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fra Vittorio Amedeo e Luigi XIV. Il resto della guerra sarebbe trascorso in ope-
razioni minori lungo lo spartiacque alpino, che valsero qualche limitato guada-
gno territoriale, ma non ottennero la liberazione della Savoia e della contea di
Nizza. La guerra tra Vittorio Amedeo e Luigi XIV aveva raggiunto una fase di
stallo, poi rispecchiata dalle clausole del trattato di Utrecht, che si sarebbe limi-
tato a restituire ai Savoia le terre occupate nel corso della guerra e a incremen-
tare di poco i territori piemontesi con lo spostamento dei confini lungo la cresta
delle montagne.
Quali furono dunque le implicazioni della battaglia di Torino, una volta termi-
nate le campagne militari in Italia settentrionale nel 1707? A breve termine, essa
pose fine ai combattimenti che avevano infuriato in tutta la regione per oltre
cinque anni dai territori veneziani intorno al lago di Garda – i belligeranti non
mostrarono alcun rispetto per la neutralità di Venezia – fino al Piemonte e alle
Alpi occidentali. La pace diede respiro alle popolazioni martoriate dalla guer-
ra, respiro presto controbilanciato dalle esazioni dei rappresentanti dell’impe-
ratore. In breve tempo, dopo la vittoria, essi arrivarono in Italia per raccoglie-
re le imposizioni di guerra e i tributi feudali dai vassalli nel Reichsitalien, inter-
pretandone i confini in termini generosi, fino a includere la Toscana e parte
dello stato pontificio. Qui diventa chiaro il significato a lungo termine della bat-
taglia di Torino. Mentre la vittoria liberò il Piemonte dall’occupazione e garantì
allo stato sabaudo di non essere inghiottito dalla monarchia francese, essa fece
anche della casa d’Asburgo la potenza dominante nella penisola italiana, con
ambizioni territoriali ad ampio raggio diametralmente opposte a quelle di casa
Savoia.
Le discordie fra Vittorio Amedeo e l’imperatore dopo il 1706 erano la conse-
guenza inevitabile della vittoria condivisa. Nelle controversie che seguirono Vit-
torio Amedeo guardò al governo inglese come contrappeso all’Austria. Questa
collaborazione, iniziata negli anni novanta del Seicento, rinnovata dopo il 1703,
e ora segnata da relazioni diplomatiche ancora più strette, diede il via a un’inte-
sa anglo-sabauda che sarebbe durata fino al 1748. Come mediatore a partire dal
1707 in poi, il governo inglese cercò di placare i contrasti fra gli alleati, ma in
questi negoziati si orientò costantemente a favore di Vittorio Amedeo. Dall’ini-
zio della guerra, il governo della regina Anna aveva guardato a lui come a un
fedele alleato e a un patrimonio di grande valore strategico in un teatro di guer-
ra decisivo. C’era molta simpatia nei circoli politici inglesi per il «fidatissimo
duca di Savoia», il cui coraggio nella lotta in condizioni di svantaggio schiaccian-
ti si contrapponeva in maniera lampante all’indolenza e noncuranza della casa
d’Austria. Dal momento in cui divennero alleati, nel 1703, il governo inglese
sostenne quindi le richieste di Vittorio Amedeo che l’imperatore gli fornisse le
truppe e l’assistenza previste dal trattato. La missione del duca di Marlborough
a Vienna alla fine del 1705 segnò il punto più alto della pressione inglese in suo
favore. Dopo la vittoria di Torino, l’appoggio inglese a Vittorio Amedeo crebbe.
Ma tale sostegno non può essere ascritto interamente all’ammirazione per il duca
o a un disinteressato altruismo. Dopo il 1706 la politica inglese sostenne delibe-
ratamente il duca di Savoia come contrappeso alla nascente egemonia austriaca
in Italia, vista con preoccupazione, in quanto capace di alterare gli equilibri della
penisola e di minacciare gli interessi commerciali inglesi nel Mediterraneo.
Durante i negoziati che condussero alla pace di Utrecht il governo della regina
Anna appoggiò con fermezza gli interessi di Vittorio Amedeo. Alla fine, in effet-
ti, questo sostegno andò ben oltre gli stessi desideri del duca allorché ricevette
la corona di Sicilia come dono non richiesto, concessogli dal governo inglese che
cercava di collocare colà l’affidabile alleato come contrappeso alla presenza
Stendardi vecchi e nuovi e uniformi di Infanteria di
S.S.R.M. il Re di Sardegna
e
Artiglieria
, in
Stendardi
vecchi e nuovi [...]
(Torino, BRT, Ms. Mil. 134, fronte-
spizio e p. 9).




