Table of Contents Table of Contents
Previous Page  54 / 336 Next Page
Information
Show Menu
Previous Page 54 / 336 Next Page
Page Background

54

fra Vittorio Amedeo e Luigi XIV. Il resto della guerra sarebbe trascorso in ope-

razioni minori lungo lo spartiacque alpino, che valsero qualche limitato guada-

gno territoriale, ma non ottennero la liberazione della Savoia e della contea di

Nizza. La guerra tra Vittorio Amedeo e Luigi XIV aveva raggiunto una fase di

stallo, poi rispecchiata dalle clausole del trattato di Utrecht, che si sarebbe limi-

tato a restituire ai Savoia le terre occupate nel corso della guerra e a incremen-

tare di poco i territori piemontesi con lo spostamento dei confini lungo la cresta

delle montagne.

Quali furono dunque le implicazioni della battaglia di Torino, una volta termi-

nate le campagne militari in Italia settentrionale nel 1707? A breve termine, essa

pose fine ai combattimenti che avevano infuriato in tutta la regione per oltre

cinque anni dai territori veneziani intorno al lago di Garda – i belligeranti non

mostrarono alcun rispetto per la neutralità di Venezia – fino al Piemonte e alle

Alpi occidentali. La pace diede respiro alle popolazioni martoriate dalla guer-

ra, respiro presto controbilanciato dalle esazioni dei rappresentanti dell’impe-

ratore. In breve tempo, dopo la vittoria, essi arrivarono in Italia per raccoglie-

re le imposizioni di guerra e i tributi feudali dai vassalli nel Reichsitalien, inter-

pretandone i confini in termini generosi, fino a includere la Toscana e parte

dello stato pontificio. Qui diventa chiaro il significato a lungo termine della bat-

taglia di Torino. Mentre la vittoria liberò il Piemonte dall’occupazione e garantì

allo stato sabaudo di non essere inghiottito dalla monarchia francese, essa fece

anche della casa d’Asburgo la potenza dominante nella penisola italiana, con

ambizioni territoriali ad ampio raggio diametralmente opposte a quelle di casa

Savoia.

Le discordie fra Vittorio Amedeo e l’imperatore dopo il 1706 erano la conse-

guenza inevitabile della vittoria condivisa. Nelle controversie che seguirono Vit-

torio Amedeo guardò al governo inglese come contrappeso all’Austria. Questa

collaborazione, iniziata negli anni novanta del Seicento, rinnovata dopo il 1703,

e ora segnata da relazioni diplomatiche ancora più strette, diede il via a un’inte-

sa anglo-sabauda che sarebbe durata fino al 1748. Come mediatore a partire dal

1707 in poi, il governo inglese cercò di placare i contrasti fra gli alleati, ma in

questi negoziati si orientò costantemente a favore di Vittorio Amedeo. Dall’ini-

zio della guerra, il governo della regina Anna aveva guardato a lui come a un

fedele alleato e a un patrimonio di grande valore strategico in un teatro di guer-

ra decisivo. C’era molta simpatia nei circoli politici inglesi per il «fidatissimo

duca di Savoia», il cui coraggio nella lotta in condizioni di svantaggio schiaccian-

ti si contrapponeva in maniera lampante all’indolenza e noncuranza della casa

d’Austria. Dal momento in cui divennero alleati, nel 1703, il governo inglese

sostenne quindi le richieste di Vittorio Amedeo che l’imperatore gli fornisse le

truppe e l’assistenza previste dal trattato. La missione del duca di Marlborough

a Vienna alla fine del 1705 segnò il punto più alto della pressione inglese in suo

favore. Dopo la vittoria di Torino, l’appoggio inglese a Vittorio Amedeo crebbe.

Ma tale sostegno non può essere ascritto interamente all’ammirazione per il duca

o a un disinteressato altruismo. Dopo il 1706 la politica inglese sostenne delibe-

ratamente il duca di Savoia come contrappeso alla nascente egemonia austriaca

in Italia, vista con preoccupazione, in quanto capace di alterare gli equilibri della

penisola e di minacciare gli interessi commerciali inglesi nel Mediterraneo.

Durante i negoziati che condussero alla pace di Utrecht il governo della regina

Anna appoggiò con fermezza gli interessi di Vittorio Amedeo. Alla fine, in effet-

ti, questo sostegno andò ben oltre gli stessi desideri del duca allorché ricevette

la corona di Sicilia come dono non richiesto, concessogli dal governo inglese che

cercava di collocare colà l’affidabile alleato come contrappeso alla presenza

Stendardi vecchi e nuovi e uniformi di Infanteria di

S.S.R.M. il Re di Sardegna

e

Artiglieria

, in

Stendardi

vecchi e nuovi [...]

(Torino, BRT, Ms. Mil. 134, fronte-

spizio e p. 9).