoia;
e lo stesso giorno sulle hore 10 della sera partirono in posta» (
ibid
., p. 21).
Prospect der Hauptstadt Turin in Savoyen
, incisione
in rame, 1720 circa (ASCT,
Collezione Simeom
, D 151)
.




