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pe Eugenio», ma gli ufficiali del suo collega Marlborough, con cui divise per

anni il comando degli eserciti coalizzati nelle Fiandre, pare lo chiamassero «il

vecchio principe italiano», e anche Jonathan Swift trovò in lui «quella crudeltà

della quale si accusano talora gli italiani» (un problema su cui torneremo: ma

Swift era un libellista al servizio del partito

tory

, che si opponeva alla guerra sul

continente e detestava Eugenio quasi quanto odiava Marlborough). Un altro

avversario politico, il ministro inglese St. John, lo chiamò invece con disprezzo

«un miserabile generale tedesco»

2

. A ben vedere, tutti questi esempi dimostrano

semplicemente quanto l’appartenenza nazionale fosse usata, allora, come un’ar-

ma per insultare o per adulare, e non si può non ammirare l’indifferenza di

Eugenio che parlava con la stessa disinvoltura francese, italiano e (forse un po’

meno) tedesco, e si firmava tanto «Eugène de Savoie» quanto «Eugenio von

Savoy»

3

.

E del resto era nato e cresciuto in una situazione familiare e sociale che pareva

fatta apposta per creare un’identità multipla e ambigua. Il padre era un Savoia-

Carignano (figlio del famoso principe Tommaso che aveva combattuto Madama

Reale e per matrimonio era poi diventato un principe francese, ricevendo in dote

la contea di Soissons); generale al servizio di Luigi XIV, morì presto, quando

Eugenio aveva dieci anni. La madre, Olimpia Mancini, era la più famosa delle

mazarinettes

, la pleiade di nipotine italiane che il cardinale Mazzarino aveva fatto

venire da Roma e introdotto, con divertimento oppure scandalo di molti, nella

più alta società francese. La più famosa anche perché era stata una delle prime

amanti del giovanissimo Luigi XIV e quasi certamente aveva mirato a sposarlo,

prima che lo zio cardinale, politico prudente e consapevole che tutto ha un limi-

te, decidesse di accasarla con il Savoia.

L’hôtel de Soissons era diventato, da allora, uno dei centri della vita mondana

parigina. Nonostante il cattolicesimo controriformista che ufficialmente regnava

in Francia e la crescente bigotteria d’un re non più giovane, la società aristocrati-

ca di Parigi e Versailles aveva abitudini sessuali estremamente libere. Come ricor-

da un’analisi recente della corte di Luigi XIV, il fratello del re,

Monsieur

, pratica-

va la sua omosessualità «notoriamente e sotto gli occhi di tutti», e intorno a lui «si

indovina tutto un

milieu

di giovanotti dalla personalità indecisa, l’abate di Choi-

sy o il futuro principe Eugenio, di cui nulla lascia ancora indovinare i talenti guer-

rieri. Madama Palatina, ben collocata per giudicare, non si peritò di intrattenere

i suoi corrispondenti su questa popolazione spesso poco discreta»

4

.

I biografi si sono sforzati di attribuire alla cattiveria della Palatina, e magari a una

sua personale antipatia per Eugenio, i dettagli più scabrosi che emergono dalla

sua corrispondenza, dalle orge in abito femminile al soprannome di «Madame

l’Ancienne» – pseudonimo, a quanto pare, di una famosa prostituta

5

– con cui il

ragazzo sarebbe stato conosciuto in certe cerchie; qui faremo sommessamente

notare che per i criteri di oggi il modo in cui ciascuno interpreta la propria ses-

sualità non dovrebbe in ogni caso costituire motivo di imbarazzo o di scandalo.

È un fatto, comunque, che quando Eugenio, a vent’anni, scappò da Parigi per

andare a combattere i turchi, si scelse come compagno d’avventura un giovane

principe di Conti, figlio anche lui d’una

mazarinette

, il quale era stato implicato

2

Il giudizio di V

OLTAIRE

è in

Il secolo di Luigi XIV

, Torino: Einaudi, 1971, p. 199. La frase «il vecchio principe

italiano» è riportata da N. H

ENDERSON

,

Eugenio di Savoia

cit., p. 217, con rimando a uno storico ottocentesco, il

von Noorden, e da C. P

AOLETTI

,

Il principe Eugenio di Savoia

cit., p. 444, senza citazione della fonte; per Swift e

per St. John, ancora N. H

ENDERSON

,

Eugenio di Savoia

cit., pp. 274 e 282.

3

«Che non era il tentativo di riassumere la sua vita in un miscuglio di italiano, tedesco e francese, ma il risultato

dell’errata convinzione che questa fosse la forma tedesca corretta»: D. M

C

K

AY

,

Eugenio di Savoia

cit., p. 247.

4

O

LIVIER

C

HALINE

,

Le règne de Louis XIV

, Paris: Flammarion, 2005, p. 85.

5

F. H

ERRE

,

Eugenio di Savoia

cit., p. 19.